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La rivoluzione VoIP scatta da oggi 31 Marzo 2006

Agcom ha fatto in fretta. La delibera è stata messa sul sito qualche minuto fa. Le regole scattano quindi da oggi, anche se certo Agcom darà qualche giorno di tempo agli operatori per adeguarsi.

Rivoluzione VoIP sarà firmata oggi

Alla fine le previsioni erano pessimistiche; sono riusciti a superare i problemi formali di cui vi parlavo e già oggi dovrebbe essere firmata la delibera VOIP (il che vuol dire che sarà pubblicata sul sito probabilmente settimana prossima).

Progetto dal basso per dare la banda larga a tutti 30 Marzo 2006

Non posso che ammirare i cinque ragazzi di Antidigital Divide. Utenti normali, come me e come voi, che con mezzi normali, alla portata di tutti, pian pianino sono arrivati a coronoare un sogno. Portare la banda larga là dove Telecom non arriva. E’ nata infatti la cooperativa Include (da semplice progetto ch era) e tutti possono associarsi per mirare a portare la banda larga nel proprio comune escluso dall?Adsl, attraverso vari provider associati.
Già numerosi i comuni coperti da WiFI grazie a Include e che ricevono offerte simil Adsl.
Una cosa nata solo con l’entusiasmo, dal bisogno di questi ragazzi di avere banda larga. Poi il bisogno personalistico è diventato missione sociale. I ragazzi hanno già ottenuto la banda larga per sé, con il proprio progetto, ma non si sono fermati. Ora pensano agli altri. Un’etica che i nostri politici dovrebbero provare a imitare. Ma chissà, forse è anche una questione di generazioni. Quella dei miei nonni, che hanno fatto la guerra, conosceva più o meno il senso civico, la responsabilità sociale. E’ stata la generazione degli anni ‘70, i figli del boom, gli attuali 40-50 enni, a diffondere opportunismo e individualismo. Ora si prova a ripartire con un diverso piede. Il prossimo passo sarà imporre politici giovani e mandare a casa i matusa, figli di un’era da vedute ristrette (sul proprio personale ombelico e portafogli).

Qui i dettagli su Include.

Per la rivoluzione VoIP si dovrà aspettare il dopo elezioni

Già, è una notizia che mi arriva così da fonti riservate ma vicine alla delibera. La grande rivoluzione del VoIP, di cui parlo anche domani sull’espresso e che potrebbe dare forza al VoIP contro gli interessi dei poteri forti del fisso, sarà rimandata a metà aprile. Il motivo che mi dicono è modifiche formali alla lettera della elibera, nulla di sostanziale. HO però paura che Telecom si sia messa in mezzo e sia riuscita a bloccare tutto fino al dopo elezioni. Così da regolarsi dopo, su un tema così delicato per l’equilibrio del mercato, a seconda di quale sarà lo schieramento vincitore.
La cosa più potente di questa delibera e più pericolosa per Teleocm è l’interoperabilità del VoIP, l’obbligo per i provider di permettere chiamate tutte su IP tra provider diversi. Una cosa cui Telecom si è sempre opposta. E ora forse ha fatto il copo di coda quando ormai i giochi sembravano fatti.

Ci tengo a precisare che questi timori sono frutti di mie riflessioni, pessimistiche (a dirla tutta anche frutto di uno scambio di opinioni con un autorevole collega), e non confermate da nessuna fonte, nemmeno “di corridoio”.

Grazie Masera

Per aver citato il mio pezzo su Jack in edicola, invece TGCom, che probabilmente dle pezzo della Masera è una parafrasi, non cita Jack. Così si fa giornalismo.

Corriere della Sera e Blog 29 Marzo 2006

Masera intervista il direttore del corriere della sera sul tema blog e giornalismo.

