Blogger vegetariani alla riscossa

di alex il 19 dicembre 2006

Stanno nascendo un po’ di post interessanti sul vegetarianesimo. Ne parlano Gilioli e Boh.
Sono vegetariano da 10 anni (circa).
La cosa più seccante di essere vegetariani è che capita spesso di trovare gente che non si fa i cazzi propri e vuole criticarti per la tua scelta. La seconda cosa più seccante è quando trovi cuochi e camerieri che nemmeno capiscono che cosa significhi e che cosa un vegetariano mangi esattamente (ma non farebbe parte del loro mestiere saperlo?). Non mi sembra tanto difficile: mangiamo tantissime cose. Eccetto ciò che è cadavere. E allora, perché chiedere “e il tonno lo mangi?”. Mica nasce in scatola, no? L’Italia è stata per generazioni senza carne, poi è venuta la cultura distruttiva americana a dettare legge anche nel cibo (mica solo a noi: vedi l’obesità crescente nei Paesi in via di sviluppo). Tentate di farci vedere come povera e triste la nostra ottima pasta e lenticchie, ma non ci avrete…

bufala

{ 30 commenti }

Smeerch dicembre 19, 2006 alle 3:08

Alex massimo rispetto ma diciamoci le cose come stanno: l’Italia è stata per generazioni senza carne per questioni di scarsità e povertà. Non per scelta, per necessità. Cose come il prosciutto, il culatello, la mortadella, i vari salami, le bistecche e la grande tradizione di macelleria, i tortellini, il sanguinaccio, come te le spieghi? Non fanno forse parte della tradizione culturale italiana?
Personalmente non credo che un cuoco sia tenuto a sapere cosa mangia un vegetariano. A meno che non lavori in un ristorante vegetariano.
Un amico qualche tempo fa mi ha fatto riflettere sulla frase: “Non è mica colpa dell’uomo se è al vertice della catena alimentare?”

alex dicembre 19, 2006 alle 4:03

E’ una frase stupida come quella di chi giustifica gli stupri con gli istinti del maschio.
Rifletti su questo.

Boh/orientalia4all.net dicembre 19, 2006 alle 8:18

Esatto, la gente ti critica per questo però fa ben di peggio.. A uomini e animali.

ciao, Boh

Alessandro dicembre 19, 2006 alle 15:34

“E’ una frase stupida come quella di chi giustifica gli stupri con gli istinti del maschio.”

Caro Alex, un filosofo con cognizione di causa non dovrebbe dire certe sciocchezze spacciandole per similitudini su cui “riflettere”. Anche qualora vengano toccati argomenti particolarmente sentiti.

Nel caso invece tu fossi convinto di ciò che hai scritto, ti faccio notare come l’uomo sia un organismo onnivoro, ovvero il cui apparato digerente è in grado di assimilare sostanze nutritive di provenienza sia animale che vegetale. Particolarità che gli consente, tra l’altro, una maggiore probabilità di sopravvivenza, dovuta alla varietà di sostanze nutritive presenti nella dieta.

Non mi risulta ci siano evidenze scientifiche che descrivano lo stupro.

Detto questo, da parte mia massimo rispetto verso coloro che fanno questa scelta nella propria dieta, sopratutto considerando le dinamiche che ruotano attorno al mercato delle carni.

bye

alex dicembre 19, 2006 alle 15:42

Onnivoro significa che può mangiare tutto, non che debba.
Trasformare il fatto della scienza in un dovere è una tipica deriva positivistica e ideologica.

Ecco, vedete: classico esempio di persone che non perdono occasione di argomentare contro appena sentono che uon è vegetariano.
Li attiriamo come il miele le mosche…

Fabio Metitieri dicembre 19, 2006 alle 16:19

Di’, ma le sardine le mangi, no?

Ciao, Fabio.

Alessandro dicembre 19, 2006 alle 16:47

Inutile farti notare come io non abbia mai detto che “onnivoro” significa “che DEVE mangiare tutto”, come non abbia mai trasformato la scienza in un dovere e come non abbia mai “argomentato contro”. Ma queste sono cose che un filosofo sa benissimo.

Molto bello “l’arte di ottenere ragione” di A.Schopenhauer, a suo tempo lo lessi anch’io. Alcuni stratagemmi molto simpatici che ricordo:
* Ricorrere a false deduzioni e deformare i concetti dell’avversario derivandone tesi che non vi sono contenute, assurde o contraddittorie.
* Argumentum ad auditores: in mancanza di argomenti, avanzare una obiezione non valida di cui però solo un esperto vede l’inconsistenza.
*Ricondurre un’affermazione dell’avversario ad una categoria odiata (Per esempio: “Questo è manicheismo…”; “questo è arianesimo…”; “questa è una tipica deriva positivistica e ideologica…”; “classico esempio di persone…”)

Parafrasandoti, ecco un classico esempio di “dialettica eristica”, banalmente l’arte di ottenere ragione; per i dialettici eristici è più importante vincere la battaglia verbale, specie davanti ad un pubblico, piuttosto che dimostrare logicamente le proprie tesi.

