Sparisce il corsivo, colpa del computer

di alex il 24 maggio 2006

Arriva una ricerca a conferma di una percezione diffusa: i ragazzi stanno perdendo il corsivo, cioè il ductus della scrittura, il carattere che le dà personalità.
In realtà in questo caso non mi sento d’accordo con chi lancia l’allarme, credo sia il grido dell’ancien regime. E’ inevitabile che una società perda vecchie facoltà acquistandone nuove, a seconda delle nuove esigenze che maturano. E’ come quando, nei secoli scorsi, ci si lamentava perché la gente non sapeva più coltivarsi l’orto o pescare da sé. In tempi più recenti si diceva lo stesso contro le bic (all’inizio vietate nelle scuole) a favore delle stilografiche. Ma ciò che non serve viene tralasciato, è l’innovazione baby. I nostri padri avevano una scrittura perfetta, magari, ma non nessun rapporto con la tecnologia e scarso con le lingue straniere. Tutto non si può avere, no? Credo che ci siano mille e più modi per esprimere la propria personalità oltre alla scrittura corsiva. Ne sentiremo la mancanza?
Un Alessandro futurista

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Giacomo maggio 24, 2006 alle 13:28

Ho letto la notizia stamattina con somma ilarità. Quando ero alle scuole medie avevo la sfortuna di tribolare in certe materie ma la fortuna di non aver problemi nei temi. Allora scrivevo stampatello e la professoressa mi minacciò: un punto in meno sul voto finale per tutti i temi scritti in stampatello. Visto che avevo 8 di media, mi dava 7. Ma non mollai visto che mi avrebbe comunque tolto un punto per la mia pessima calligrafia in corsivo. Alle superiori nessuno mi penalizzò più, ma alla maturità la commissione fu quantomeno sorpresa di trovarsi un tema scritto completamente in stampatello. Unico in tutto l’istituto. Mi fa piacere sapere che i giovani d’oggi seguano le orme di un ormai vecchio ventottenne :)

Comunque ritengo che questo cambiamento sia di portata molto superiore a quanto non venga dipinta nei sondaggi e nei dibattiti odierni. Si parla di insicurezza, ma a me pare una vera e propria spinta culturale. Quando capirò meglio ciò che voglio dire, lo dirò.

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gianluca maggio 24, 2006 alle 14:56

La mia storia è piu’ o meno la stessa: autodidatta stampatello, invano la maestra cerco’ di redimermi; alle superiori tutti i miei compiti in classe e la maturita’ erano in stampatello maiuscolo.
L’unico problema è che ora non riesco a correggere i compiti di mia figlia: certe lettere non ho proprio idea di come siano fatte.
In ogni caso, non credo che qualcuno piangerà: meglio un popolo che sa scrivere bene in stampatello, che un popolo che non sa scrivere, ma sa il corsivo… internet e gli sms hanno rilanciato la scrittura sulla chiacchera, e questo è bellissimo, anche in stampatello.

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Federico maggio 25, 2006 alle 21:32

anch’io scrivo sempre in stampatello
é piú bello, piú facile da leggere e occupa meno spazio
e per me é anche piú veloce.

ogni tanto mi chiedono di scrivere in corsivo e allora lo faccio ma penso sempre di fare un favore a chi legge se scrivo in stampatello

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Carlo gennaio 24, 2007 alle 17:15

Casualmente leggo questo articoletto.
A me piace molto scrivere in corsivo. Lo trovo più elegante e scorrevole dello stampatello. Semplicemente più bello.
Ho cercato a lungo in internet un FONT corsivo. Ovviamente non l’ho trovato. Nel corsivo ogni lettera si modifica leggermente a seconda della lettera cui si lega.
Tuttavia non me ne importa nulla se gli altri non lo usano.
Del resto, non essendoci più riguardo alla grafia a scuola, pochi conoscono le lettere corsive. Il che lo rende di più difficile interpretazione rispetto allo stampatello, onnipresente (anche in questo mio commento).
Per conto mio continuerò ad usarlo.
E alla mia morte, per follia, nessuno più lo usasse. Io non ci perderei nulla. E occhio che non vede, cuore che non duole.

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Alessandro febbraio 13, 2008 alle 18:37

Una vera disgrazia. Il corsivo è una pietra miliare dell’educazione scolastica del ben scrivere. Una scrittura corretta e leggibile, nonché elegante e raffinata, è segno di buona cultura e di educazione. Ma del resto, non insegnando più la calligrafia, non possiamo aspettarci di meglio. Ricordo con piacere gli anni delle scuole, quando il maestro ci obbligava a scrivere bene in corsivo, “per non apparire ignoranti”, diceva. Oggi non importa più neanche quello, il relativismo impera incostrastato.