Come considera i blog, i siti dedicati all’informazione che anche chi non è giornalista può pubblicare grazie a Internet: una sfida, una minaccia o un’altra moda passeggera?
Sono un pungolo e una miniera per noi giornalisti sempre a caccia di notizie e fonti plurime. Ma osservo che fino adesso non hanno trovato una dimensione economicamente produttiva. O si crea un mercato, oppure restano realtà felicemente anarchiche ma gratuite, fatte di volontariato, che non sono in grado di sfidare i giornali tradizionali.

Per chi aspetta il WiMax

Questa promessa di banda larga per tutti giace in alto mare in Italia. Ne parla bene un pezzo dell’ultimo Corriere delle Comunicazioni. La sperimentazione è stata rimandata (ancora), al 30 dicembre 2006. Il problema è duplice: il passagigo di frequenze (dal min della difesa a quello delle comunicazioni), per fare il Wimax (3,4-3,6 GHz) va a rilento. Con le elezioni imminenti, inoltre, la situazione è di vuoto politico. Per cui stallo. Altrove (Francia e UK, soprattutto) il WiMax è già realtà. Qui siamo stati sfortunati, trovandoci le frequenze già occupate dalla difesa. C’è anche un’incognita: l’itala punterà sul WiMax fisso o su quello successivo, il mobile (802.11e)?
A mio avviso, il mobile sarebbe figo ma almeno bisognerebbe cercare di portare a casa quello fisso, che significherebbe banda larga di qualità (migliore di quella WiFi) dove non c’è l’Adsl.
Quello mobile, poi, sulla banda 3,4-3,6 è una pia illusione: frequenze troppo alte per avere uno straccio di mobilità. L’ideale sarebbe usare un po’ di quelle televisive (UHF) che con lo switch off si vanno a liberare. Ma in quest’Italia la Tv è più importante di Internet. Almeno fosse Tv interattiva, ma sul digitale terrestre la banda di upload è su Pstn, quindi non si superano i 33,6 Kbps. Capirai che interattività.

Codacons alla guerra con Telecom 28 Marzo 2006

Codacons, forse in cerca di fama elettorale, sta cogliendo ogni occasione per fare le pulci a Telecom. In questo caso si schiera contro il raddoppio delle spese di spedizione della bolletta (da 0,17 a 0,37 euro, per cui all’anno sono 2,64 euro contro 1,22 euro). Un piccolo rincaro che per Telecom sono tanti soldi in più: 52 miliardi all’anno, dice Codacons. Chi se la cava con il Web se ne frega del rincaro- consulta la bolletta online e non se la fa mandare a casa (io faccio così). Per il grosso degli italiani, allergici al Web, è un’occasione per vincere le resistenze e imparare. Chissà, magari si può attribuire a Telecom un intento sociale: convincere la gente a mettersi l’Adsl per non pagare le spese rincarate di spedizione. Scherzi a parte, forse su questa voce in bolletta (una delle poche non regolamentate dalle istituzioni) andrebbe data maggiore trasparenza. Così come sui motivi per cui ho ricevuto una bolletta di 85 euro in una casa dove, in quei mesi, la linea non è stata utilizzata per niente. Com’è possibile? Telecom si è presa due mesi di canone anticipati. Tanto per gradire.

Basta salassi se si chiama dall’estero?

La notizia TLC del giorno mi pare questa: Il costo di una telefonata col cellulare mentre ci si trova all’estero, all’interno dell’Unione europea, dovrà essere dimezzato dall’anno prossimo: lo prevede una proposta presentata oggi dalla Commissione europea, con un’iniziativa che potrebbe intaccare fortemente i guadagni degli operatori. Era cosa prevista, ma adesso prende forma, anche se probabilmente diventerà realtà solo a giugno (se tutto va bene). In realtà, mi sorprende che gli operatori mobili, nonstante la loro forza, non siano riusciti a bloccare questa cosa che rischia di togliere loro bei quattrini (il 10 per cento delle entrate vengono dal roaming, con profitti che vanno dal 90 al 100 per cento per ogni minuto di chiamata). A febbraio sono stato due volte all’estero e ho speso una fortuna per fare e rispondere alle chiamate. In effetti è uno scandalo, in un’Europa che finge di essere unita. Vodafone dice di non volere queste regole, che è meglio lasciare fare agli operatori; e che ha già lanciato una tariffa, Passport, con cui le chiamate all’estero costano “solo” 1 euro in più (una tantum) rispetto a quella nazionali. Passport mi sembra un grosso passo avanti, la migliore tariffa internazionale, non c’è dubbio; ma 1)La Commissione vuole di più, equiparando le chiamate in UE a quelle domestiche 2)Vodafone si è affrattata a fare quelle tariffe perché ha una presenza in molti Paesi europei; bisogna pensare anche agli utenti degli altri operatori.