:-)

pao dicembre 19, 2006 alle 19:02

>Non mi sembra tanto difficile: mangiamo tantissime cose. Eccetto ciò >che è cadavere.

chiedo scusa ma :| mangi i sassi ?? il riso e la pasta tanto epr fare due nomi 2 erano piante *vive* prima di essere accoppate eh, se la mettiamo sul piano di alimento vivo/morto :|

Anonimo dicembre 19, 2006 alle 22:41

Alex, non sai tenere banco a una conversazione, poco ma sicuro, ma questo lo hai già dimostrato. “Noi” attenteremo pure alla purezza dei vegetariani, ma tu a citare gli stupri come paragone e a storpiar ela storia (l’Italia è rimasta senza carne per anni? E ti credo! Crepavamo di fame!)… un po’ penosetto eh…

Orazio dicembre 19, 2006 alle 23:55

Critica ragionata al post di Longo

Stanno nascendo un po’ di post interessanti sul vegetarianesimo. Ne parlano Gilioli e Boh. Sono vegetariano da 10 anni (circa). La cosa più seccante di essere vegetariani è che capita spesso di trovare gente che non si fa i cazzi propri e vuole criticarti per la tua scelta.

Credo anch’io sia seccante. Hai fatto una scelta, va rispettata.

La seconda cosa più seccante è quando trovi cuochi e camerieri che nemmeno capiscono che cosa significhi e che cosa un vegetariano mangi esattamente (ma non farebbe parte del loro mestiere saperlo?).

No, sta a te essere specifico, dato che ci sono tante forme di vegetarismo.

Non mi sembra tanto difficile: mangiamo tantissime cose. Eccetto ciò che è cadavere. E allora, perché chiedere “e il tonno lo mangi?”. Mica nasce in scatola, no?

No, ok. Ma facciamo un altro esempio. Mangi uova? Miele? Formaggio? Bevi latte? Immagino che la risposta sia “sì” per almeno una di queste domande. Se fosse “no” saresti un vegetariano spinto da motivazioni etiche.

L’Italia è stata per generazioni senza carne, poi è venuta la cultura distruttiva americana a dettare legge anche nel cibo (mica solo a noi: vedi l’obesità crescente nei Paesi in via di sviluppo)

Questa mi sembra una considerazione proprio superficiale. E siccome non è da te, deduco che stai lanciando una provocazione pseudo-culturale. Però sarebbe un po’ superficiale. Per cui deduco che tu ti ritieni bravo ad essere vegetariano e non accetti ulteriori argomenti.

Tentate di farci vedere come povera e triste la nostra ottima pasta e lenticchie, ma non ci avrete…

No, la questione è un altra. Sono poveri e tristi le tue argomentazioni, ed è un peccato perché avresti potuto utilizzarne altre più efficaci. Quelli come me vengono chiamati vegan. Che ci fa sembrare extraterrestri, ma che almeno

Ma deduco che tu sia un vegetariano di filosofia non etica e non ambientalista. Diciamo che segui una filosofia opportuna.
Non di sola pasta e lenticchie vive l’uomo.

alex dicembre 20, 2006 alle 0:31

Sono vegetariano per ragioni etiche. I vegani hanno fatto un’altra scelta, che io ammiro, ma che non riesco a imitare.

Keper gennaio 11, 2007 alle 13:13

Non capisco la polemica
Sinceramente.
Tu hai fatto la scelta di essere vegetariano, io no. Da piccolo mia madre mi ha cresciuto vegetariano, oggi non lo sono perché ho fatto “la fame” da carne.
Eticamente essere carnivori non è bello. D’altra parte uccidere piante (che non gridano, non manifestano dolore) è sempre un’uccisione, forse meno emotivamente disturbante.
Non capisco la ragione dello scontro, anche se mi sembra che tutte e due le fazioni ne godano, come per legittimare la propria scelta.

Anonimo gennaio 13, 2007 alle 6:09

Cagate, non sanno come giustificare la loro fame di cadaveri. Non hanno mai provato stare senza carne per cui non capiscono. che prima provino e poi parlino. Hanno solo paura e basta. La gente quando non sa comincia ad accusare e sparano stronzate. Classico. Sono anche io vegetariano e i discorsi sono sempre uguali. Continua così.!!!! Sono loro ch non sanno cosa dicono e non sanno tenere banco. Dicono cose sentite dire e basta. Dicono che non si può stare senza carne, cagate.

Davide gennaio 13, 2007 alle 9:43

La cosa più seccante di essere vegetariani è che capita spesso di trovare gente che non si fa i cazzi propri e vuole criticarti per la tua scelta.

-Verissimo, ma non sanno che più criticano e più ci convincono delle nostre scelte, perchè(come i signori qui sopra) non avendo delle giuste motavazioni non colpiscono nel segno. Parole perse al vento.

La seconda cosa più seccante è quando trovi cuochi e camerieri che nemmeno capiscono che cosa significhi e che cosa un vegetariano mangi esattamente (ma non farebbe parte del loro mestiere saperlo?).

