Sai quello di cui scrivi? Astruserie giornalistiche

di alex il 21 gennaio 2006

Massimo risolleva la questione dei giornalisti che parlano di hi-tech senza esserne utenti.

Mi riporta alla mente una discussione fatta sul blog di Vittorio, secondo cui non è necessario essere estperti di Internet per poterne parlare e che bisogna lasciare spazio anche agli outsider, che potrebbero comunque regalarci riflessioni interessanti.
Adesso credo di avere raccolto le idee su questo annoso problema e vorrei esprimerle in modo sistematico, sperando di contribuire al dibattito.

1)In linea teorica, sono d’accordo con Vittorio. Eco non è uno smanettone ma ci può regalare riflessioni profonde, perché analizzano la rete dal punto di vista di un semiologo, in senso trasversale.
2)Però, in concreto, si pone un porblema: assistiamo ogni gorno a giornalisti inesperti che dicono panzane clamorose sull’hi-tech, con castronerie disinformate. Anche le riflessioni lasciano a desiderare: sono spesso pregiudizi già noti sul Web, riscritti in bella forma per il grande pubblico. Questi articoli non aiutano né dal punto di vista dell’informazione né della “comprensione trasversale” dei fenomeni. I casi come Eco o di certi articoli di Gilioli sull’espresso sono rari. Ci sono, però, sono utili e quindi in nome di questo rispetto il principio che anche chi non è uno smanettone debba poter scrivere di Internet. Però ha il dover di documentarsi e di fare di tutto per non scrivere castronerie. Non a caso, i pezzi più rilevanti, scritti da umanisti, sul Web sono frutto di un’attenta documentazione, a volte da zero, su una tecnologia. Ossia questi giornalisti si mettono a studiare,prima di scrivere. Una regola fondamentale del giornalismo è che biosgna documentarsi e verificare prima di scrivere. Altrimenti quello che si scrive non solo rischia di essere inutile, ma può anche essere dannoso per l’informazione. I casi ricorrenti di puttanate scritte su giornali autorevoli nascono non solo soltanto dall’inesperienza in cose hi-tech; ma, più grave, sono errori giornalistici, frutto di superficialità, supponenza, pigrizia mentale. Poiché è un mondo che cambia e che cambia molto spesso attraverso una cifra tecnologica, questi signori ne vogliono scrivere; ma poiché sono troppo pigri e troppo sicuri della propria ormai raggiunta autorevolezza, invece di tornare a studiare i fenomeni, credono di poterne scrivere di getto. Così ne risultono chiacchiere da portinaia: basate sul chi dice, su opinioni non verificate. Tanto loro amerebbero ancora le macchine da scrivere, le vorrebbero usare se potessero (alcuni lo fanno tuttora). Così fanno errori, scrivono cose sbagliate, fuorvianti. Tradiscono il proprio mestiere di giornalista, che dovrebbe imporre loro di scrivere soltanto dopo essersi ben documentati. Perché è grave fornire, da una cattedra autorevole, informazioni sbagliate ai lettori che magari altra fonte non hanno per capire il mondo che cambia attraverso l’evolvere della tecnologia. Cattivi maestri, insomma.
3)Eppure informarsi per non scrivere panzane è possibile, si può fare, non richiede nottate perse sui siti specializzate. Basta un po’ di umiltà, che è quello che manca a questi signori.
Un esempio: qualche giorno fa sono stato intervistato da un redattore di una rivista femminile Mondadori, in qualità di esperto del VoIP. Bene, questa persona non ne sapeva molto;; credeva per esempio che l’Adsl occupasse la linea telefonica. Però è un vero giornalista e quindi mi ha intervistato per 70 minuti, per chiarire ogni dubbio. Mi ha anche richiamato per chiarire un ulteriore dubbio.
Mi sembra quindi di esprimere un concetto banale quando dico che chi non si documenta non dovrebbe scrivere di qualcosa. Ma ho l’impressione che certi errori nascono soprattutto dalla supponenza e dalla superficialità: il giornalista ha sentito parlare di Aol e Safari e li ha citati nel mucchio, senza porsi il dubbio che forse non siano nomi collegabili a un motore di ricerca.
4)Infine ho un dubbio, c’è un aspetto per cui non ho le idee chiare. Se una persona non conosce il VoIP può documentarsi prima di scrivere. Ma se deve parlare di Internet come fenomeno culturale, sociale, può scrivere proprie riflessioni se non ha vissuto la rete in prima persona, almeno un pochetto? Io penso di no. Eco si vede che ha vissuto la rete in prima persona, sebbene non da esperto (il pezzo su Wikipedia ne è un esempio). Del resto lui è un intellettuale vero, curioso del nuovo e scientifico nei metodi (che impongono di verificare e toccare con mano prima di esprimere sentenze).

{ 5 commenti }

Umberto gennaio 22, 2006 alle 16:01

Non si capisce ancora cosa Alessandro Longo voglia dimostrare, con questi post. E mi sembra pure d’aver sprecato un commento.

greenkey gennaio 23, 2006 alle 13:08

parole SANTE.
Bel post.

Enrico gennaio 23, 2006 alle 15:34

Certo che scrivi propio male.

alex gennaio 23, 2006 alle 16:09

Non sono tra quelle rare fortunate creature in grado di scrivere bene senza rileggersi.
Qui non mi rileggo, quindi…:)

greenkey gennaio 23, 2006 alle 17:33

beh, diciamo ce non è esattamente un giornalista… :D

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