Lo stupidario dell’addetto stampa

di alex il 24 aprile 2008

Rapporto amore-odio tra il giornalista e l’addetto stampa. In alcuni anni ogni collega colleziona un po’ di boiate divertenti sentite dall’altra parte della barricata, dove, almeno nell’ambito delle tlc, i veri professionisti si contano sulle dita di una mano (e molti sono ex commerciali riciclati, senza alcuna conoscenza di come funziona un giornale, di che cosa sia una notizia).
Nei commenti mettete le vostre esperienze. ANche rovesciate: di addetti stampa alle prese con giornalisti ottusi. Ce n’è per tutti. Senza nomi, però, please.

Un grande classico
“Buongiorno, vorremmo proporle un articolo sull’azienda di cui curiamo la comunicazione”
“Ma qual è la notizia?”
“Vorremmo un’intervista per parlare delle caratteristiche dell’azienda”

“Questa è un’offerta per le Pi-em-Ai”
(intendevano le pmi, pronunciata come se fosse un acronimo inglese, sentita due volte da due aziende diverse)


“La chiamiamo perché vorremmo migliorare la visibilità del provider di cui abbiamo cominciato a curare la comunicazione”

“Al telefono c’è il direttore marketing di XYZ e, dal profondo Sud, Alessandro Longo”
(Da un fortunatamente ex addetto stampa di un operatore, presentando le due parti di un’intervista)

“Qual è il tuo numero di casa? 099 eccetera? Oddio, proprio Africa…”
(Con tono serio e quasi disgustato, un’addetta stampa di un altro operatore)

“Non riesco mai a contattare Gilioli…”
“Ma scusa, a che ora telefoni?”
“Mah, alle 9, 9,30…”
—–

“Potremmo suggerire un titolo?”
“Potremmo dare un’occhiata al titolo?”
(da addetti di un importante operatore)
—-

“Abbiamo scritto questo per la nostra azienda, puoi pubblicarlo così com’è oppure in una versione sintetica”
(da un’e-mail arrivata non attesa, con due allegati, dove si faticava a capire quale fosse la notizia (come sempre), ma era ben chiaro all’inizio di che cosa fosse leader l’azienda in questione)


CONTINUA…

{ 34 commenti… prosegui la lettura oppure aggiungine uno }

Carlo Odello aprile 24, 2008 alle 13:58

Sono ormai da entrambe le parti, scrivo per testate HoReCa e molto tempo lo dedico agli uffici stampa. L’altro giorno una mia collega voleva convincermi che dovevo chiamare un giornale, proporre di parlare del nostro nuovo corso, fare pubblicare un’intervista al presidente, pubblicare numeri di telefono, costi e modalità di iscrizione al corso. No comment, ovviamente non l’ho fatto. Giornalisti ottusi? Non li tengo più neanche nel mailing. Addetti stampa ottusi? Sì, soprattutto nell’uso della mail con allegati da 4 MB spediti 3-4 volte in mail identiche. Poi, soprattutto, non hanno la minima idea di come funziona una testata.

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luca salvioli aprile 24, 2008 alle 14:00

“Prima di mandare il pezzo in redazione me lo fai leggere”, senza inclinare la voce, non è una domanda.
io: “veramente non lo faccio mai”
lui: “Ma come no? Guarda che lo chiedo sempre anche ai tuoi capi…”
(certo, certo…)

“Ci terremmo che identificassi l’intervistato esattamente come ti abbiamo scritto nella mail”
apro la mail: vice president global services… product… emea…, eccetera, eccetera, tipo 30 righe.

“Ciao, mi ha dato il tuo numero…. mi ha detto che ti occupi di energie rinnovabili?
“Sì, insomma, ho scritto qualche articolo…”
“Ecco, benissimo. Perchè c’è questo mio cliente che ha fatto un sacco di cose con le rinnovabili…”
“In che senso?”
“Case, mattoni… poi insomma, sul tecnico non lo so”
:-(

“CAAARRRRRRISSSSSSIIIMMMOOOOOO come stai?”

p.s.
sono certo che anche gli uffici stampa avrebbero molto ma molto da raccontare sui giornalisti, non è vero?