-Qua dove abito io in Oriente(visto che si dice tanto che siano terzo mondo)il novanta percento dei ristoranti ha mezzo menù vegetariano(ed alcuni vegano).
La cucina senza carne e pesce è vastissima, ed è vero che un cuoco che non sappia preparare due piatti in croce senza queste a mio avviso un cuoco non è.

Quanto riguarda i vegani invece(visto che hanno sempre una parolina
simpatica per i vegetariani) io non condivido la loro scelta, per il semplice motivo che in natura senza alcune sostanze l’uomo non può vivere. Dopo che la scienza abbia fatto salti da gigante e abbiano sintetizzato alcune di queste(come ad esempio la b12), non vuol dire che sia giusto. A volte mi sembrano androidi. Dopo tutto quello che dicono ai vegetariani mi sembra giusto che qualc’uno si faccia sentire.

Patty marzo 11, 2007 alle 22:08

Ma…non hai mai pensato a quanti vegetariani si scagliano contro di noi solo perchè ci nutriamo di carni..? Allo stesso modo che “noi” vi critichiamo lo fatte voi con noi…Conosco tanti vegetariani che vorrebbero impoci di smettere di mangiare carne,e diventare” puri” come loro…Essere vegetariani è una scelta come un’altra ma non è un dovere, e non siete meglio degli altri solo per questo…Ci criticate perchè mangiamo la carne? Dimmi un po’ non è che nell’armadio hai una bella cintura di cuoio…o hai mai visto una bella vegetariana con una stupenda borsetta di cuoio, magari anche di marca?Io si’.. Controlla un po’ le scape che indossi…non sono forse animali morti anche questi?

Anonimo aprile 11, 2007 alle 20:48

LA VERITA’ SUL MIELE.
Mangiare Miele è etico anche dal punto di vista vegetariano e vagan contrariamente a quello che quanche mal informato afferma
http://xoomer.alice.it/apicolturaweb/

sasa17 aprile 27, 2007 alle 19:31

io sono diventata vegetariana di recente e penso che non sia giusto ne criticare gli uni ne gli altri. se io sono diventata vegetariana e’ perche’ mi sentivo di farlo , la mia coscienza mi ha detto che era una scelta giusta per me…se gli altri non si sentono in dovere di farlo (con loro stessi) nessuno li obbliga…questa e’ liberta’ di pensiero…io sono soddisfatta e orgogliosa della mia sceglia, ma non per questo ritengo i “carnivori” peggiori di me.
e’ come un po’ con le diverse religioni,,sei diverso (non negativamente) ma io ti rispetto. penso che noi vegetariani dovremmo esporre le nostre motivazioni cercando di arrivare alla mente e al cuore degli onniveri senza scagliarci contro di loro..d’altronde nessuno e’ nato vegetariano…ma lo siamo diventati!!!
allora io dico che mangiare gli animali e’ sbagliato, non trovo giusto uccidere esseri viventi solo per avere una bistecca sulla tavola. e’ vero siamo al vertice della catena alimentare..ma se non lo fossimo stati?
la parola chiave e’ dialogo…
pero’ devo dire che molte persone non hanno alcun rispetto per la nostra scelta e’ questo mi dispiace perche’ mette in luce le carenze delle nostre societa’.

AnNa maggio 11, 2007 alle 13:18

io sono diventata vegetariana a 6 anni e adesso ne ho 20,e volevo invitarvi a riflettere su alcune cose…

Non mangiare carne non è soltanto, né soprattutto, una questione di salute. Si tratta, piuttosto, di una questione d’amore: per gli animali e per la Terra, senza dubbio, ma anche per noi stessi. Come è possibile, infatti, espandere il proprio livello di consapevolezza, comprendere l’unità del tutto, rimanendo insensibili all’uccisione di tanti nostri meravigliosi “fratelli minori”?

Negli ultimi tempi si sente parlare sempre di più del vegetarianesimo (o vegetarianismo o vegetarismo). Spesso chi propugna la dieta vegetariana, ossia priva di cibi provenienti dall’uccisione di animali, lo fa sostenendo che mangiar carne fa male alla salute.

I motivi ecologici e di salute
Si tratta di una tesi avallata, in effetti, anche dalla scienza ufficiale, secondo cui chi mangia soprattutto alimenti vegetali è molto meno esposto a malattie dell’apparato cardiovascolare, a tumori, ipertensione, diabete. Ciò accade, secondo molti studiosi, soprattutto perché l’uomo, per le sue caratteristiche fisiologiche affini a quelle delle scimmie e assai diverse da quelle degli animali carnivori, non è onnivoro bensì frugivoro, ossia predisposto ad un’alimentazione a base di frutti e semi.

Esistono dei motivi ecologici altrettanto validi a favore del vegetarianesimo, tra cui gli enormi sprechi di risorse necessari per mantenere gli allevamenti intensivi di “bestiame da macello”, condotti con criteri disumani, nonché la distruzione di foreste millenarie e di terreni fertili, soprattutto nel Terzo Mondo, per creare pascoli.

