I problemi di un’eventuale offerta Google

di alex il 22 dicembre 2008

Ho parlato con altri esperti ancora e quindi torno sulla questione

Se Google negozia con un operatore un canale di accesso con qos, per i propri contenuti, fa una cosa molto pericolosa. Gli utenti di quell’operatore vedranno meglio i contenuti di Google rispetto a quelli degli altri. Gli altri fornitori di contenuti saranno discriminati.

Il tutto perché questo avviene in una situazione di mancanza di regole, il che si chiama pre emption di mercato. Aspettiamo le regole comunitarie.
E’ ben diverso da quello che si può già fare con Akamai, perché le content delivery network (come Akamai) offrono i propri servizi a tutti, in un sistema concorrenziale aperto e sono replicabili (la rete nazionale no). E anche perché con Akamai hai caching a livello di trasporto internazionale, con un canale dedicato invece hai qos end to end (fino all’utente finale). Anche la semplice co-location presso un operatore non ti garantisce la qos end to end di un canale dedicato.

La discussione se violi o no la network neutrality è di lana caprina, a noi interessa sapere se questo viola o no la corretta competizione tra fornitori di contenuti e operatori.
E nel caso di canale dedicato la risposta è sì a entrambe le cose, in mancanza di regole.

{ 5 commenti }

Davide Baroncelli dicembre 23, 2008 alle 1:57

Alcune domande:

Su cosa si basa l’affermazione secondo cui Google abbia fatto accordi di delivery con QOS per i propri contenuti? Io non trovo nulla al riguardo.

Cosa intendi con “la rete nazionale”?

E in che senso gli accordi di Google “non sono replicabili”?

E perche’ non sarebbe un’operazione aperta alla concorrenza?

E sei sicuro che Akamai faccia solo “caching a livello di trasporto internazionale”? A me un commerciale Akamai aveva parlato di server in co-location, altro che caching internazionale.

E che cosa sorregge l’affermazione che Google abbia “un canale dedicato” per trasportare il video?

E in che senso un canale dedicato e’ diverso da una CDN? E, soprattutto, in cosa quello che secondo te vuol fare Google – ammesso che voglia un “canale dedicato” – e’ diverso da quello che gia’ fa “Limelight”, concorrente di Akamai?

E in che senso – ammesso che davvero non ci siano regole sull’argomento – anticipare il mercato in un ambito dove non ci siano regole e’ “molto pericoloso”? Dal mio punto di vista ogni innovazione fa spesso la stessa cosa (e questa non e’ neppure un’innovazione!).

Se c’e’ bisogno di regole, lo stabilisce chi le regole definisce: ma forse le aziende dovrebbero stare ferme ad aspettare pareri legislativi (a livello mondiale!) su questioni di innovazione prima di affrontare i propri progetti?

Direi che di solito dovrebbe essere pericoloso violarle, le regole, no? Non anticiparle.

Comunque, registro la tua conclusione, decisa e senza tentennamenti: il “canale dedicato” viola la corretta competizione. E’ interessante sapere che il business di Limelight si basa su questo.

Ma questi esperti, invece, hanno un blog?

alex dicembre 23, 2008 alle 11:30

Ribadisco che non sappiamo esattamente quello che vuole fare Google, ma segnali ci dicono che la tendenza, google o non google, è quella di un canale dedicato. Presente per la prima volta nell’offerta Telecom con il bitstream (vc a priorità 1, vs vc a priorità 0). Ecco, ad oggi, se si fa un canale dedicato end to end, fino al router dell’utente, per specifici contenuti, si fa pre emption di mercato. Nel mondo di internet non è così, un’innovazione non fa pre emeption perché poggia sempre su risorse replicabili, ma qui siamo nel mondo delle telco, dove si lavora con risorse scarse e non replicabili (la rete Telecom Italia nel nostro caso).

I server in co-location di Akamai sono posti presso i nodi di rete degli operatori, il che non assicura qos end to end, perché manca la parte di backhauling e l’ultimo miglio. Certo, se Googlesi mette dove stanno i server di Akamai e ottiene lo stesso identico trattamento, non c’è nulla di diverso…ma mi sembra ottimistico pensarlo, quando la tendenza forte va da tutt’altra parte

Giovanni Garofalo dicembre 23, 2008 alle 12:04

Registro da tre anni l’attuale tendenza del mercato professionale: LAN 2 LAN, MPLS ed accessi sempre più incapsulati, come anche accade sui canali per gamers, quali XBOX Live e compagnia bella.
Non sono certo queste delle coincidenze o delle innovazioni tecnologiche applicate, ma la gente si sta stufando di essere in balìa di un protocollo ormai obsoleto come il TCP/IP, attaccabile dal primo pirla che passa per strada e si trova un accesso DosNet gratuito, magari dalla incontrollata Romania. Pertanto si cercano soluzioni alternative, facili da attuare e rendere fruibili all’utente finale, piuttosto che aumentare le risorse della rete in virtù dello spirito “libero” sul quale dovrebbe fondarsi la rete Internet.
Dubito fortemente che un XBOX gamers si renda conto del circuito chiuso nel quale si è andato ad infilare…e dubito che il corollario: “Più banda dai al Cliente, più questo te ne ciuccia” venga disattesa.
Buon Natale a tutti! Vado ad mescolarmi fra la folla che riempie i negozi del centro di Milano…

alex dicembre 23, 2008 alle 12:17

Siamo d’accordo, questa è la tendenza e non si torna indietro. Ma siamo arrivati a un punto oltre il quale è bene che ci siano regole, come ci sono state finora sul best effort delle reti tlc

Davide Baroncelli dicembre 26, 2008 alle 17:01

Non ti perdere il nuovo articolo di Isenberg, che ha scritto ancora sulla questione, ripetendo che l’articolo del WSJ era “clumsy to clueless”, e ribadisce che il suo parere e’ che le ottimizzazioni non sono violazioni della net neutrality: http://isen.com/blog/2008/12/nn-misconceptions.html

E cita questa interessante collezione: http://managingmiracles.blogspot.com/2008/12/wsj-on-google-and-net-neutrality.html

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