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Smeerch aprile 25, 2008 alle 13:13

Io credo che se gli addetti stampa chiedono sempre più ai giornali di dare visibilità all’azienda che rappresentano, indipendentemene dalla presenza o meno della notizia, forse è perché tante testate ormai danno loro lo spazio che chiedono. In molti stanno diventando dei semplici passacarte.
Alex, comunque i commenti sul fatto che tu sia tarantino li farei rientrare semplicemente nell’ignoranza becera e nella maleducazione. Ahimé non sono comportamenti che si trovano solo nel mondo degli uffici stampa.

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Giovanni Garofalo aprile 25, 2008 alle 19:12

Alex ciao, mi son scordato di domandarti se posso pubblicare la tua rapidissima intervista fatta martedì al WLAN Business Forum di Milano. Benchè io non sia un giornalista o un addetto stampa, noto con molta tristezza che di boiate se ne dicono veramente tante, sopratutto quando osservo basito che parecchi giornalisti si illudono di ascendere rapidamente, riducendosi a scrivere redazionalucci ed incuranti delle vere notizie che farebbero bene all’intera comunità; almeno a quella delle TLC nella quale lavoro e combatto ogni giorno. Sputi nel piatto dove mangi? Non mi torna qualcosa…

DOMANDA: (vediamo se verrà identificata come “boiata divertente”) Perchè non hai voluto rispondere in merito alla pressione che hai subito da Elitel per farti bloccare il tuo blog e i relativi commenti?

Benchè tu voglia restarne fuori, avendo pubblicato per primo la notizia (GRAZIE ALEX!), mi è parsa veramente commediale la tua fuga dalle mie domande, pur avendoti annunciato la mia richiesta di un rapido incontro post forum. E-mail, SMS, telefonata….insomma!

P.S.: Vediamo di darci una svegliata e concentriamoci davvero sul futuro delle TLC italiane. Queste divagazioni fanno male alla cultura di tutti, non solo dei giornalisti; intelligenti o stupidi che essia siano.

A disposizione per qualsiasi chiarimento in merito :/

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alex aprile 25, 2008 alle 20:41

Non ricordo nessuna intervista fatta o rilasciata in quel frangente.

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Eòitel aprile 26, 2008 alle 10:04

Comunque ci sono recenti e significative notizie sul gruppo Elitel una delle quali pubblicata da Milano Finanza (il tribunale civile di Roma ha respinto la procedura di concordato preventivo per Elitel Telecom). Mi sembra che una maggiore attenzione sui fatti che stanno accadendo sarebbe doverosa da parte di chi lavora nell’informazione anche per dare un segno d’attenzione a chi sta vivendo queste vicende sulla sua pelle. Ad oggi sulla vicenda si possono trovare solo degli aggiornamenti che vanno poco oltre la nota di agenzia.

Forse la vicenda appare troppo piccola per meritare un vero approfondimento da parte dei mass media, ma anche tangentopoli cominciò da una vicenda apparentemente circoscritta ad un caso di piccola corruzione locale.

Forse un approfondimento del caso Elitel potrebbe far riflettare su come in Italia l’impresa sia diventata qualcosa di diverso dalla produzione e distribuzione alla clientela di beni/servizi e più legato alla raccolta e movimentazione di risorse finanziarie in un contesto in cui il confine tra lecito ed illecito è vagamente definito.

Forse si arriverebbe a capire che quello che è avvenuto rappresenta il “sistema” e non una semplice anomalia.

Forse avremmo anche un esempio ed una chiave di lettura del rapporto tra gli addetti-stampa delle imprese (almeno di quelle che vendono fumo) e l’informazione specializzata.

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Eros76 aprile 26, 2008 alle 10:30

A proposito di stupidario, ho letto l’articolo uscito qualche giorno fa su Skype flat e devo dire: onore al merito. Sebbene io sia uno molto interessato sull’argomento non ne sapevo affatto nulla di questa novità. Oggi leggo un articolo altrettanto interessante peccato perchè si ometta (l’hai provato il servizio?) qualcosa di importante: sia le chiamate in uscita che in ENTRATA sono a pagamento!!! Cito: “Costs just a little to make and receive calls”. Seppur citato Fring è l’unico metodo per usare Skype gratuitamente (per lo meno tra utenti Skype o, con la flat preferita ma a pagamento, verso qualunque fisso in Italia o in Europa o in 32 Paesi).