Tuttavia, al di là di queste motivazioni che fanno già del vegetarianesimo un’alimentazione benefica per tutto il Pianeta, è importante notare che il primo motivo, sia dal punto di vista cronologico sia per importanza, per cui è nato e continua ad esistere il vegetarianesimo è un motivo di carattere spirituale, morale, religioso.

I motivi dello spirito
Da sempre, i più grandi saggi e illuminati della storia raccomandano a chi segue un cammino di evoluzione interiore di non mangiare carne. Vediamo perché.

Uno dei pilastri comuni a tutte le grandi religioni della Terra è rappresentato dalla compassione verso ogni essere vivente, da cui consegue il divieto di uccidere. In effetti, nella religione cristiana, il celebre quinto comandamento non pone limiti in questo senso: non dice “Non uccidere gli esseri umani”.

Anzi, in realtà, la sua traduzione letterale dall’ebraico equivale a “Non commettere alcun genere di uccisione”. Questo perché il Cristianesimo — come il Buddhismo, l’Induismo, l’Islamismo e l’Ebraismo — è una religione che, alle origini, faceva del vegetarianesimo uno dei fondamenti della sua dottrina.

Certo, ormai la maggior parte dei sacerdoti di queste religioni (tranne il Buddhismo e l’Induismo) tollera se non addirittura incoraggia l’uccisione di animali e il consumo delle loro carni. Ma forse è il caso di riflettere su quanto disse il Buddha nel Dhammapada: “In futuro, alcuni sciocchi sosterranno che io ho dato il permesso di mangiare carne, e che io stesso ne ho mangiata, ma io non ho permesso a nessuno di mangiare carne, non lo permetterò ora, non lo permetterò in alcuna forma, in alcun modo e in alcun luogo. E’ incondizionatamente proibito a tutti”.

Abbiamo già accennato al motivo di tanta severità: “Mangiare la carne”, spiegava ancora il Buddha, “spegne il seme della grande compassione”. Pertanto, se si desidera avvicinarsi a Dio, che è compassione e amore perfetti, non si può non coltivare in sé questi sentimenti. E aggiunge il Buddha: “E’ per sfuggire alle sofferenze della vita e per raggiungere la perfezione mistica che si pratica la meditazione.

Ma perché infliggere sofferenza agli altri, quando noi stessi cerchiamo di evitarla? Se non riuscirete a controllare la mente in modo da aborrire anche solo il pensiero di un atto brutale e dell’uccidere, non sarete mai in grado di sfuggire ai legami della vita di questo mondo. Come può colui che cerca, che spera di imparare a liberare gli altri, vivere della carne di esseri senzienti?”

Anche nei Veda, i testi sacri dell’Induismo, si possono leggere migliaia di ingiunzioni a non consumare carne, perché “si diventa degni della salvezza quando non si uccide alcun essere vivente”. E non solo non lo si uccide, ma non lo si mangia neppure. Infatti, nei Veda si sostiene che è necessario astenersi dall’ingerire qualsiasi genere di carne, perché tale cibo implica sempre l’atto di uccidere e crea legami karmici. “Chi uccide gli animali”, concludono impietosamente i Veda, “non può provare piacere nel messaggio della verità assoluta”.

Secondo i Veda, insomma, l’uomo dovrebbe scorgere lo stesso principio della vita in tutti gli esseri viventi. E infatti, questi testi sacri descrivono incarnazioni di Dio in varie forme non umane, tra cui il pesce , il cavallo, la tartaruga, il cinghiale.

Il vegetarianesimo e le religioni del mondo

“La filosofia dei Veda”, scrive il professor Steven Rosen nel suo illuminante libro “Il vegetarianesimo e le religioni del mondo” (Gruppo Futura), riconosce appieno agli animali la capacità di raggiungere stati di spiritualità elevata. Si tratta di una tradizione religiosa che non promuove soltanto il vegetarianesimo, ma anche l’uguaglianza spirituale di tutti gli esseri viventi. Il vegetarianesimo non è altro che la conferma di questa consapevolezza: tutti gli esseri viventi sono spiritualmente uguali”.

Anche il Corano esalta la compassione e la misericordia di Allah — chiamato al-Raham, ovvero “l’infinitamente misericordioso” — nei confronti di tutti gli esseri da lui creati, senza eccezioni. Lo stesso profeta Maometto, che era vegetariano e amava gli animali, disse: “Chi è buono verso le creature di Dio è buono verso se stesso”.

Per quanto riguarda l’Ebraismo, nella Genesi l’alimentazione prescritta all’uomo è chiaramente vegetariana: “Ecco vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto che produce seme: saranno il vostro cibo” (1, 29). E ancora nella Genesi si legge: “Non dovreste mangiare la carne, con la sua vita, che è il sangue”. E infatti, il popolo d’Israele si mantenne vegetariano per dieci generazioni, da Adamo a Noè.

