{"id":1351,"date":"2012-07-28T12:47:23","date_gmt":"2012-07-28T10:47:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.alongo.it\/?p=1351"},"modified":"2012-07-28T12:47:23","modified_gmt":"2012-07-28T10:47:23","slug":"il-lato-debole-di-internet","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.alongo.it\/?p=1351","title":{"rendered":"Il lato debole di internet"},"content":{"rendered":"<p>S&#8217;intitola cos\u00ec un articolo &#8220;filosofico&#8221; dello scrittore (ex Espresso) Roberto Cotroneo e pubblicato su Sette del Corriere pochi giorni fa (lo incollo in fondo, non trovandolo online; vediamo se me lo fanno togliere, vale anche come esperimento).<\/p>\n<p>In sostanza Cotroneo riprende (senza citarlo, forse inconsapevolmente) i concetti della <a href=\"http:\/\/www.ted.com\/talks\/eli_pariser_beware_online_filter_bubbles.html\">filter bubble di Eli Pariser<\/a>, secondo cui i nuovi servizi internet stanno creando dei filtri che ci rinchiudono in una bolla; Google, Amazon ci fanno vedere solo cose che riflettono i nostri interessi, Facebook ci spinge a leggere solo i nostri &#8220;amici&#8221; ecc. Cotroneo estremizza il concetto arrivando a dire che il web \u00e8 l&#8217;opposto della vita reale (un&#8217;affermazione \u00e8 che a sua volta l&#8217;opposto rispetto a una <a href=\"http:\/\/vincos.it\/2012\/07\/24\/il-popolo-della-rete-non-esiste-intervista-per-nova\/\">consapevolezza ormai dominante)<\/a>.<\/p>\n<p>Cotroneo afferma che nella vita reale cerchiamo esperienze nuove, mentre sul web solo cose che confermano ci\u00f2 che pensiamo e che ripetono ci\u00f2 che abbiamo gi\u00e0 fatto.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Io credo che non sia vero. L&#8217;idea di filter bubble \u00e8 giusta al confronto con la visione classica di internet, basata invece proprio su serendipity, continuo incontro con il diverso e il prima ignoto (in forma di relazioni e di conoscenze): il concetto di ipertesto \u00e8 proprio questo; la chat di Irc aveva questo grande potere. Eli Pariser nota insomma che questa peculiarit\u00e0 di internet si sta affievolendo. Ma- aggiungo io- questo avviene proprio perch\u00e9 internet diventa ormai specchio della realt\u00e0- gi\u00e0, proprio il contrario di quello affermato da Cotroneo. Realt\u00e0 dove tradizionalmente eravamo portati a leggere gli stessi giornali, a frequentare amici del nostro gruppo sociale, della nostra professione, ecc. Internet (il pi\u00f9 liquido dei nuovi media, riflesso di una societ\u00e0 mobile) riusciva a rompere questo, facendo leva su interessi ipertestuali e periferici. Ci riesce ancora? S\u00ec, ma- e qui forse ha ragione Pariser- sempre meno. Inevitabile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<p>&#8220;Il lato debole di internet&#8221;, Roberto Cotroneo, Sette del Corriere della Sera<\/p>\n<p>Possiamo dire che siamo alla terza fase del grande fratello di George Orwell. La prima era quella classica:<br \/>\nuno che controlla tutti. La seconda \u00e8 quella televisiva: tutti che controllano pochi dentro una casa. La terza \u00e8<br \/>\nquella di oggi: tutti che controllano tutti. E dunque un controllo collettivo. Ho parlato di identit\u00e0 del web e<br \/>\ndell&#8217;uso della fotografia come narrazione del quotidiano. Ma queste due cose se ne portano dietro altre. E<br \/>\nnon parlo soltanto del fatto che pi\u00f9 si raccontano identit\u00e0, pi\u00f9 si \u00e8 interessanti come consumatori. Se compro<br \/>\nsu Amazon solo un certo tipo di libri, Amazon mi suggerir\u00e0 libri analoghi. E questo vale anche per la musica e<br \/>\nper i prodotti in genere. Ma in questo modo il mio sapere tende a restringersi a quello che so gi\u00e0: se posto su<br \/>\ntwitter certe informazioni finir\u00f2 per essere interessante solo per quelli che vogliono leggere proprio quelle<br \/>\ninformazioni. E allora le idee sono isole in cui riconoscersi e rifugiarsi, e lo scambio intellettuale e culturale<br \/>\nrischia di specializzarsi in gusti e settori, mondi e condivisioni parziali. Ma se accadesse &#8211; perch\u00e9 siamo a un<br \/>\ncambio di paradigma da osservare giorno per giorno &#8211; vuol dire che di mezzo ci sono due concetti molto<br \/>\nimportanti. Uno \u00e8 quello dell&#8217;esperienza, l&#8217;altro \u00e8 quello del corpo. L&#8217;esperienza sul web rischia di essere il<br \/>\ncontrario dell&#8217;esperienza nella vita pratica. Sul web pi\u00f9 che cercare stimoli inattesi, cerchi esperienze da<br \/>\nripetere, come fosse un continuo reiterare un desiderio che gi\u00e0 conosci. L&#8217;inatteso \u00e8 filtrato, a volte censurato.