Alla base c’è un dilemma di natura tecnica, per il quale mi piacerebbe ascoltare il parere di un ingegnere esperto, tra voi lettori: secondo gli oepratori i costi del roaming sono giustificati, perché la chiamata subisce complessi instradamenti tra i Paesi. Secondo la commissione, invece, sono costi ingiustificati.

Altra gaffe di Berlusconi

Ormai non si contano più. Mo’ pure contro la Cina, per dare sfogo ai suoi deliri anticomunisti (erano i preti che dicevano, negli anni cinquanta, che i comunisti bollivano i bambini). Ha perso un’occasione per criticare la Cina su cose fondate e dire che ci sarebbe l’imbarazzo della scelta. Anche se, sospetto, molte di quelle cose cinesi reali (contro la stampa) Berlusconi sotto sotto sognerebbe di farle anche qui…

Pierino blog

E’ il fenomeno blog del momento, credo; citato da TGCom e subissato di visite (50 mila al mese): sette in condotta riporta decine di note disciplinari ricavate (si dice) dai registri di classe. Matte risate, anche se alcune più che reali sembrano barzelllette (ma il sito dice che sono reali e a volte presenta anche una foto di prova).

Wind, novità tanto per dire 27 Marzo 2006

In un’intervista a Finanza e Mercati, il 25 marzo, Wind dà alcune anticipazioni sul futuro. Tra le “grandi novità” attese, “la metà degli italiani potrà scegliere direttamente Wind-Infostrada senza passare per Telecom”. Al che ho un deja vu tremendo. Ma come, non era una possibilità di attiva da novembre? Non è una grande cosa nemmeno di per sé (Fastweb lo permette già da anni, è solo Wind che è in ritardo e che non fa attivare nuove linee a chi non ha già una linea Telecom almeno da un anno). Ma Wind è in ritardo persino con i suoi stessi annunci!
Possibile che Dal Pino, nuovo Ad di Wind, che ha rilasciato l’intervista, non si è reso conto della gaffe che stava per fare annunciando come novità una cosa che secondo precedenti annunci doveva essere già attiva a novembre?

Battaglia delle frequenze: leggete il Corriere di oggi

Bellissimo pezzo di Mucchetti sul Corriere Economia di oggi. Spiega come in Italia Rai e Mediaset hanno già occupato tutti gli spazi (frequenze) della tv del futuro, quella su digitale terrestre, alla faccia del pluralismo promesso. Il centro destra ha fatto in modo di tenere intatti i poteri forti televisivi anche nel passaggio al digitale. Laddove negli Usa e in UK lo Stato invece si riprenderà le fequenze Tv (bene pubblico mai acquistato dai privati) e le metterà all’asta. Figuriamoci se il magna-magna italiano avrebbe mai permesso questa soluzione democratica! Le speranze ora vengono da Agcom e dal centro sinistra, come in effetti nota il Corriere: è possibile che i piani del centro destra siano rovesciti e si dia spazio a nuovi soggetti televisivi.
Nota a margine: checché ne pensino alcuni blogger che non leggono i giornali (o li leggono male), il grosso del migliore giornalismo tecnologico è fatto su carta, con giornalisti del calibro di De Biase, Fotina, Mucchetti, Caravita. A pensarci bene, online chi c’è soltanto? Punto Informatico e Zambardino (repubblica.it), che qui cito dopo punto solo per ragioni alfabetiche (lo dico se no si arrabbia :) ) ).