Vogliamo poi parlare di 3? L’articolo famoso pubblicato sul credito tolto il 4 Ottobre (lo voglio ricordare, ILLEGALMENTE) da H3G me lo ritrovo “paro paro” nelle parole dell’Avvocato di H3G in udienza all’Agcom… Non è strano? Perchè non è stato chiesto ad un rappresentante della controparte? Che so, hai provato a contattare Andrea Trapani (persona abbastanza dotta in fatto di telefonia e fondatore di Mondo3), o telefonino.net (come nell’ultimo articolo) o cellularitalia.it? E’ stato dato semplicemente un comunicato da riportare interamente con l’aggiuntina che gli utenti non sono d’accordo senza specificare il motivo? Quello che troviamo sui giornali è un eccesso di comunicati di chiunque da riportare per intero senza la giusta osservanza critica ed obiettiva che deve avere un giornalista? Sappi (lo potrai vedere dal mio IP) che ti seguo sempre dal tuo articolo e mi aspetto ancora che venga data la giusta luce e risalto su H3G. Quando verrà emessa la sentenza da parte dell’Agcom (non ho conciliato ma chiesto che venga presa una decisione dall’Autorità) entro pochi mesi, mi auguro, ti darò tutta la documentazione e spero venga fuori un bell’articolo… più obiettivo.

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Giovanni Garofalo aprile 26, 2008 alle 11:38

ALEX MA DICI DAVVERO?
NON RICORDI NULLA DI QUEL FRANGENTE?

Allora vediamo se pubblicando la tua voce riusciamo a capire qualcosa…tipo se davvero le BOIATE DIVERTENTI le spari tu a ‘sto giro! :( (

Se fossi in te mi farei un GROSSISSIMO esame di coscienza ed eviterei di far sedere al tavolo di discussione del futuro delle TLC italiane gente anziana come Umberto De Julio, consulente PINO/PIOL PARTECIPAZIONI S.p.A, ex presidente Kiwi.com, holding di controllo di Elitel S.p.A ed ex presidente di Blixer, con il quale ho visto intrattenevi un’ottima PR! http://www.tariffecorporate.it/carriere_tlc/dejulio.htm
http://www.key4biz.it/Who_is_who/2006/02/De_Julio_Umberto.html
E i due poveretti di Assoprovider e AIIP a difendersi dagli ignobili attacchi di chi, coi fondi europei e gli investimenti privati delle PMI, continua a magnare a tradimento e fa sballare il mercato!

Da te non me lo sarei mai aspettato un exploit del genere….ma stai tranquillo che verrai chiamato in causa per giustificare la tua posizione aggressiva iniziale nei confronti di Elitel, successivamente lasciata cadere e sopratutto insabbiata con argomenti veramente ridicoli in seguito. Il tutto finalizzato per ritrattare il tuo pensiero.
Ma sei un giornalista o un redazionalista?

Alla prossima, sai dove trovarmi per chiarire l’accaduto…intanto noi si procede alle richieste danni e saremo obbligati a citare CHIUNQUE è informato sui fatti.

LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI!

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alex aprile 26, 2008 alle 13:08

@Eros, il mio articolo è stato obiettivo, ho messo entrambe le campane. Per voi obiettività è beppe grillo, dare addosso alle aziende dopo averle imbavagliate. C’è in atto nell’opinione pubblica una deformazione del concetto di obiettività nel giornalismo.
Se ci saranno notizie interessanti, proporrò un altro articolo su H3G, come sempre è solo questo il parametro.

Un’ultima cosa: invece di prendervela con i giornalisti che sono i primi e/o i soli a parlare di certe cose, ma non sposano le vostre crociate, perché non vi lamentate con quelli che non ne parlano affatto?
La mia coscienza è immacolata

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Giovanni Garofalo aprile 26, 2008 alle 13:57

Alex, Beppe Grillo fa populismo, ma qualcosa fa e la porta tendenzialmente fino in fondo, malgrado le difficoltà palesi di queste sue prese di posizione discutibilissime. Basta scriverne e parlarne, concordo con te. Non bloccare tutto e ti saluto….fuggendo a domande rapide e precise, oltre che utili alla collettività.
Tu hai lanciato un sasso, tutti hanno decantato il tuo coraggio, come il sottoscritto; poi hai nascosto la mano, lasciandoci di stucco.
Questo è ben diverso…e la conferma l’ho avuta personalmente al Forum perchè, credimi, non pensavo potessi arrivare a tanto.
I giornalisti italiani, l’informazione in genere, sono imbrigliati, non imbavagliati e fortunatamente noi Aziende Italiane di IT/TLC ci difendiamo meglio da sole che male accompagnate, visti i personaggi viscidi che ci gironzolano attorno ogni giorno.
Le crociate lasciale alla storia, qui si parla di futuro. E chi non ne parla, resterà indietro. Il concetto è molto semplice, possibile che non venga digerito così facilmente?
E si continua a speculare, ma riusciamo ugualmente a garantire un po’ di continuità lavorativa, utile a tutto il mercato.
Con molta, ma davvero molta fatica.

