Internet e il dilemma del best effort

di alex il 3 ottobre 2011

Oggi la Commissione Ue ha aperto due consultazioni pubbliche, con un discorso molto accorato del commissario Neelie Kroes.

Tra i temi, la questione della neutralità della rete. Kroes dice che deve essere tutelato il best effort, cioè l’accesso a internet senza qualità garantita degli specifici servizi. Tutti devono poter accedere a servizi evoluti con qualità assicurata e questi non devono minacciare la normale Internet. Insomma, se nascerà un servizio di videoconferenze familiari, per esempio, grazie a un accordo diretto tra il fornitore e l’operatore banda larga, ci devono essere due condizioni. L’operatore deve permettere lo stesso anche ad altri fornitori e comunque l’accesso a tutti gli utenti (magari a fronte di un canone aggiuntivo, ma l’opzione deve essere data). Questo servizio non deve fare concorrenza distruttiva a servizi della internet best effort.

Questo è il punto più delicato perché già è molto difficile stabilire che cosa faccia concorrenza adesso; figuriamoci in prospettiva. Intendo: finora internet si è sviluppata con innovazioni successive, prima inesistenti e anche difficilmente immaginabili, e sempre forniti in “best effort”. Il fornitore non faceva insomma accordi end-to-end con l’operatore dell’utente ma solo con intermediari (tipo Akamai, gestori di reti di distribuizione internazionali, che si avvicino all’utente ma non gli entrano in casa). Un servizio basato su un collegamento diretto, prioritario, con l’utente sarà molto migliore degli altri. Adesso immaginiamo che nasca un servizio innovativo che non abbia confronti con l’esistente e che, per la prima volta nella storia di internet, sia in modalità “prioritizzata” (non best effort).

Nessuno lo vedrà in concorrenza con i servizi già disponibili, ma impedirà la nascita di un suo analogo in best effort. Insomma, d’innovazione in innovazione c’è il rischio che l’internet come la conosciamo noi resti al palo e ci ritroveremo solo quella con servizi basati su accordi diretti tra operatore e fornitore. Il rischio è di snaturare internet; d’altra parte, quelli che sostengono quest’evoluzione ritengono che così si rilanciano innovazione e investimenti (gli operatori trovano un modo di guadagnare dagli accordi). Non ho la ricetta pronta su che cosa sia meglio, solo mi limito a denunciare il rischio e a notare che servono regole condivise, a livello europeo, per evitare i pericoli per la libertà e l’innovazione.

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