Dopo che il diluvio universale ebbe distrutto tutta la vegetazione, Dio diede al suo popolo il permesso temporaneo di mangiare carne. Poi, per ristabilire l’alimentazione vegetariana, quando gli israeliti lasciarono l’Egitto, Dio fece cadere su di loro la manna, un alimento vegetale adatto a nutrirli durante il loro duro viaggio. Ma poiché gli israeliti continuavano a chiedere con insistenza la carne, Dio gliela diede, insieme però ad una peste fatale che colpì tutti coloro che ne mangiarono.

Per quanto riguarda il Nuovo Testamento, e quindi il Cristianesimo, l’insegnamento di Gesù Cristo è stato a tal punto censurato nelle numerose traduzioni e revisioni dei Vangeli che sono quasi sparite le tracce della sua compassione e del suo completo amore per tutte le creature viventi, che si esprimevano anche nel non mangiare carne di alcun tipo, in armonia con la tradizione degli Esseni.

Infatti, in un “Vangelo secondo Giovanni” tramandato dagli Esseni e dalle Chiese cristiane d’Oriente ma rifiutato dalla Chiesa ufficiale, Cristo è un profeta che insegna l’assoluta non-violenza nei confronti degli animali e vieta esplicitamente ai suoi discepoli di mangiare carne: “Mangiate tutto ciò che si trova sulla tavola di Dio: i frutti degli alberi, i grani e le erbe dei campi, il latte degli animali ed il miele delle api. Ogni altro alimento è opera di Satana e conduce ai peccati, alle malattie ed alla morte”.

I primi cristiani, infatti, erano rigorosamente vegetariani. E lo erano anche i vari Padri della Chiesa, come San Giovanni Crisostomo, San Girolamo, Tertulliano, San Benedetto, Clemente, Eusebio, Plinio e molti altri. Ma quando il Cristianesimo volle diventare la religione di Stato dell’Impero Romano, durante il concilio di Nicea vennero radicalmente alterati i documenti cristiani originali, per renderli accettabili all’imperatore Costantino, che alla carne non voleva rinunciare.

Così, per convertirlo, i “correttori” nominati dalle autorità ecclesiastiche eliminarono dai vangeli qualsiasi riferimento al non mangiare carne: tradussero con il termine “carne”, per ben diciannove volte, il termine greco originale “cibo” e scelsero la versione “dei pani e dei pesci” a quella, contemporanea a Cristo, del miracolo della “moltiplicazione dei pani e della frutta” (va detto, comunque, che neanche i pesci della seconda versione dovevano essere veri e propri pesci, bensì frittelle di alghe molto comuni tra il popolo ebraico all’epoca).

Pertanto, le persecuzioni dei cristiani proseguirono anche sotto Costantino, ma a subirle furono solo quelli che si ostinavano a non mangiare carne.

In seguito, i santi cristiani sono stati in gran parte vegetariani. Basti pensare al più famoso di tutti, San Francesco, il quale, nel suo amore per tutte le creature viventi, si nutriva esclusivamente di pane, formaggio, verdure e acqua di fonte.

I vegetariani nella storia
Ma anche molti dei più grandi geni della storia hanno scelto la via del vegetarianesimo, come dimostra un esauriente excursus compiuto dal giornalista ed esperto di alimentazione Nico Valerio nel suo libro Il piatto verde (Mondadori).

Nel VI secolo a.C., per esempio, il grande filosofo e iniziato Pitagora predicava, nella sua scuola di Crotone, il vegetarianesimo più stretto. I pitagorici aborrivano qualsiasi forma di uccisione e si astenevano dal mangiare “esseri animati”, per raggiungere quello stato di purezza e di ascetismo che per loro rappresentava il massimo grado dell’iniziazione, ossia una condizione che permette all’uomo di liberarsi dalla prigione del corpo e di riacquistare la sua originaria condizione divina.

Rimanendo nell’antica Grecia, nella Repubblica di Platone, Socrate espone a Glaucone l’alimentazione ideale per gli uomini della città del futuro: focacce di frumento e orzo, olive, formaggio di capra, cipolle, legumi, dolcetti di fichi, bacche di mirto, ghiande arrosto e un po’ di vino. Ma Glaucone vuole la carne, e allora Socrate, anticipando i motivi ecologici del vegetarianesimo, gli spiega che, per mangiare carne, “avremo bisogno di molti maiali e di guardiani, e poi saremmo costretti a ricorrere più spesso ai medici. E gli allevamenti richiederanno spazi nuovi, sottraendo terreno all’agricoltura. Così, la città sarà costretta ad invadere i paesi vicini ed a fare la guerra” (questo collegamento tra alimentazione carnea e guerra fu visto anche da Pitagora, il quale sosteneva che “finché gli uomini massacreranno gli animali, si uccideranno tra di loro”).