Come vedi, mi sto esponendo in prima persona, a dimostrazione che non ho nulla nè da nascondere, nè da temere; puntualmente devo giustificare questa ignoranza etico/professionale ai numerosi Clienti/Fornitori stranieri che si affacciano sul mercato italiano e ci deridono. Ricordo a tal proposito che al Forum L’UNICO che si è permesso di fare DOMANDE ATTINENTI (puntualmente disattese) è stato un Signore inglese. (Credo fosse un giornalista….conosci il suo nome?)
E gli altri? Tutti basiti e muti per l’assoluta mancanza di obiettività e serietà operativa…altro che magnare ancora finanziamenti…

Beato te Alex, che vivi lontano dalla giugla delle TLC di Milano.

Continuerò a leggerti, ma sarò molto più critico.

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radiopalomar aprile 27, 2008 alle 18:13

Purtroppo la cialtronaggine di molti sedicenti addetti stampa sta infestando il mercato e rovinando la reputazione di tanti colleghi. Mi domando quali siano i criteri adottati dalle aziende quando si tratta di scegliere un addetto stampa.

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Eòitel aprile 29, 2008 alle 11:54

Letto il trafiletto su Repubblica.
Attenzione ci sono storie parallele che riguardano le varie società del gruppo.
La notizia della decisione del tribunale civile di Roma riguarda la capogruppo Elitel Telcom SpA ed i creditori chirografari. La cessione di clienti a Plexia è stata invece fatta dal liquidatore della Elitel srl, società per la quale la procedura di concordato preventivo non è ancora stata presentata (siamo tutti in attesa).

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Maggiore Rent aprile 30, 2008 alle 0:09

Cose serie: http://ricerca.repubblica.it/repubblica?query=elitel&view=archivio

Son tutti qui gli articoli di Repubblica, trovati con chiave di ricerca Elitel…viva la fantasia :D

E attendiamo…

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Dr.Tarr aprile 30, 2008 alle 8:17

sugli acronimi ho questa (è un po’ offtopic):
“.. aumentando così la comunicazione tra i settori della PA (Pubblica Amministrazione)…”
“ah! Interessante, lavorate per un’azienda americana!”

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Geronimo Emili maggio 1, 2008 alle 10:57

E’ la qualità della stampa che comanda: non esiste, NON ESISTE, un ufficio stampa ordinario in grado di influenzare, avvicinare, suggerire un giornalista di Economist o della BBC. O meglio, è possibile, ma sono rapporti costruiti con calma, col tempo e con serietà.
Come mai?

Esistono eserciti di giovani “PR” che tartassano i telefoni delle redazioni di migliaia di giornali e giornalisti che ricevono quantità industriali di materiale informativo.
Come mai?

Esistono giornalisti (più giornaliste) che si stravaccano sui sedili di pelle del Jet privato di Prada oppure spaparanzati, vestiti, mangiati, trasportati, pisciati ecc ai festival del cinema.
Come mai?

Esistono uffici stampa che assieme all’invito della conferenza stampa per una marca di sci, mandano al giornalista anche uno sci: se vuoi l’altro vieni in conferenza.
Come mai?

Andiamo avanti? Vogliamo giocare più pesante? O la finiamo qui?

Alessandro Longo è un giornalista che stimo, perchè serio e molto preparato. Ma assieme a lui naviga un esercito di colleghi benevoli verso la marchetta ed è nelle pieghe di questa benevolenza che si infilano sedicenti uffici stampa, ragazzetti che se la tirano perchè lavorano in grandi agenzie ma che si dovrebbero vergognare come cani per i loro stipendi da fame.

La qualità della stampa genera la qualità degli uffici stampa.

