Viaggi stampa con i soldi pubblici

di alex il 17 giugno 2007

Come non dare ragione a Gilioli sul costume dei viaggi dei politici, con giornalisti a seguito, il tutto pagato con i soldi pubblici? Con danno doppio per i cittadini, sia come contribuenti sia come lettori.
Ormai è raro che gli editori paghino i viaggi stampa. La norma è che siano le aziende che presentano prodotti a farlo, per i giornalisti, e di recente il costume si è esteso anche ai blogger.
Al che scatta un dubbio. Il giornalista può comunque raggiungere- se vuole, se s’impegna- giusta obiettività anche se è invitato, perché non è un singolo, ma ha una redazione a fare da materasso contro le pressioni eventuali delle aziende.
E se è un freelance non si può nemmeno permettere di farsi la reputazione da “marchettaro”, pena perdita di lavoro. A tutto si aggiungono le motivazioni morali che dovrebbero spingere (giornalisti e blogger) a essere obiettivi, per rispetto dei lettori.
Invece per il blogger che non fa di questo il proprio lavoro resta solo questa motivazione morale e l’interesse a mantenere la reputazione tra amici.
Basterà? In un mondo ideale, sì. A molti blogger della prima ora, integerrime persone, certo sì. Ma non si rischia di vedere esteso e amplificato nel web 2.0 il potere delle aziende sul prodotto finale della comunicazione? L’unico antidoto che mi viene in mente sono i già noti concetti di conversazione, di reputazione, che dovrebbero scovare e isolare le fonti di cattiva informazione, anche tra i blogger. Il meccanismo (isolare le mele marce della conversazione) in passato ha funzionato (contro i finti blog). In linea di principio la depurazione (come l’inquinamento) delle fonti dovrebbe apparire più facile sul web 2.0, laddove pare ormai impossibile isolare i giornalisti che fanno usi impropri dei media tradizionali. Loro sono troppo potenti, troppo protetti, mentre nel web 2.0 ancora c’è abbastanza verginità per impedire che si formino poteri malsani di questo tipo.
Ma essendo passato da troppi libri di filosofia del sospetto so bene che questa efficacia di depurazione è un obiettivo sempre a tendere e non un dato di fatto intrinseco nel web 2.0. Credere nell’opposto sarebbe metafisica, un po’ come la mano invisibile che secondo Smith dovrebbe rendere socialmente utile gli interessi individuali capitalistici…si è visto quanto sia vero.
Per esempio: se per il web 2.0 è facile isolare i finti blog, lo sarà lo stesso contro presunte blog star che dovessero vendersi alle aziende?

{ 9 commenti }

Fabio Metitieri giugno 17, 2007 alle 19:40

Ma quali interrigimi blog della prima ora????

La nostra blogosferina da periferia dell’impero e’ ormai tutto un coro di invocazione di cocktail, panini, toast, cene e ormai vogliono pure i gadget, come Valdemarin. Gli altri venderebbero la madre e la fidanzata pur di scrivere su carta o, almeno, in Rete ma sotto un cappello autorevole…

Tutti pronti a vendersi e stizziti perche’ nessuno li vuole comperare, mi pare.

Quanto ai meccanismi di reputazione, sai bene anch etu ocme funziona… tu linki me oggi cosi’ io linko te domani e tutti e due saliamo nelle classifichine. Ed entrambi ignoriamo sistematicamente qualsiasi critica e chiunque non faccia parte del nostro villaggetto di citazioni e sviolinate reciproche.

Secondo me Granieri qualcosa si era fatto, quando ha scritto i suoi libri, non so cosa, ma di certo qualcosa si’. Perche’ per immaginarsi certe baggianate…
;-)

Ciao, Fabio.

Smeerch giugno 17, 2007 alle 23:54

Il fatto che hai tirato fuori questo discorso proprio ora mi puzza un po’… :)

zetavu giugno 18, 2007 alle 9:42

Alessa’,
che fai, insisti?