Nel secondo secolo dopo Cristo, lo storico greco Plutarco diceva a chi si cibava di carni: “Se tu affermi di essere nato per questo tipo di alimentazione, quando vuoi mangiare un animale prima uccidilo tu stesso, ma fallo servendoti solo delle tue forze, non di armi. Come i lupi, gli orsi e i leoni uccidono da sé ciò che mangiano, ammazza un bue a morsi o sbrana con la bocca un maiale, un agnello o una lepre e, gettandoti su di loro, divorali mentre sono ancora vivi, come fanno quelle belve. Ma se aspetti che la tua preda diventi cadavere e la presenza dell’anima vitale ti fa esitare a gustarti la carne, perché contro natura ti nutri di ciò che è animato?”

Leonardo Da Vinci, genio vegetariano del nostro Rinascimento, si lamentava che “i nostri corpi sono sempre più le tombe degli animali”. E profetizzava: “Verrà il giorno in cui gli uomini considereranno l’uccisione di un animale come oggi considerano l’assassinio di un uomo”.

Nel ’600, il grande illuminista J.J. Rousseau osservava che gli animali carnivori sono più crudeli e violenti degli erbivori, e perciò la dieta vegetariana rende l’uomo meno aggressivo.

Nel ’700, il celebre politico e scienziato americano Benjiamin Franklin definiva il mangiar carne “un delitto ingiustificato”. Era diventato vegetariano a sedici anni perché si era accorto che “apprendeva più in fretta e aveva maggior acume intellettuale”.

Nell’800, il poeta romantico inglese P.B. Shelley vagheggiava un mondo ideale in cui “l’uomo non uccide più l’agnello dai dolci occhi e ha smesso di divorare le carni macellate, che per vendetta delle violate leggi di natura sprigionavano nel suo corpo putridi umori”.

Nel 1885, si converte al vegetarianesimo anche lo scrittore russo Lev Tolstoi, un ex cacciatore che divenne convinto assertore della non-violenza. “Mangiar carne”, scriveva, “è immorale perché presuppone un’azione contraria al sentimento morale, quella di uccidere. Uccidendo, l’uomo cancella in se stesso le più alte capacità spirituali, l’amore e la compassione per le altre creature”.

Nel nostro secolo, sono stati vegetariani grandi uomini come il musicista e medico filantropo Albert Schweitzer, premio Nobel per la pace nel 1952, o come un altro premio Nobel, il Mahatma Gandhi, il quale sosteneva che “la carne non è alimento adatto alla nostra specie”.

Anche il più grande scienziato del ’900, Albert Einstein, sosteneva che “la scelta di vita vegetariana, anche solo per i suoi effetti fisici sul temperamento umano, avrebbe un’influenza estremamente benefica sulla maggior parte dell’umanità”.

I motivi esoterici
Secondo varie discipline esoteriche, il vegetarianesimo è l’alimentazione ideale anche per raggiungere livelli elevati di sviluppo spirituale. Per esempio, il teosofo americano C.W. Leadbeater ha scritto addirittura un saggio su Vegetarismo ed occultismo, in cui sostiene che l’alimentazione vegetariana è l’unica che consenta un’indispensabile purificazione del corpo a chi intende “prendere posto fra le falangi gloriose che si sforzano di raggiungere la perfezione, onde aiutare l’evoluzione dell’umanità”.

Secondo Leadbeater, è un’eresia dire che la questione dell’alimentazione ha poca importanza dal lato occulto, perché, in realtà, tutte le scuole di occultismo antiche e moderne sostengono che “l’assoluta purezza è indispensabile al vero progresso, tanto sul piano fisico quanto sui piani più elevati”.

Riferendosi ai quattro corpi dell’essere umano di cui parla la Teosofia (fisico, eterico, astrale e dell’Io), Leadbeater afferma che essi, pur trovandosi su piani diversi, sono in comunicazione tra loro, per cui, essendo la carne il nutrimento più grossolano, chi se ne ciba avrà anche dei corpi superiori composti di materia più grossolana, impura. Tra l’altro, ottundendo la sensibilità, l’alimentazione carnea è anche di ostacolo allo sviluppo di percezioni extrasensoriali. I veri chiaroveggenti, afferma Leadbeater, devono essere tutti vegetariani.

Secondo altri Maestri, il fatto di cibarsi di carne risulta dannoso anche per chi intende praticare la meditazione, perché le energie negative che si assorbono quando si assimila la carne di animali brutalmente uccisi impediscono una perfetta armonizzazione delle proprie energie con quelle dell’universo. Tutti i grandi yogi indiani, infatti, sono vegetariani.

Anche il maestro indiano forse più “occidentalizzato” di tutti, Osho, non permetteva che nelle sue comunità si consumasse cibo di origine animale. “Io non sono contrario alla carne per motivi ideologici”, affermava Osho. “Se un uomo non medita, se non cerca una crescita interiore, se non è alla ricerca del divino, qualsiasi cosa mangia va più che bene [...] Ma se inizi a meditare, il tuo ambiente interiore cambia, e in questo caso è consigliabile mutare l’alimentazione [...] Più sali verso l’alto e più dovrai lasciar cadere qualsiasi bagaglio inutile; solo così potrai volare. E il cibo non-vegetariano non è altro che questo: un peso inutile!”