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massimo maggio 2, 2008 alle 23:59

Carissimi
Sono un ufficio stampa quindi, a quanto pare, sono dall’altra parte della barricata. Non mi occupo di itc ma conosco delle difficoltà del mio lavoro e non sono inferiori a quelle incontrate da un giornalista.
Per mia esperienza posso dire che non conosco uffici stampa che prendono il jet o vanno a feste importanti ma conosco molti che fanno questo mestiere duramente, per pochi spiccioli ma con cura, confrontandosi con la difficoltà di non poter produrre l’oggetto del contendere, l’articolo, che pure da te è preteso.
A volte preferirei lavorare in una fabbrica di bulloni; alla fine della giornata potrei dire “questi li ho fatti io!”. Il nostro è un lavoro inpalpalbile, antesignano della virtualità, un pressing-consiglio che sai dove inizia e non sai mai se produce un qualche effetto. Spesso i risultati sono esigui e comunque mai proporzionalmente legati alla quantità di lavoro che impieghi. Non è quasi mai verificabile se l’articolo scritto è frutto delle tue fatiche oppure del tutto casuale. Morale, devi rendere conto al tuo capo di un risultato che non dipende da te e devi rispondere degli errori che il giornalista puo’ compiere, anche se il pezzo non lo hai scritto tu. Dal capo passi al giornalista che spesso ti tratta come uno affetto da logorrea, anche se non hai ancora aperto bocca. Ti tocca accettare i suoi toni sufficienti, come se fossi uno che distribuisce volantini davanti a un supermercato.

Gli uffici stampa cambiano, meno spesso i giornalisti. Quindi i sassolini nella scarpa te li puoi solo tenere e continuare a camminare.
Capisco che spesso è difficile dare spiegazioni a un ufficio stampa che crede la propria notizia la più importante del momento. Ma credo che la preparazione e la professionalità di un giornalista possa essere misurata anche nel modo con cui dialoga con il mondo, prima ancora di raccontarlo.
Finisco con un augurio, quello di svolgere entrambi i ruoli una volta nella vita. Avrebbe una sicura valenza didattica.

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Geronimo Emili maggio 5, 2008 alle 23:42

Eeee, quanta sofferenza! Sembra quasi che stai raccontando “quando facevi il muratore a Nizza”.
Comunque la storia del bulloni, ti giuro, l’ho già sentita almeno 100 volte ma la meglio rimane “sempre meglio che lavorare”.
Una cosa però l’hai detta: almeno una volta svolgere entrambi i ruoli, anche se ritengo possa valere sempre per noi e di rado per i giornalisti. Ai giornalisti non deve interessare come funziona il mestiere di ufficio stampa, mentre per noi è fondamentale. E’ come dire che la casalinga di voghera deve scambiare ruolo col venditore di aspirapolvere. Cosa gliene fregherà mai alla casalinga di stare al posto del venditore, viceversa è molto prezioso. No?

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massimo maggio 10, 2008 alle 16:48

Beato Geronimo che vive nel paese della cuccagna.
Il mio esempio voleva stimolare una riflessione sul mestiere di ufficio stampa con le difficoltà connesse al dialogo con i giornalisti e con l’impossibilità di “promuovere” un prodotto immateriale come la notizia, quando c’è. A proposito di banalità: “meglio che lavorare”?. Penso sia più duro fare l’ufficio stampa, così come lo fanno in molti, piuttosto che pulire i pavimenti o fare cappuccini (io lo so). Ci sono anche le soddisfazioni sul lavoro e sulla bilancia pesano più delle difficoltà, meno male.
Ciò non toglie che ci sia un attegiamento di snobismo dei giornalisti nei confronti degli uffici stampa, derivato dall’ignoranza per il lavoro che svolgiamo (e da questo il consiglio a provare a ricoprire entrambi i ruoli. Un consiglio pedagogico più che una didattica marketing oriented per il raggiungimento dei fini).
A proposito di boiate, mi è capitato che alcuni giornalisti mi chiedessero informazioni su prodotti di altre aziende. Non pareri ma informazioni “tecniche”. E’ stato inutile spiegare l’errore, così gliele ho date.
Immaginazione al potere.

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Geronimo Emili maggio 10, 2008 alle 18:34

No, no e no!
Non è una boiata. Spiegami perchè non aprire un dialogo ampio con i giornalisti? Sai quante volte io li chiamo per dare informazioni che non riguardano i miei clienti? Lo trovo un modo intelligente per mantenere acceso il contatto. Mi vergogno sempre un po’ a chiamarli solo quando mi serve.
Io le informazioni tecniche su altri prodotti vicini a quelli che devo “vendere” io se posso li fornisco, anche perchè devo conoscerli.