Francia vs Apple: un errore in buona o cattiva fede? 26 Marzo 2006

Massimo fa una lucida analisi del fenomeno, segnalando quanto paradossale sia la situazione: la Francia, difendendo i diritti dei consumatori, arriverebbe a fare gli interessi delle major discografiche, a cui non fa piacere il modello di business ideato da Apple (hardware costoso, gli Ipod, a fronte di musica a basso costo che va solo su quei lettori). Come leggerete su Nova di giovedì, infatti, all’industria musicale piace questa decisione della corte francese di obbligare Apple a rendere i file Itunes leggibili su vari lettori. Nel ricordarvi che questo è solo il primo round della legge che recepisce la direttiva europea sul copyright(ora si passa al Senato francese), butto lì un’idea. Mante dice che è un errore in buona fede quello della corte francese. Mi sembra ragionevole pensarla così. Però, però… e se invece si trattasse di un errore in cattiva fede? E’ assurdo pensare che la corte francese stava deliberando sulla scorta di pressioni delle major, nascondendo le vere finalità con l’ideologia (la difesa dei diritti dei consumatori)? Non sarebbe la prima volta che le major riescono a influenzare la legge.

UPDATE
Dimenticavo di segnalare questo pezzo che esprime un’idea vicina a quella di Mantellini

If the legislation passes the French upper house in May then Apple will
have to share its DRM secrets with everyone else so that their rivals can
use the iTunes formats themselves
.

But once they do, will anyone ever again pay 200 pounds for an iPod?

Which is why Apple might hate the French Parliament this week and why they
could very well boycott the entire country before they ever comply with
this law. And, stay or leave, if you listen carefully, can you hear the
sound of French record company executives rubbing their hands in glee?

Due parole sul canone Telecom 25 Marzo 2006

So che sarò impopolare adesso ma non me ne frega niente. Quanto dice il Codacons sull’illegittimità del canone Telecom , in seguito alla sentenza di quel giudice di Pace, è più che ottimistico. E’ Una mossa per farsi pubblicità costruendo castelli di sabbia e alimentando false speranze. Non sarà una sentenza di un giudice di pace a togliere il canone agli italiani. E non perché Telecom l’ha già impugnata e probabilmente la spunterà. Ma perché il canone di Telecom, per quanto possa sembrare odioso, è in linea con quanto avviene in tutto il mondo. Già. Non solo in Europa, anche negli Stati Uniti, patria della liberalizzazione TLC, si paga un canone mensile (una ventina di dollari) a chi ci dà la linea. A prescindere di quanto la si utilizzi. Si può obiettare che il canone di Telecom sia troppo elevato, rispetto alla media europea, per gli utenti business (mentre è in perfetta media per quanto riguarda i consumatori), come risulta dall’ultimo rapporto UE. Ma sperare che il canone sia abrogato, proprio in Italia mentre nel resto del mondo sussiste, beh è da illusi. Piuttosto, bisogna concentrare l’attenzione e gli sforzi sulle alternative al canone Telecom. L’unbundling. Le Adsl nude, che fra poco subiranno un rincaro per via di una certa delibera Agcom. La preselezione con il wholesale rental (bolletta unica), che non è decollato per via di un problema regolatorio di cui un giorno vorrò scrivere. Vanno ignorate le associazioni che distolgono l’attenzione dai veri temi pur di farsi pubblicità.

Bene Windows a rimandare Vista 24 Marzo 2006

Pensatela come volete, ma secondo me Microsoft ci fa un’ottima figura a rimandare Vista. Perde le feste natalizie (che, vabeh, non credo incidano molto sulle vendite di un sistema operativo), perde punti in borsa e il tutto per che cosa? Per uscire quando il prodotto sarà migliore. Per non prendere (più) in giro gli utenti cn prodotti bacati (si spera).
Del resto, il rinvio è solo di poche settimane, quindi è presumibile sia stato fatto per perfezionare il prodotto, non perché era in alto mare e afflitto da bug mostruosi.

