Il codice etico contro il razzismo dei giornalisti

di alex il 23 settembre 2007

Arriva la Carta di Roma, il codice etico che i giornalisti dovranno seguire nel trattare di immigrati, rifugiati politici, richiedenti asilo.

Si è scoperto che un certo atteggiamento nella scelta e redazione delle notizie ha reso gli italiani più xenofobi.

Se, per esempio, s’intende sostenere che un certo gruppo etnico commette più reati, si citino i dati a sostegno della tesi. Ma si eviti di scegliere accuratamente, tra le notizie negative, proprio quelle che riguardano quel gruppo etnico escludendo altre notizie, identiche, che non lo riguardano. Si evitino le discriminazioni occulte, indirette, subliminali. Naturalmente, chi vorrà proseguire su questa strada potrà farlo: l’Osservatorio potrà solo segnalare il comportamento disonesto. Poi, come sempre, saranno i lettori a decidere

A quando un codice etico per lo scrivere di Internet? Posso dire allo stesso modo che “un certo atteggiamento nella scelta e redazione delle notizie ha reso gli italiani più arretrati”. Spaventati, sospettosi nel nuovo medium. Terrorizzati dall’uso delle carte di credito online.

{ 4 commenti }

Smeerch settembre 25, 2007 alle 20:39

Non c’è carta (e mai ci potrà essere) che riduca, limiti o cancelli l’ignoranza.

Boero settembre 25, 2007 alle 23:34

Condivido in pieno il commento di Smeerch. Tuttavia rifiutare il problema non è nemmeno questo un segno di intelligenza o di superiorità culturale. È indiscutibilmente una realtà dei nostri tempi, aggravata da molti equivoci e da un uso inappropriato e inflazionato del termine. Io credo che sarebbe innanzitutto necessario precisare con chiarezza che cosa è razzismo. Allora si vedrebbe che molti aspetti del problema andrebbero chiamati in altro modo. Inoltre spesso si affronta il discorso in termini troppo semplici rispetto alla sua grande complessità. Non si può essere tutto d’un fiato a favore o contro.
Il giornalista ovviamente è chiamato a trattare quasi quotidianamente il problema e il rischio che qualche sua opinione possa essere considerata razzista è sempre dietro l’angolo. Ma fino a quando l’opinione è frutto di un ragionamento pacato e non privo di un qualche fondamento potrà restare un’opinione discutibile ma non necessariamente razzista. D’altronde per non essere razzista non si può sempre parlare bene degli immigrati o dei rifugiati ecc., così come non si può sempre parlare bene degli Italiani. Il problema nasce quando il giornalista nel parlare degli immigrati usa un registro diverso da quello che usa per gli italiani, quando nel suo pensiero non si avverte soltanto la logica del ragionamento, ma una immotivata partecipazione emotiva che affonda le radici nella prevenzione.
Io tuttavia ritengo che il giornalista, come sempre, più che ad una Carta etica debba essere sottoposto al codice deontologico. Se c’è bisogno di una carta etica vuol dire non ha una completa e corretta deontologia professionale. Un giornalista che si abbandona ad atteggiamenti razzisti non ha una cattiva morale, ma è soltanto un cattivo giornalista. Questa è una professione in cui non ci può essere una separazione tra etica e correttezza professionale, ma devono essere un tutt’uno, per cui credo che anziché ad una Carta etica sarebbe opprtuno pensare ad una Carta mondiale del giornalismo.

Dario Salvelli settembre 26, 2007 alle 16:36

Sarebbe già tanto scrivere e parlare,e non lo dico soltanto in questo caso ma sempre, un po più dei fatti,in maniera un po più fredda,non eccessivamente descrittiva ma prima di stereotipi e di quell’impressione della quale Boero.

ASCOLTACI E RICREDITI, FAI ALMENO UNA VOLTA IL GIORNALISTA LIBERO ottobre 17, 2007 alle 14:34

Visto che sugli altri articoli, non commenta, IMMAGINO CHE LEI SIG. LONGO SIA UN PERFETTO INCAPACE,
TANTO NON COMMENTERA’ NEMMENO QUI, SI LEGGA QUESTO post di beppe se non l’ha fatto in altra sezione ( e sono sicuro che ci sta ignorando appositamente):

Gentile Sig. Longo,
non c’è molto da aggiungere a quello che è già stato detto. Tutti quelli che scrivono sono semplicemente arrabbiati per l’ennesima ingiustizia subìta e (leggendo il suo articolo) per l’ennesimo esempio di informazione “prudente” in modo sospetto, a tutto vantaggio di una multinazionale che sarebbe stato meglio tenere di più sotto la lente di ingrandimento, piuttosto che scrivere per sentito dire. Inutile soffermarmi inoltre su un Cooper, evidentemente arrabbiato ma per altri motivi: il più imporante di questi si chiama “invidia”.

Qui c’è un equivoco di fondo da chiarire, e cioè l’idea che se un utente – sfruttando (sì, avete letto bene, “sfruttando”) un piano tariffario evidentemente mal progettato dai suoi creatori, ovvero i signori della H3G – riesce ad accumulare un credito milionario, questi deve per forza aver agito in modo anomalo. Falso, falsissimo.