<br \/>\nSe qualcuno dice cose che non capisco e non condivido potrei cancellarlo o toglierlo dai miei follower. E<br \/>\nallora l&#8217;esperienza non \u00e8 mai l&#8217;avvento dello sconosciuto nel conosciuto, non \u00e8 mai la mescolanza di saperi,<br \/>\nma il ripetersi di cose che rafforzano identit\u00e0 fragili confermandole. Tutti quelli che la pensano come me<br \/>\ncommentano le mie opinioni, e mi aiutano a non perdermi. Quindi si tratta di un&#8217;esperienza filtrata. Percorsi &amp;<br \/>\nsPazi. Il corpo \u00e8 invece qualcosa di inquietante nell&#8217;era del web 2.0. Da anni si parla di virtualit\u00e0, si parla delle<br \/>\nfalse identit\u00e0 su internet, si racconta come le persone comunichino attraverso immagini che sono una<br \/>\nmanipolazione della realt\u00e0, e appartengono pi\u00f9 al voler essere che all&#8217;essere. Ma un genio come Michel<br \/>\nFoucault, che tutto questo non l&#8217;ha visto, scriveva in un testo pubblicato postumo e intitolato Il corpo, luogo di<br \/>\nutopia : \u00abIl corpo \u00e8 il punto zero del mondo, l\u00e0 dove i percorsi e gli spazi si incrociano. Il corpo non \u00e8 da<br \/>\nnessuna parte\u00bb. Si sa che sul web il corpo non \u00e8 da nessuna parte, al massimo \u00e8 una sacra icona. Solo che<br \/>\nha smesso di essere il punto zero del mondo, perch\u00e9 i percorsi e gli spazi si incrociano attraverso l&#8217;esercizio<br \/>\ndella parola. Non \u00e8 virtualit\u00e0, parola ormai antica e inservibile almeno quanto interattivit\u00e0: \u00e8 l&#8217;impossibilit\u00e0<br \/>\ndell&#8217;esperienza condivisa con il corpo, dell&#8217;esperienza come fisicit\u00e0, ma solo come linguaggio, e questo<br \/>\nconsegna al linguaggio un potere impressionante. La cosa che pi\u00f9 deve far riettere \u00e8 che, per quanto il web<br \/>\nnon abbia voce, genera un rumore assordante, ed \u00e8 incapace di silenzio. Mentre il corpo comunica in<br \/>\nsilenzio, sempre. L&#8217;assenza e il silenzio sono due elementi intollerabili nelle nuove relazioni sociali del web.<br \/>\nPerch\u00e9 assenza \u00e8 fuga, \u00e8 rifiuto, \u00e8 cancellazione di se stessi. E silenzio \u00e8 come coprirsi con un velo e non<br \/>\nessere visti. Nell&#8217;esperienza della vita il corpo \u00e8 presenza e assenza, e il silenzio \u00e8 empatia, sentimento<br \/>\npersino. La parola, la scrittura sono invece verbo, racconto, e dunque verit\u00e0 e falsificazione assieme. E cos\u00ec<br \/>\nsiamo passati dal piacere del testo al testo come piacere. Il corpo non \u00e8 da nessuna parte e non si incrociano<br \/>\npi\u00f9 percorsi e spazi, si incrociano invece parole che per non smarrirsi nei silenzi e nelle attese si moltiplicano,<br \/>\ngenerando testi che sono richieste di aiuto tra naufraghi di questo temp<\/p>\n<div><div style=\"padding-top:10px;margin-bottom:10px;font-size:10pt;font-family:arial;font-weight:bold;\"><\/div><div class=simplesocial><a href=\"http:\/\/twitter.com\/share\" data-url=\"https:\/\/www.alongo.it\/?p=1351\" data-text=\"Il+lato+debole+di+internet\" class=\"twitter-share-button\" data-count=\"horizontal\">Tweet<\/a><script type=\"text\/javascript\" src=\"http:\/\/platform.twitter.com\/widgets.js\"><\/script><\/div><div class=simplesocial><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=https%3A%2F%2Fwww.alongo.it%2F%3Fp%3D1351&layout=standard&show_faces=false&width=450&action=like&colorscheme=light&height=35\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" style=\"border:none; overflow:hidden; width:450px; height:25px;\" allowTransparency=\"true\"><\/iframe><\/div><div style=\"clear:both\"><\/div><a class=simplesocial onclick=\"return simplesocial(this,500,400)\" title=\"Share on Facebook\" style=\"background:url(http:\/\/www.alongo.it\/wp-content\/plugins\/simple-social-sharing-widgets-icons\/icons_16\/facebook.png)\" href=\"http:\/\/www.facebook.com\/share.php?u=https%3A%2F%2Fwww.alongo.it%2F%3Fp%3D1351&t=Il+lato+debole+di+internet\"><\/a><a class=simplesocial onclick=\"return simplesocial(this,812,420)\" title=\"Share on Twitter\" style=\"background:url(http:\/\/www.alongo.it\/wp-content\/plugins\/simple-social-sharing-widgets-icons\/icons_16\/twitter.png)\" href=\"http:\/\/twitter.com\/home?status=https%3A%2F%2Fwww.alongo.it%2F%3Fp%3D1351\"><\/a><a class=simplesocial onclick=\"return simplesocial(this,435,500)\" title=\"Email a Friend\" style=\"background:url(http:\/\/www.alongo.it\/wp-content\/plugins\/simple-social-sharing-widgets-icons\/icons_16\/email.png)\" href=\"http:\/\/www.freetellafriend.com\/tell\/?heading=Share+This+Article&bg=1&option=email&url=https%3A%2F%2Fwww.alongo.it%2F%3Fp%3D1351\"><\/a><\/div><div style=\"clear:both;margin-bottom:20px\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>S&#8217;intitola cos\u00ec un articolo &#8220;filosofico&#8221; dello scrittore (ex Espresso) Roberto Cotroneo e pubblicato su Sette del Corriere pochi giorni fa (lo incollo in fondo, non trovandolo online; vediamo se me lo fanno togliere, vale anche come esperimento). 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