Banda larga, i piccoli ruggiscono 23 Marzo 2006

I piccoli provider italiani se ne sono stati buonini negli ultimi mesi e siamo stati sommersi dalla forza dei grandi, con offerte Adsl sempre più veloci (teoricamente) e tendenzialmente più economiche. Ora mi sembra che i piccoli stiano mostrando di nuovo gli artigli. Già, perché il tessuto imprenditoriale italiano sarà pure debole, ma non manca di intraprendenza e dinamicità. Alcuni esempi, tipici del mercato italiano: 1) SìPortal, con l’offerta SìAdsl ON lanciata oggi, sfida Tele2 sul terreno delle Adsl economiche 2) Clic.it lancia due offerte promozionali che permettono di usare il servizio flat Umts a un prezzo simbolico per un anno (in partnership con tre). E’ un tentativo che consiglierei di fare a chi non è raggiunto da Adsl. Un’altra offerta, che ha solo Tre Clic, permette di usare il satellite per il download e fai l’upload via Umts. Così, in un modo o nell’altro, sei in banda larga. E il tutto costa molto meno di un satellite bidirezionale (che comunque è adatta perlopiù alle aziende). 3)25 provider italiani, di cui molti piccoli (ma ce ne sono anche di importnati) sono prossimi a lanciare l’interoperabilità del VoIP. Chiamate (ma non solo) tutte su IP, che viaggiono tra reti di operatori diverse. Telecom ha tentato fino alla morte di opporsi a questo; voleva concedere l’interperabilità di Alice Mia solo su SS7, cioè su sistemi tradizionali. La nuova delibera VoIP dell’Agcom le ha dato torto, però, stabilendo che l’interoperabilità dovesse essere tutta su IP. L’Italia è all’avanguardia sul campo dell’interoperabilità VoIP e il tutto è merito dell’intraprendenza dei piccoli, laddov l’incumbent vorrebbe remare contro…

Fastweb va verso i 20/1 Mbps 22 Marzo 2006

Meglio tardi che mai, apprendo che anche Fastweb sta per lanciare l’Adsl 20 Mbps. A differenza di Telecom, che si limita a 384 Kbps in upload, Fastweb ne vuole dare 1 Mbps (quasi il massimo supportato dallo standard adsl 2 plus). E’ come una differenza ideologica: Telecom è un operatore telefonico con l’anima del broadcaster e dà molta banda in download, per ricevere, mentre se ne frega dell’upload. Così la gente invece di prendere i contenuti dal peer to peer andrà su Rosso Alice e l’IP Tv. Fastweb invece ha l’anima più del provider e infatt ha sempre avuto una simpatia, mai confessata pubblicamente, per il file sharing.

Assurdità VoIP sul Corriere della Sera

Oggi

Oltre mezzo milione di inglesi usa già il VoIP, il protocollo che utilizzando la stessa logica di condivisione dei file musicali permette di telefonare a cost molto ricotti attraverso intenret. Lanciato dagli stessi inventori di Kazaa con Skype, il VoIP è ora attivo su molti siti anche italiani

Qualcuno dice al Corriere che il VoIP si vendeva in Italia anche a fine anni novanta, prima anocra della nascita di Skype? Il VoIP di Tiscali è nato, se non sbaglio, nel 2000.
Che poi il protocollo VOIP sia equiparato al peer to peer è abbastanza buffo…hanno fatto di tutta l’erba uno Skype.

Berlusconi e i progetti dei giovani

Berlusconi dice che non è un vecchietto, è pieno di piani e progetti, “come tutti i giovanotti. “A questo signore e ai capitalisti amici suoi vorrei dire che loro si possono permettere di avere piani e progetti mentre li hanno tolti ai giovani, quelli veri. Con un futuro da precari che spezza le gambe. Il Sud ha perso altri 20 mila posti di lavoro. Le distanze con il Nord aumentano invece che diminuire. Nessuno ha il coraggio di affrontare seriamente il problema sud. Dobbiamo metterci a fare una rivoluzione in piazza per essere ascoltati? A volte credo sia il solo modo, dopo avere cacciato i vari politici corrotti di queste parti. Troppo cattivo? Provate ad avere 22-30 anni e una laurea al sud. E non parlo per me, che dopotutto sarei troppo ingrato con la sorte per lamentarmi. Ma di tanti amici miei disperati.