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Ham ottobre 11, 2015 alle 22:16

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ferny aprile 11, 2008 alle 18:28

ho ventotto anni e mio figlio a 9 e sta passando per un brutto momento alla elementare perché non vuole scrivere corsivo..la sua lettera esci bruttissima che non si capisce nulla e io non so cosa posso fare per aiutar lo visto che le maestre hanno lasciato perdere…ma penso che dovevano abolire il corsivo

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PIZZO GERARDO VIA L.DA VINCI N.1 c.a.p.84012 ANGRI (sa) ottobre 25, 2008 alle 17:26

l’anno prossimo dovro’ fare l’esame di stato scrivo sempre in stampatello mi chiedo potro’ fare gli esami cosi?

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mumu febbraio 16, 2009 alle 19:05

anch’io scrivo ormai in stampatello minuscolo… ma soltanto alcune lettere
i vantaggi sono che è più comprensibile del corsivo… ma porta anche ad essere tutti un pò uguali… Boh… Non credo sia mancanza di personalità ma sentirsi a proprio agio..

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Leone maggio 21, 2009 alle 13:53

A tale proposito volevo segnalare il romanzo Vite Corsive di Marco Nundini (edito da Ibiskos Editrice Risolo), quello che dalla critica è stato segnalato come il primo romanzo “filografico” proprio perchè nella visione di un futuro senza più corsivo imbastisce una trama gialla decisamente intricata ed avvicente.
Senza voler svelare nulla della storia i due inquirenti, interpreti del racconto, sono una sensuale e giovane ispettrice di polizia, la cui età le fa apparire il corsivo quasi come l’alfabeto egizio ed un più maturo ricercatore, il Filografo appunto, esperto conoscitore e studioso del corsivo ormai perduto. L’unico indizio per sbrogliare il bandolo della intricata matassa è proprio una ingiallita lettera scritta in corsivo.
Per saperne di più segnalo la rassegna stampa del romanzo che raccoglie articoli interessanti proprio sul corsivo scomparso, tra questi uno della rivista di Bolaffi:
http://www.marconundini.it/marcoviterecensioni.htm
ed anche una discussione che il libro ha suscitato su un forum di docenti:
http://www.tuttodocenti.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=1148
Con molta probabilità parteciperò alla presentazione in libreria e spero di raccontarvi ancora qualcosa. La curiosità deriva dal fatto che da appassionato di reperti filografici mi sono reso conto di quanto la parola scritta sappia ancora oggi raccontare del nostro passato. E i nostri figli? Cosa resterà delle nostre mail!

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Alle maggio 21, 2009 alle 21:13

Questa sera salto da un forum all’altro, colpa di Leone! La sua segnalazione di Vite Corsive mi ha obbligato a passare dalla calligrafia al corsivo, dal corsivo alla filografia. Ma cos’è la filografia? In sintesi, scorazzando in rete, “La Filografia (composto da philos e graphia: scrittura. Propr. “amore per la scrittura”) è lo studio e collezionismo di tutte le tracce relative alla scrittura, dai caratteri sumeri alle lettere inviate nello Spazio, dalle pergamene medievali alla dematerializzazione della parola scritta nei messaggi di posta elettronica e negli SMS. Ogni reperto filografico non è dunque il singolo testimone di un’epoca, di una cultura o di una civiltà, ma è il puzzle per ricomporre la civiltà della scrittura.”.
Tra le altre cose il romanzo di Nundini è nella bibliografia citata da Wikipedia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Filografia

PS: spero di non avervi annoiato!

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Leone maggio 24, 2009 alle 13:28

Pochi ma buoni! Complice un sabato di sole estivo che a tutto invitava fuorchè a rifugiarsi in una libreria.
Vi racconto come andata alla presentazione del romanzo Vite Corsive di Marco Nundini.
L’autore ha iniziato spiegando come è nata l’idea di scrivere un romanzo giallo che basa la credibilità della trama sulla scomparsa del corsivo. Per farlo ha mostrato agli intervenuti delle tavole che riproducevano alcune lettere dell’alfabeto scritte nel corsivo classico degli alunni delle elementari (continuiamo a chiamarle così) facendo notare come per alcune di queste fosse difficile la decifrazione da parte del pubblico adulto. Da questo punto è stata interessante la riflessione e l’analisi fatta sulle vecchie lettere, che l’autore stesso, è andato a recuperare in soffitte e bauli persi nell’oblio del tempo. Da queste vecchie lettere, alcune le ha mostrate a chi è intervenuto, egli ha ricavato splendide storie. Vissuti intimi capaci “di colorire i tratti storici principali” regalando ai posteri degli squarci preziosi sulla quotidianeità di un epoca ormai passata. Squarci che tra trent’anni non sarà possibile aprire sul nostro oggi perché il mutamento della parola scritta trasferitasi dall’inchiostro e dalla carta su sms e mail non sarà più disponibile, perdutosi nelle discariche digitali che l’epoca del computer ha aperto. Nundini ammette anche di essere un “uomo del suo tempo” che usa il computer, a volte forse anche in eccesso, ma ciò non toglie la necessità di una riflessione sul presagio di un domani dove la parola scritta diventa virtuale. Credo ci sia materiale per riflettere veramente. Cosa ne pensate?

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giogia marzo 3, 2010 alle 15:00

secondo avete ragione

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