Google bombing non è pirateria

di alex il 7 aprile 2006

Mante fa il report delle sciocchezze uscite sulle agenzie. Due note

1)E mneno male che sto google bombing è un fenomeno che si trascina da anni…e ancora alcuni giornalisti non hanno imparato che cosa sia e sparano astrusità che disinformano. Già, disinformano, perché non mettono il lettore nella ocndizione di capire che quanto accaduto sul motore Google non è una pirateria (=illegalità) ma un atto di libera espressione e organizzazione degli utenti. E’ come scrivere (estremizzando): “gli studenti hanno fanno una manifestazione illegale e hanno suscitato l’ovvia reazione della polizia”, quando invece era autorizzata e il pestaggio poliziesco era invece da denunciare. E, come ho detto tante volte, quando gli errori dei giornalisti disinformano il lettore, precludendogli la possibilità di capire l’evento e anzi mettendolo sulla strada sbagliata, allora i giornalisti stanno venendo meno al proprio dovere. Per questo motivo, ribadisco, di certe cose è meglio non scrivere se non si è bene informati. Perché si viene meno al proprio dovere di giornalisti.

2)Poniamoci un quesito: ma è legittimo che la polizia postale chieda (imponga) a Google un cambio dei sistemi di indicizzazione di quella pagina? Non è una violazione dei diritti fondamentali?
Avvocato Monti, se ci sei batti un colpo.

P.S.
Il commissario Savarese ha solo detto ai giornalisti che avrebbe indagato (che è la risposta scontata, di prassi, quando un giornalista ti chiama e ti chiede che farai come Autorità), non ha confermato che si trattava di pirateria informatica. Gli ho parlato poco fa e mi ha confermato che crede che il Google bombing non è illegale.

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Fabio Metitieri aprile 8, 2006 alle 10:16

“quando gli errori dei giornalisti disinformano il lettore, precludendogli la possibilità di capire l’evento e anzi mettendolo sulla strada sbagliata, allora i giornalisti stanno venendo meno al proprio dovere”.

Parole molto giuste e molto condivisibili, Alex. Solo che… dette da un giornalista come te, che ormai da qualche anno fa l’esperto di telecomunicazioni ma che ancora oggi non conosce i layer Osi e non sa distinguere una commutata da una dedicata, fanno un po’ ridere. Anzi parecchio.

Te l’ho gia’ detto diverso tempo fa: quando leggo i tuoi pezzi non capisco manco le cose che gia’ so. Be’, non era una battuta, ma voleva essere un suggerimento molto concreto, anche amichevole, in effetti, ma mi pare che tu non l’abbia mai preso in considerazione. Peccato.

Dovresti scrivere un po’ di meno e ogni tanto studiare, o almeno provare a capire e quindi a spiegare decentemente quello che ti dicono le persone che intervisti. Poi potrai fare queste indignate prediche agli altri.

Tornando al fatto specifico… queste son riprese di agenzia, giusto buttate li’, che son segnalabili solo perche’ fan ridere, ma a me personalmente non sembrano gravi. In fondo rientrano nel carnevale pre-elettorale di questi giorni.

Sul versante della cattiva informazione in materia Internet, mi preoccupa di piu’ l’articolo vero e proprio o fatto male (come spesso i tuoi), o con titolo e contenuto “leggermente distorto”, apposta, perche’ cosi’ fa piu’ notizia e si puo’ mettere l’attacco in spalla di prima pagina (altra cosa che molti quotidiani fanno spesso, e non fatemi citare esempi concreti, pls), o decisamente sballato, come quello di Repubblica segnalato da Mantellini qualche giorno fa, che confondeva i blog con i newsgroup.

E se capisco i giornalisti che scrivono troppo, o anche le porcate volute per costruire una notizia dove non c’e', che sono cose molto brutte ma che almeno sono consapevoli e con una logica, non capiro’ mai perche’ i grandi quotidiani come Repubblica (cito lei perche’ e’ sua l’ultima castroneria segnalata, ma sappiamo tutti che non e’ la sola con questo problema) non abbiano uno straccio di vice-vice-sotto-caposervizio competente per ciascun argomento, con facolta’ di rileggere tutto quanto viene scritto sul suo settore prima di mandarlo avanti, o di correggerlo, o di bloccarlo. Le hanno, in redazione, le persone compententi, le hanno. E nelle riviste piu’ piccoline questi controlli si fanno sempre, e invece nelle grandi testate mai. Non ho mai capito perche’.