Pacs: se questo vuol dire non schierarsi 21 Marzo 2006

Bellissimo titolo di Panorama: Ruini: “La Chiesa non si schiera. Ma diciamo no ai Pacs”.
Poi Ruini si oppone all’insegnamento dell’Islam a scuola. Ma come, non vogliamo mettere gli studenti nelle condizioni di capire uno dei più pesanti fenomeni di questo tempo? Paura di perdere fedeli? Silenzio anche da sinistra. Sono solo io a credere che non è giusto insegnare religione cattolica, e quindi indottrinare, a scuola? E che sarebbe meglio un’ora dedicata alla storia di tutte le religioni?

Parla.it: è stato un flop?

France Telecom se ne va dall’Italia, ha venduto a un’azienda nostrana Parla.it. C’è puzza di flop: secondo Finanza e Mercati gli utenti VoIP di Parla.it erano appena 5 mila. Pochissimi. Tiscali ne conta 20.000.

Alice 20 Megabit, polemiche 20 Marzo 2006

Si legge un po’ ovunque, oggi, online (e domani anche su carta, credo) che Telecom ha annunciato la propria Alice 20 Megabit. La situazione è in realtà contorta, perché Telecom (tanto per cambiare) non ha rispettato le regole Agcom che riguardano i costi all’ingrosso e ci sono polemiche anche sui tempi e altre caratteristiche (per esempio, il fatto che Telecom vuole obbligare gli operatori a vendere analoghi di Alice 20 Megabit solo come puri reseller, senza personalizzazione alcuna). Vi saprò dire meglio nei prossimi giorni, non è escluso un rinvio dell’offerta Alice. Faccio notare solo che Telecom ha già ricevuto uno stop da Agcom quando voleva lanciarlail 9 marzo (non c’era ancora una corrispondnete offerta all’ingrosso). A denti stretti, Telecom l’ha pubblicata, ma non gli è riuscito di rispettare le regole fino in fondo. Il succo è che Telecom non vuole davvero dare accesso ai provider alla propria nuova rete Adsl full Ip e Adsl 2 plus. Sostiene che non è suo dovere, perché la rete è, appunto, nuova e quindi non sarebbe soggetta ai vecchi obblighi. Agcom su questo punto le ha dato però torto (con la delibera sul mercato 12 pubblicata a febbraio) ma da quell’orecchio Telecom non ci sente bene.

WiMax di nuovo rinviato

Brutte notizie, il Ministero ha prorogato per la seocnda volta la sperimentazione WiMax. Ora fino al 30 dicembre. Prima del 2007 inoltrato non se ne parla di vedere i servizi. Alla fine si avrà sperimentato per un anno e mezzo: segno che la tecnologia non è facile implementare come si sperava.

Utenti Internet maltrattati, tutto il mondo è paese

Apprendo oggi che in Francia c’è una bufera di protesta per i disservizi Internet, contro gli operatori. Mi consola e mi fa capire che il problema non è tanto l’Italia quanto il mercato, che non è ancora abbastanza maturo in generale. La mancanza di una carta dei diritti delgi utenti Internet (solo di recente in lavorazione in Italia) la dice lunga.
In Francia ci si lamenta soprattutto per i preblemi di installazione e per la qualità del servizio.

Mappa del WiFi Adsl 19 Marzo 2006

In questo pezzo su Weekit faccio il punto delle iniziative per portare il WiFi nelle aree scoperte da Adsl. E’ un quadro che si aggiorna sempre, però. Ci tornerò sopra presto. Controllate, caso mai la vostra provincia sia tra quelle che sarà beneficiata di copertura.