Vuole vedere come è semplice “dimostrare” a tavolino un credito di migliaia di euro accumulato (senza neanche tanta fatica) nel corso di un mese? Basta avere una fidanzata (come la mia) che possiede una Vodafone Revolution e che chiama il fidanzato (cioè io) spendendo in un mese 45 euro (quindi NON GRATIS, bensì spendendo dei soldi) e che ne fa ricaricare la scheda di circa 150 euro/mese (1500 minuti moltiplicato l’autoricarica di 10cent. minuto). Inoltre, basta considerare che questo ragazzo (cioè io), visto che la cosa funziona, ha regalato una scheda del genere anche alla mamma, di modo che tutte le telefonate fatte da casa (dai suoi familiari) verso di lui (cioè sempre io, che lavoro fuori della mia città) vengano fatte più convenientemente da un cellulare piuttosto che da casa… e giù quindi altre 60/70 euro mese di media. Poi basta considerare che gli altri familiari abbiano 1 scheda Tim a testa, regolarmente registrata sul sito della Tim, e che abbiano potuto mandare 10 sms giornalieri verso tutti (guarda caso sul mio numero) visto che altrimenti “sarebbero andati persi”… e facciamo quest’altro conto: 4 schede x 10 sms x 30 giorni x 4 centesimi = altri 48 euro/mese. Ci potrei aggiungere tutte le telefonate che normalmente ricevo, ma dovrei poi sottrarre anche tutte quelle che faccio normalmente e quindi il surplus di credito andrebbe in pari. Inoltre ci dovrei aggiungere le schede Wind vendute (quasi regalate a prezzi stracciati) con centinaia di sms in promozione verso tutti che, ovviamente, ogni quando ho potuto ho comprato e i cui sms ho fatto confluire sulla mia scheda… ma lasciamoli da parte questi sms della Wind. Facciamo solo la somma delle cifre viste fin qui: 150+60~70 +48 = circa 260 euro/mese che in un anno diventano circa 3000 euro.

In tutto questo, mi pare di averLe chiaramente ed inequivocabilmente dimostrato che nonostante il credito sulla mia scheda si sia accumulato “da solo” io ho continuato a farne un “uso normale” del mio telefono, chamando quando ne avevo necessità. Nulla di illegale quindi, nessuna truffa, nessun comportamento anomalo. Poi, non prendiamoci in giro: è chiaro che chiunque abbia (e abbia avuto) un piano autoricaricabile sia sempre tentato di dirottare il traffico in entrata verso la propria scheda piuttosto che quella di un suo familiare o sul telefono fisso, perchè se chi chiama spende la stessa cifra, almeno chi riceve ne trae un utile.

Ora, se io che sono una persona normale e onesta (e solo più furba di tanti altri, anche se per Cooper evidentemente questa sana furbizia che non lede gli interessi di nessuno è certamente qualcosa di deleterio, visto che lui non è stato sufficientemente sveglio da organizzarsi allo stesso modo) sono riuscito ad accumulare senza sforzo 3000 euro in un anno, senza di fatto intaccarne gran che nei mesi successivi, figuriamoci qualcuno che con la complicità di 10 “fidanzate”, di 180 parenti e amici (e magari col giusto tempo da perdere alla ricerca di siti che consentano l’invio di sms) si sia dedicato anima e corpo (anche spendendoci dei soldi suoi, intendiamoci, perche il traffico delle Revolution si paga così come costa mantenere attive delle schede Tim o Wind) a decuplicare il credto sulla propria scheda.

Dov’è il problema? Capisco che chi abbia una usim con diverse migliaia di euro possa stare sicuramente ANTIPATICO a tutti gli altri, ma la differenza tra COMPORTAMENTO ILLECITO e COMPORTAMENTO MORALMENTE DISCUTIBILE (per quanto, mi pare di averlo illustrato, tale immoralità è soggettiva e frutto dell’invidia, più che altro) dovrebbe essere SEMPRE tenuta BEN CHIARA. Soprattutto quando con un articolo superficiale e palesemente schierato come il Suo si processano i consumatori dopo che il gestore ha perpetrato l’ennesimo abuso.

L’autoricarica è stato, è e deve continuare ad essere equiparata a credito standard senza scadenza, così come da contratto. PUNTO. Se la H3G non lo fa, viola la legge. Non ci sono santi o presunzione di mala fede (da parte degli utenti) che tengano…

Non si domandi come sia possibile che Lei e Cooper non abbiate 3000 euro su una sim, si domandi piuttosto (e gliel’ho fatto vedere, è semplice rispondersi) come sia facile per un utente medio accumularli SOLO sapendo come fare nella LEGALITA’. Se Lei poi non riesce, una volta date queste risposte, a vedere un ABUSO della H3G anche dopo che migliaia di utenti (ma se fosse anche uno solo sarebbe la stessa cosa!) ci hanno sbattuto il naso, allora mi sa che deve ritornare a scuola di giornalismo.

Mi perdoni la franchezza, ma dopo aver letto il suo articolo sono stato assalito come da un pressante sospetto… ho subito pensato che la H3G le avesse regalato una delle USIM milionarie di cui tanto si parla al solo scopo di addolcire la pillola. Questo sì sarebbe moralmente discutibile. E – mi creda – sono uomo di sinistra e lettore di Repubblica.

Cerchi di riparare al Suo enorme e madornale abbaglio: metta penna in carta e scriva un nuovo articolo sull’argomento. Stavolta però informandosi prima di scrivere.

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