Per i devoti Hare Krishna, un movimento religioso che ha avuto e continua ad avere un ruolo importante nella diffusione del vegetarianesimo in Occidente, la nostra “violenza alimentare”, unita a tutte le altre forme di violenza, finisce per creare una grande ondata di karma negativi, che a sua volta produce un aumento dell’aggressività umana e quindi dei delitti compiuti in tutto il mondo.

Certo, i vegetariani possono ottenere alimenti come la frutta, il latte, le uova, le noci e i cereali senza bisogno di uccidere, ma qualcuno potrebbe chiedersi se il problema karmico non si estenda anche all’”uccisione” di vegetali come le carote, le patate, le cipolle, ecc. “Anche togliendo la vita ad una pianta”, spiega un portavoce degli Hare Krishna, “possono esserci reazioni karmiche negative, ma si provoca molto meno dolore che uccidendo animali, perché il sistema nervoso delle piante è assai meno sviluppato”.

In effetti, un altro motivo per cui la tradizione induista prescrive il vegetarianesimo è la credenza nella possibilità che un essere umano possa reincarnarsi in una forma animale. Nell’uccidere un animale, dunque, è possibile commettere violenza nei confronti di un’anima umana. Anche Pitagora credeva nella trasmigrazione delle anime, e sosteneva che quelle degli animali sono imperiture come quelle degli uomini, poiché entrambe scaturiscono dall’”Anima del Mondo”, ossia la forza di cui sono pervase tutte le molecole dell’universo, il principio motore e plasmatore della materia, intermediario fra il cosmo e il Dio supremo. L’animale, insomma, è, come l’uomo, un’emanazione divina.

L’anima degli animali
Nel suo affascinante libro Anche gli animali hanno un’anima (Ed. Mediterranee), lo studioso francese Jean Prieur osserva che questi principi pitagorici si mantennero, sia pure attraverso varie elaborazioni, nel pensiero di altri grandi filosofi come Platone e Aristotele. In Occidente, il primo a distaccarsene in modo netto fu, nel Seicento, Cartesio, il quale affermò che soltanto il pensiero era segno di una natura superiore, e quindi gli animali erano semplici automi.

Da allora, per una strana conciliazione tra scienza e fede, questa concezione cartesiana è stata mantenuta anche dalla religione cattolica. Tuttavia, negli ultimi anni pare che qualcosa stia cambiando, sia pur lentamente. “Nella Sollicitudo rei socialis”, fa notare Mons. Mario Canciani, il parroco di S. Giovanni dei Fiorentini a Roma, meglio noto come “il prete che non scaccia i cani dalla chiesa”, “il Papa ha invitato i teologi a studiare un nuovo tipo di rapporto uomo-animale e, il 10 gennaio 1990, commentando in un suo discorso la Bibbia, ne ha rinverdito una grande verità: ‘Non solo nell’uomo, ma anche negli animali c’è un soffio divino’”

Anche se le considerazioni papali non toccano ancora il tema del vegetarianesimo, è innegabile che, al limitare del terzo millennio, le riflessioni sulla natura spirituale di una scelta alimentare sono sempre più attuali. E se la Nuova Era è davvero l’era dell’amore e dell’unione, della compassione e della comprensione, allora è anche l’era di una riflessione più sincera e attenta sulle nostre scelte di vita, sul nostro modo di considerare l’esistenza e la natura di tutto il creato.

Ognuno ha il diritto di compiere le sue scelte nella massima libertà, ma ogni singola scelta ha effetti su tutti gli esseri viventi. E poiché, secondo la legge del karma, la violenza genera altra violenza, scegliere di non far del male a chi è più debole non può che avere meravigliosi effetti su tutta l’umanità.

Perciò, in questa nuova era di luce, al di là dei timori di rovinarsi la salute o di provocare un’apocalisse ecologica, chiunque può scegliere un motivo nuovo, seppure antico, per diventare vegetariano. Per amore, solo per amore.

careybagsbon novembre 18, 2007 alle 19:32

Greetings to all.

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marco febbraio 11, 2008 alle 18:44

accidenti, la disputa sull’alimentazione vegetariana è sempre molto accesa, quasi polica.

marco febbraio 11, 2008 alle 18:45

i mesi vanno scritti in minuscolo

marco febbraio 11, 2008 alle 18:56

a parte tutto ciò: le obiezioni alla dieta vegetariana sono reiterate da tempo, ormai: a) le piante vengono uccise, b) siamo al vertice della catena alimentare, c) non può essere un obbligo; vi è poi una categoria di obiezioni avanzate dai vegetariani verso i vegan, tra le quali, interessante per quanto sciocca, è quella che sostiene la preferibilità della dieta meno restrittiva in quanto quella vegan non consentirebbe di assumere tutte le sostanze se non tramite integratori.
risposta ad a): le piante vengono uccise, certo, ma se l’obiezione fosse sincera, chi la avanza dovrebbe ipso facti diventare vegetariano, perché se avesse a cuore la vita delle piante, dovrebbe sapere che se tutti fossimo vegetariani, non ci sarebbe la necessità di disboscare il pianeta per foraggiare milioni di animali, b) siamo agenti morali, ciò significa che il nostro comportamento deve essere il portato di motivazioni etiche; c) moralmente è già un obbligo, essendo moralmente vietato togliere la vita, limitare la libertà e sottoporre a trattamenti repressivi dei soggetti, indipendentemente dal loro grado evolutivo ed intellettivo, quando gli stessi siano dei soggetti di una vita e non meramente delle vite senza soggetto (come lo è una quercia)