Intercettazioni telefoniche 17 Marzo 2006

Domani un mio pezzo sul Sole24Ore. U lavoraccio, tra chi produce software di intercettazione c’è grande omertà. Non mi è mai capitato di ricevere tre volte di fila il telefono sbattuto in faccia presentandomi come sole24ore.
La cosa divertente è che i servizi di intercettazione si aggiornato in tempo reale man mano che si sviluppa la tecnologia. Già ci sono quelli per il push to talk, gli mms, le video chiamate. Presto, Skype.

Verità su BT: non fatevi ingannare da Telecom

Telecom ha avuto ieri il coraggio di ribadire che è una leggenda, non è vero che BT è stata scorporata e che non ci sono due divisioni separate, BT Retail e Open Reach, inventandosi una realtà alternativa: “Si tratta solo di “una divisione all’interno di BT, il cui compito è quello di gestire nei rapporti con i clienti quei rami di rete che vengono considerati non replicabili dai concorrenti”. . Fantasie. Ma le avevo sentite anche da Ruggiero qualche settimana fa. Tattica berlusconiana: confondono le acque, mentendo spudoratamente, tanto sono pochi quelli in grado di confutarli, in un mondo confuso e disonesto come il nostro. La cosa mi fa particolarmente arrabbiare, perché ieri, mi dicono, il rappresentante Telecom ha avuto la faccia tosta di dare del “ballista” a chi cercava di raccontare la verità su BT. Arroganza.
Su BT il Sole24Ore ha scritto molto, anche attraverso miei pezzi. Ho intervistato persone di BT, sono stato a uno dei loro quartier generali vicino londra; l’open reach e la liberalizzazione erano cose di cui si parlava di continuo, perché per loro, per la stessa BT, è una vittoria della concorrenza e del mercato liberale. I concorrenti possono noleggiare pezzi di rete BT da Open Reach, autonomamente, così come deve fare BT Retail. Telecom Italia ha invece solo una divisione contabile, che Telecom cita come già un traguardo impareggiato in Europa. Significa che TI wholesale e TI retail devono avere conti separati e che TI wholesale vende a TI retail alle stesse condizioni (in teoria) a cui vende agli altri operatori (principio di non discriminazine). Ma tra le due c’è commistione, non sono divisioni separate. I concorrenti comprano da Telecom, comunque, non da un’entità separata (quale è invece Open Reach).
(more…)

Nuove regole VoIP 16 Marzo 2006

Oggi in edicola c’era un’anteprima, in un mio pezzo in Nova (Sole24ore), sulle nuove regole VoIP che emergono da una delibera Agcom in corso di pubblicazione.
Cambia tutto. Non si potrà più avere un numero geografico di città diverse dalla propria e non lo si potrà in ogni caso usare in modo nomadico. Sventura per chi, di Roma, aveva acquistato numeri VoIP di Milano per farsi chiamare dagli amici milanesi al costo di una chiamata urbana (per esempio). E che poi, dall’estero, poteva farsi chiamare dagli amici italiani al costo di una chiamata verso Milano. I numeri geografici saranno utilizzabili solo in modo seminomadico (all’interno dello stesso distretto telefonico), quando scatterà la delibera, cioè non appena sarà pubblicata (nei prossimi giorni). Chiamare un numero cinque (VoIP nomadico) costerà al massimo il doppio di una chiamata urbana (dal fisso) e se si chiama dal mobile costerà quanto una telefonata a un numero 0. A differenza di quanto apparso su qualche giornale, la delibera non obbligherà gli operatori a tenere la linea attiva anche in assenza di corrente elettrica.
(more…)

Qualcuno spieghi al Corriere.it che cosa è un blog

Che non è un sinonimo di sito Web. Sembra che ormai la parola blog sia di moda, è come il prezzemolo.
Grazie, Redon per la segnalazione. Prove tecniche di svecchiamento del giornalismo italiano.

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