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massimo maggio 11, 2008 alle 10:29

Io mi limito ai pareri, per lo più positivi. I dettagli tecnici se li cercano i giornalisti. Mi sembra un modo intelligente per fare il loro lavoro.

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massimo cavazzini maggio 23, 2008 alle 0:23

e io che ho fatto entrambi i mestieri posso parlare? :-D

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alessandro giugno 5, 2008 alle 21:53

Sentite questa: “Cosaaa? mandarti una email per ricordarti di avere il materiale che mi serveee? Ma io sono il caporedattore, insegno ad un seminario e vado a cena con un ministroooo! Basta, arrivederci!”

E che se ne frega?

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estrellita agosto 12, 2008 alle 14:41

io faccio l’addetto stampa in una pubblica amministrazione [pioggia di pietre] e ho fatto anche la giornalista e lavorato nove anni in una redazione web :)
a conti fatti preferisco stare in mezzo ai giornalisti che in mezzo agli addetti stampa, proprio per le ragioni riportate in questi commenti e nel post.

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sam ottobre 12, 2008 alle 21:24

Dopo anni di precariato in una redazione di provincia, ho deciso di passare dall’altra parte della barricata e ho creato un ufficio stampa nel settore privato. Ho studiato molto per diventare brava, ho sudato per imparare a tagliare una notizia, per fare miei gli aspetti tecnici essenziali per la riuscita di un comunicato eccellente etc..ai miei colleghi giornalisti passo la notizia pulita, precisa e organizzata. Mi dispiace signori ma mi sento davvero di svolgere un lavoro serio, cosa che invece spessissimo non riscontro nei giornalisti che prendono il comunicato fanno un bel copia incolla e via e non sono in grado di segnarsi su una banale agenda la data di uscita di un comunicato, che evidentemente se hanno scelto di pubblicare in data da definirsi, hanno trovato utile ai fini della noizia.
Noi addetti stampa non siamo seduti con il sedere alla scrivania tutto il giorno, vediamo clienti, ascoltiamo le loro esigenze, simuliamo piani di comunicazione, convinciamo gli esperti di marketing che siamo competenti e quando arrivati al dunque giriamo ai media la notizia, i giornalisti super mega impegnati la cestinano senza ritegno!

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Andrea gennaio 12, 2009 alle 8:43

Propabilmente sono off-topic, ma è il luogo più adeguato dove ho la possibilità di chiedere a dei professionisti.
Sono un giovane artista performativo interessato alla figura di un adetto stampa che curi i miei eventi.
Mi piacerebbe avere qualche notizia in merito, sapere se è qualcosa di fattibile anche per me, o accessibile solo a grandi gruppi, aziende ecc, se ci si può rivolgere anche a chi non fa esclusivamente questo.
Grazie in anticipo a chi vorrà rispondermi e ad Alessandro Longo per aver usufruito del suo spazio.

p.s.leggendo le varie stupidate degli adetti stampa farò poi bene a rivolgermi a loro? :D .. Scherzo, adetti stampa, tranquilli..
anzi fatevi una risata pensando che personaggi come Luca Giurato o Emilio Fede sono giornalisiti :D

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Anonimo gennaio 21, 2009 alle 9:34

Gentile Andrea,
le rispondo in qualità di addetto stampa che nello specifico cura spesso eventi artistici e culturali.
Se le fa piacere potremmo fare due chiecchiere, se preferisce mi può scrivere al mio indirizzo info@ima-go.it
A presto,
Samantha

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Marco Ferrero ottobre 27, 2009 alle 17:56