Riccardo aprile 22, 2008 alle 20:26

Non è importante che le altre persone approvino il mio stile di vita, anche io sono vegetariano, sono convinto della mia scelta e non provo alcun rancore verso chi non la capisce, credersi meglio degli altri, non vale nulla, è importante seguire il proprio percorso, ancorchè prima di essere una dieta, l’essere vegetariani è una tappa di un cammino preciso di relazione con la natura, che non può limitarsi ai discorsi da bar.

O_o agosto 23, 2008 alle 3:55

Sono tutte discusioni inutili, ognuno fa le proprie scelte e vanno rispettate.
E’ tutto nella nostra testa, poco cambia tanto alla fine della fiera saremo tutti sotto terra senza nemmeno aver capito che senso ha la vita.

Nikla ottobre 13, 2008 alle 21:56

Sono vegetariana e non critico affatto chi mangia carne. Mi chiedo soltanto come faccia a farlo…io il coraggio non ce l’ho. E chi mangia carne abbia il coraggio di guardare negli occhi un vitellino che piange mentre viene trasportato al macello, mentre guarda gli altri suoi simili morire e mentre viene ucciso.

Iak Pensatore gennaio 5, 2010 alle 16:44

io vorrei porre una domanda ai vegetariani : voi che sostenete l’uguaglianza di tutte le creature, come potete mangiare una carota, o una patata? quando vengono presi questi due ortaggi, l’intera pianta muore…e la pianta era viva, viva quanto una vacca o un salmone…. non rispondetemi che lo potete fare “perchè le piante non provano dolore”…un delitto non è giustificato dal dolore che la vittima prova: allora è giusto mangiare la carne di un vitello ucciso mentre dormiva? è giusto uccidere una persona mentre dorme? certo che no! scrivo questo perchè non sopporto che vi crediate i sostenitori dell’uguaglianza delle creature; ne siete l’esatto opposto! infatti credete che sia lecito uccidere una pianta per mangiarsi le patatine, o i cereali nel latte, ma che non sia lecito uccidere una mucca per una bistecca…questa è incoerenza, pura incoernza…

Iak Pensatore gennaio 5, 2010 alle 16:51

tengo a precisare che non ho nulla contro chi è vegetariano perchè non gli piace la carne, o perchè prova ribrezzo nel vedere il sangue, o perchè quando guarda la bistecca pensa inevitabilmente al povero agnellino…. non ho nemmeno nulla contro coloro che sono vegetariani perchè pensano che possa essere salutare; gli direi soltanto di informarsi meglio perchè è stato dimostrato che mangiare carne e pesce non abbondantemente fa bene; il mio intervento è solo contro la credenza di alcuni vegetariani di essere i portatori di un amore uguale per ogni creatura, quando invece sono proprio loro che non considerano minimanente le piante come esseri viventi

Teo giugno 8, 2010 alle 17:05

miii! ancora con sta storia’ del non rispetto delle piante..ma pekkè i carnivori tirano sempre fuori le stesse opposizioni’ ma ke è? un complesso di inferiorità per non essere capaci di far una scelta utile per loro ed il mondo che li circonda, o una giustificazione da dare per continuare a mangiarsi cadaveri?
Proviamo a vederla sotto questo aspetto.
Questo universo non lo abbiamo voluto noi..ce lo siamo trovato.
mangiare dobbiamo mangiare..
a)Tra mangiare pezzi di cadavere e vegetali preferisco i secondi, mi son meno vicini..
b) Gaia è contenta. se per sfamare me basta un kilozzo al giorno di vegetali per sfamare la mucca che poi diventa cibo ce ne vogliono 20.
c) il mio corpo ne trae vantaggio. meno possibilità per cancro (colon), malattie cardiovascolari (infarto ed ictus)
d) vivo in pace con me stesso, in armonia con quello che mi circonda, senza necessariamente essere un discepolo di qualche religione asiatica

antonio febbraio 21, 2012 alle 17:10

bla bla..mille parole..scassate e scassate.voi mangiate piante e siete contenti.BENE.io sono contento quando posso permettermi una BELLA FIORENTINA AL SANGUE.perchè dovete fare i moralisti scassaballe?

Alice agosto 3, 2013 alle 8:37

Ciao a tutti, sono Alice.
Per chi ha voglia di arrabbiarsi… Su questo blog, da vegetariana, ho dovuto rispondere alle domande più assurde…

http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/05/01/appunti-di-viaggio-la-carne/comment-page-1/#comments

E sono SBALORDITA

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