Dario Salvelli giugno 18, 2007 alle 9:55

Ehehe per una volta sono d’accordo in parte con Fabio. Però non tutti sono così: c’è anche chi fa qualcosa di buono che sedurre le aziende e farsi spesare l’impossibile. Forse però lo fa in sordina e senza proclami.

Slowfinger giugno 18, 2007 alle 10:57
Tommaso giugno 18, 2007 alle 13:02

Caro Alessandro,
mi sembra che il pezzo sia abbastanza pregiudizievole e, malizia mia, spinto più dallo smacco di aver perso l’esclusività di questi privilegi, che da un’analisi critica.

Credo che i primi passi che stanno facendo le aziende per avvicinarsi alla blogosfera non costituisca una minaccia, ma una valida opportunità di dialogo tra le due realtà.
Che poi esistano aziende che tentano di influenzare persone influenti e blogger corruttibili, non mi sembra cosa nuova, o almeno, non mi sembra tanto lontana da quanto avviene a pari modo nel “mondo dei giornalisti”.
Giusto qualche giorno fa parlavo con una giornalista che scrive in un giornale dove trovo anche la tua firma di quanto la redazione fosse sommersa di omaggi e di come anche i più esperti critici siano agilmente influenzabili.

La differenza è sostanziale è che la Rete permette subito di smascherare un’opinione manipolata.

Si può dire invece sempre di un buon pezzo sbilanciato a favore di chi offre regali, vacanze e benefits?

Le persone che navigano la Rete sono inoltre abituate a non prendere per certo quanto viene passato, o, per lo meno, hanno la possibilità di confrontarlo con altri autori/altre fonti in maniera rapida e semplice.

Nel momento in cui si sente odore di “marketta” (come dici tu) si fa presto a fare un giro a cercare prove e controprove.
Se un blogger vuole farlo, che sia libero di farlo. Probabilmente il gioco funzionerà con qualche persona. Ma gli spiriti più critici e navigati fanno presto a rendersi conto della (mancata) obiettività di quanto scritto.

A mio avviso hai ignorato il rapporto che si crea tra blogger e lettore, un rapporto di fiducia, un rapporto autentico, dove non c’è volontà di tradire questa relazione.
Un rapposto che sta alla base e che non può essere sminuto.

A differenza del giornalista, che comunque scrive e deve rispondere ad una redazione, il blogger ha la possibilità di scrivere liberamente ed apertamente, senza vincoli o pressioni.
Non dico che sia sempre così, ma che non mi sembra questa gran differenza rispetto a quanto avviene con i giornalisti.

rocker giugno 18, 2007 alle 15:05

ok, tutto bene, ma per cortesia, non mettiamoci ad equiparare giornalisti e blogger. I giornalisti veri studiano per diventarlo, si fanno unmazzo quadro per avere un posto fisso o a elimosinar epezzi se si fa i freelance. Fare il blogger non per professione (specifico) è un tantinello diverso. E la differenza sta anche nel fatto che un blogge ha più liberta, sicuramente… ma anche di scrivere cazzate. ;)

zetavu giugno 18, 2007 alle 15:48

@Tommaso
Caro Tommaso,

che le redazioni siano coperte di omaggi è un vecchio sconcio (ripeto: uno sconcio) che va avanti da molti anni. Lo dico da giornalista.
Che i blogger comincino ad essere omaggiati allo stesso modo, è un altro fatto. Sconcio.

E non credo proprio che ci siano differenze, sai? Anzi una c’è, sai quale?

Che il blogger è senza pudore e non ha nemmeno quella distanza professionale che il giornalista riesce a darsi nei toni, quando scrive 90 righe da un convegno alle Hawaii dove è andato tutto pagato in business class.

La cosa grave è che quelli che avrebbero dovuto cambiare il giornalismo con la loro critica corrosiva già ne prendono i vizi peggiori.

Invece accadrà ciò che accade da sempre nelle comunità di questo tipo: che chi non condivide l’andazzo verrà guardato con sospetto, e insultato e diffamato appena possibile, perchè mette granelli di sabbia nell’ingranaggio.

E’ una brutta situazione.

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