Io sono stato un giornalista e sono, da quasi 15 anni, un addetto stampa. Di “stupidari” ne potrei scrivere almeno una decina e tutti corposi, da una parte e dall’altra. C’è il giornalista che riceve il comunicato, decide di pubblicarlo, ma sbaglia il nome dell’azienda, anche se è scritto (giusto) una decina di volte in tutto il testo. E c’è l’addetto stampa che non distingue una notizia da un carciofo e non percepisce la differenza che passa tra il Sole 24 Ore e un periodico di settore. Ci sono, però, sia giornalisti attenti e disponibili, senza essere marchettari che addetti stampa professionali e corretti, senza essere papponi, per fortuna. Secondo me la stessa “dose” di cretini e di persone normali è presente in ambedue le categorie. E, per fortuna, la professionalità e la correttezza sono largamente rappresentate in tutte e due i ruoli!
A complicare le cose, per l’addetto stampa, però, interviene un’altra categoria diabolica con cui i giornalisti, fortunelli, non devono avere a che fare: i clienti.
I clienti servono all’addetto stampa per vivere. Ma vagli a spiegare che la loro azienda, anche se certamente “leader in Europa” non finirà sui quotidiani solo perchè ha appena prodotto un nuovo tipo di chiodo per quadri. O che uscire su “Economy” con il nuovo pupazzo dei cartoon, destinato ai bimbi di 5 anni, è quantomeno inutile, oltre che arduo. (“su Toy Store ci esco già da solo…io ti pago per uscire sulle riviste finanziarie!” ti dice) O che non è bello darti una notizia da pubblicare e poi chiederti di smentirla perchè il loro papà, proprietario dell’azienda, gli ha fatto un cazziatone quando l’ha letta sui giornali (giuro, mi è successo!). O che non si può parlar male di un concorrente. Non in un comunicato, quanto meno. O che “splendidissimo” e “figo” non si possono usare nel loro comunicato, destinato ai quotidiani, anche se loro si rivolgono a un pubblico giovane. Potrei andare avanti per ore. A me un cliente ha fornito una foto – da pubblicare – del prodotto di un suo concorrente! “Tanto è molto simile al nostro” si è giustificato, quando (per fortuna!!) me ne sono accorto! Un altro, un’azienda che faceva gadgets, mi ha detto, una volta: “va be’, si, la pagina (intera!! tre articoli, con foto, box, ecc…) che è uscita sul “Corriere della Sera” è carina, ma perchè sugli altri quotidiani hai fatto solo delle brevi? Non avevi tempo?” (leggi: “non avevi voglia di lavorare?”) Tutto questo, i giornalisti, almeno se lo risparmiano.

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Ale gennaio 18, 2010 alle 19:36

Ciao.
Non sono una giornalista né un addetto stampa. Il vostro mondo, però, mi ha sempre affascinato: al punto da indurmi (sebbene io non sia più una giovincella) a fare uno stage come addetto stampa (a Milano) e a scrivere per giornali locali (a Siracusa). Ebbene: nessuno mi ha mai detto come si fa l’una o l’altra delle due cose ma ho capito subito che quello del giornalista – a tratti – è un ruolo più snob. Non può forse scegliere quale notizia pubblicare? Negarsi al telefono per giornate intere? Darsi all’isterismo ogni due per tre, minacciando di non prendere in considerazione i comunicati della gente che non gli aggrada? L’addetto stampa, invece, non ha possibilità di scelta: deve “vendere” bene il prodotto o non porta nulla a casa. Deve avere la pazienza di insistere senza diventare ossessivo con i giornali, di guidare il cliente verso scelte mirate senza dare l’impressione di essere saccente. Mi sembra che entrambe queste professioni siano da stimare per le qualità richieste: forse servirebbe da entrambe le parti solo un po’ più di buon senso.

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Francesca Pigna aprile 12, 2013 alle 18:00

La maggior parte dei comunicati stampa sono pubblicitari, quindi non si dovrebbero neanche prendere in considerazione poiché scarsamente si trovano notizie utili. Le notizie le vai a trovare alle fonti su argomenti di utilità pubblica, sociale, economica, non certo aspetti il comunicato dell’uff stampa della azienda o ente. Quando non pubblichi il comunicato il soggetto di turno ti infama dicendo che tale testata e tale altra pubblicano e basta, quindi te sei una cacca. Il problema non è lui come addetto stampa, ma è il sistema che non funziona, sono coloro che pubblicano gratis i comunicati, sono quei pubblicitari che acquistano gli spazi sul media e poi pretendono che il comunicato diventi notizia, ecc. Il giornalismo è una seria professione, con regole da seguire e soprattutto rispetto in chi lavora seriamente.

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Barbara gennaio 23, 2014 alle 17:09

Articolo degno di essere condiviso. Sull’argomento in di cui scrivi non molto tempo
fa ho letto parecchio, ma considero che questo sia particolare.
bye

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Francesca febbraio 25, 2014 alle 11:05

Maddalena

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Giuseppe aprile 3, 2014 alle 9:29

Ammiro il tuo modo di scrivere come scrivi, sono sicura di tornare
qui a leggere altri pezzi

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