Giornalismo, si cambia

di alex il 19 settembre 2007

Qualcosa sta cambiando. Oggi su Repubblica nasce R2

Vi suona familiare?

E anche la politica dovrà guadagnarsi il suo spazio nella nuova sezione, con questo semplice criterio: no alla politica che parla di se stessa, sì alla politica che parla delle persone

L’ha scritto Ezio Mauro presentando R2.

Mi ricorda la svolta del TG1.
Insomma, i giornali, almeno alcuni, si sono resi conto che la gente e soprattutto i giovani sono stanchi di leggere del botta e risposta tra politici su faccende che interessano solo al palazzo.
Ora devono capirlo anche i politici. Orsù, un altro passettino su questa strada dell’ovvio.

{ 1 commento }

Boero settembre 19, 2007 alle 18:09

Forse Lei, Alessandro Longo, avrà già letto il mio commento in “Svolta per il TG1″ e quindi non voglio ripetermi, anche perché in fin dei conti non avevo detto niente di trascendentale. Aggiungo solo questo. Va molto bene che il giornalismo cominci a rimodellarsi, ma è necessario andare più in profondità, bisogna recuperare il vero ruolo del giornalismo e ridargli un’identità più alta, direi quasi nobile. Non che debba essere necessariamente fatto di santoni dell’informazione, ma che debba raddrizzare la schiena questo sì. Nel giornalismo di oggi ci sono troppi aggettivi e troppi avverbi, troppo sensazionalismo, con il risultato di muovere più le emozioni che il ragionamento. Si vendono troppe verità “fasulle”, ci sono troppe supposizioni spacciate per certezze e poche domande. Gli interrogativi sono il sale della conoscenza, l’hanno capito benissimo i seminatori di zizzania che, quando vogliono colpire qualcuno, buttano là una domandina assassina che entra nella testa della gente e non se ne va più.
Ci sono anchei titoli troppo “strillati”, che spesso non sono neanche molto coerenti con il contenuto degli articoli. È anche un giornalismo troppo ripetitivo, che spesso rincorre le notizie più per la loro presa sulla gente che per la loro effettiva importanza (specialmente in televisione).
Io sono un lettore assiduo e posso dire che c’è anche del buon giornalismo, ci mancherebbe, ma è annegato in un mare di chiacchiericci.
Ci sarebbero da affrontare molti altri problemi, come quello della manipolazione delle notizie (le so riconoscere, mi creda e conosco bene anche le tecniche sottili che vengono usate; naturalmente non parlo delle interpretazioni magari sbagliate ma fatte in buona fede, quanto di certyi confezionamenti intenzionali delle notizie), ma in un blog non è facile affrontare tutte queste problematiche.
Mi è capitato di vedere, all’estero, alcuni giornali in cui i commenti del giornalista sono quasi assenti, in cui il giornalista si limita a racconntare i fatti con verbi e sostantivi, senza infiocchettamenti di alcun genere, e più che esprimere un’opinione pone delle domande corredate delle argomentazioni che le suggeriscono e le supportano (che sono anch’esse non ipotesi ma fatti pregressi). Ne viene fuori un giornalismo asciutto e incisivo, e quelle domande lasciate in sospeso spesso spingono il lettore a cercare una risposta nel giornale del giorno seguente e dentro i propri ragionamenti.
Non è che io voglia insegnare il mestiere agli altri, ma è anche vero che sono il destinatario del frutto del vostro lavoro e che sono fermamente convinto della estrema importanza del giornalismo nello sviluppo di una società moderna. Non vorrei che il giornalismo commettesse lo stesso errore che ha commesso la scuola, che anziché tracciare nuove strade si è accodata al carro.

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