Le mitiche Pi Em Ai

di alex il 13 ottobre 2006

Stavo per riderle in faccia. “E’ un’offerta per le Pi Em Ai”. Intendeva le Pmi, piccole medie imprese. Sentito in uno dei soliti dialoghi con uffici stampa. In questo caso, nemmeno più ricordo con chi. L’anglofilia si infiltra come un ladro tra i corridoi del marketing tlc e si ritorce contro se stessa, fino a questo punto.

{ 7 commenti }

l0ne ottobre 13, 2006 alle 20:29

Come il _baipartisan_. :(

Carlo Odello ottobre 13, 2006 alle 23:09

Alessandro, quando hai due minuti di tempo ci racconti in un post come sono gli uffici stampa delle tlc? Lavoro come responsabile della comunicazione e ufficio stampa nell’agroalimentare e sono curioso di sapere cosa c’è di là… Grazie.

alex ottobre 13, 2006 alle 23:17

Credo sia compito di uno che lavori lì…
Italoooooooooooooooooo
:)

Italo Vignoli ottobre 14, 2006 alle 0:28

Gli uffici stampa di settore, qualunque esso sia, richiedono una conoscenza approfondita e continuamente aggiornata del settore stesso (situazione di mercato, protagonisti, tecnologie, analisti e opinion maker), e delle tecniche di gestione dell’ufficio stampa (prima di tutto, capacità di comunicazione e scrittura, conoscenza dei giornalisti e del lavoro giornalistico, rispetto del loro lavoro, e curiosità).
Tutte cose che si possono imparare, avendo la giusta dose di umiltà (che manca a troppi operatori) e la voglia di mettersi in discussione.
Le TLC non sono molto diverse dall’agroalimentare, fatte salve – ovviamente – le specificità di settore.
Purtroppo, in Italia ci sono troppi cialtroni a piede libero, e spesso i cialtroni riescono a vendersi meglio dei professionisti più capaci…
Unica consolazione: mi è capitato di discutere con un “professionista” statunitense delle regole per la gestione della comunicazione finanziaria obbligatoria per le società quotate alla Borsa di New York, per rendermi conto che lui non le aveva mai lette mentre io le avevo studiate (avendo clienti quotati alla Borsa di New York, mi sembrava il minimo).
Poi, in un comunicato di una delle più grandi agenzie italiane di comunicazione nel settore IT, ho scoperto che il valore delle azioni “on a diluted basis” si era trasformato nel “valore delle azioni diluite” (per diluire un’azione basta l’acqua, oppure ci vuole la vecchia trementina?).
Colpa della scarsa conoscenza dell’inglese, o colpa della scarsa professionalità?

Marcello Oddini ottobre 14, 2006 alle 15:46

C’è sempre quel giornalista della carta stampata che ai tempi dello scoppio della bolla speculativa su Internet scrisse un pezzo, quasi interamente «ispirato» da Wired, che parlava dei party in mutande rosa ai quali partecipavano i licenziati delle aziende della new economy. I poveretti avevano soltanto – si fa per dire – ricevuto un «pink slip», ovvero una lettera di licenziamento…

giornalettismo ottobre 16, 2006 alle 9:47

Volendo, c’è anche da ricordare che i giornalisti di Radio24, fino a qualche tempo fa , parlavano di Intesabisiai, invece che di BCI (l’acronimo di Banca Commerciale Italiana)…

Franco Nonnis ottobre 24, 2006 alle 9:38

Comprendo la necessita’ di sintesi ma detesto l’uso esagerato di acronimi e inglesismi, c’e’ il rischio che chi non appartiene a un mondo specifico non capisca nulla, ………. sara’ questo il reale obbiettivo?

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