Insomma, siamo nel 2006. Almeno il 40% degli italiani naviga. Probabilmente la meta’ di questi sa anche cosa sia Internet (voglio essere ottimista), e questi (di sicuro) sono in gran parte i giovani, cioe’ proprio la fascia di lettori che i grandi quotidiani hanno il terrore di perdere.

E i quotidiani ci raccontano che perdono lettori per colpa dei blog, e allora aprono dei blog e fanno dei podcast. Oh, ecco. I blog italiani? E i podcast? Stanno facendo concorrenza ai quotidiani nazionali? Ma siamo proprio sicuri?

Mantellini che scrive o di whiskey o di Flavia Vento, e che non sa cosa sia un Drm? L’incontrista che racconta storie inverosimili di caricamenti in chat? Granieri che pubblica in Rete con un tono che sarebbe insopportabilmente noioso anche per una rivista accademica? Il podcast di Valdemarin che parla per due minuti di che tempo fa da lui e di tre minuti del suo gatto? Caravita che descrive da anni di un progetto politico che non ha? Il maestrino Vanz che rischia di farsi uccidere da un poliziotto pur di avere qualcosa da raccontare (no, Ok, questo era divertente, quasi come l’aggressione in treno dei no global a Berghezio… ;-)

Oh, e sarebbero questi i grandi contenuti informativi che fanno concorrenza al Corriere?

Naaa…i giornali non perdono lettori per la blogopalla, che soprattuto in Italia e’ una vera palla, divertente solo per chi vuole giocare con “i tenutari”, ma li perdono per le stronzate che continuano a scrivere… e perche’ una grossa fetta dei loro contenuti di qualita’ ormai ce la danno anche (o addirrittura solo) in Rete, e gratis, perche’ ancora non hanno inventato il modo di vendere qualcosa on line.

E allora, vediamo: quando pubblicano cassate (famosi dolci siciliani, di solito molto grossi), o in generale cose che fanno ridere perche’ improbabili e grottesche, queste comunque vengono segnalate in Rete, sui blog, mentre le notizie principali, i titoli e il riassunto della loro visione del mondo sono sui loro Web, on line e gratis. Cosi’, tra l’altro, uno se li vede tutti, i giornali, dal Corriere alla Padania, senza spendere una lira, e puo’ pure fare confronti e ragionarci sopra. Cosa che se comperi sempre uno stesso giornale in edicola, uno solo, di solito, non puoi fare. Gia’…

I contenuti seri e ben fatti sugli argomenti piu’ specifici, di nuovo, li mettono on line, gratis, e on line caricano anche molte foto e video che sul cartaceo non ci sono…

Poi, sugli argomenti veramente seri, per i tanti che ormai sanno benissimo l’inglese, grazie alla Moratti e a Berlusconi, i mega quotidiani – e ancor peggio quelli piccoli, per tutto cio’ che non e’ notizia locale – si beccano la concorrenza delle grandi testate statunitensi e britanniche. O anche di quelle francesi e spagnole, che un po’ ci capiamo tutti, tra noi latini. Hmmm… ed ecco che io devo decidere se il mio tempo libero lo dedico alla Stampa o al New York Times e a Le Monde… Bel problema, no? In fondo, voglio avere anche il tempo di vedere Zelig.

E insomma, per non farla troppo lunga, segnalo cosa diceva un commento sul manteblog, per l’appunto su quel pezzo che non distingueva un blog da un newsgroup: ma se scrivono castronerie simili su una cosa che conosco, come Internet, ma chissa’ quante cassate scrivono sugli argomenti che non conosco, e io non me ne accorgo. Sottinteso: e mi fottono… e dovrei pure pagarli?

Quindi, sul serio, chi ha ancora voglia di dare un euro al giorno a questi signori, con quello che ormai sarebbe un atto di fede e di affetto, come hanno imparato molto bene il Manifesto o Radio Popolare?

Detto questo, la prossima volta che qualcuno, Granieri in testa, parla di una rivoluzione dell’informazione che e’ stata messa in moto dai blog gli faccio una bella pernacchia. Idem a Zambardino se scrive ancora sul suo Zetavu’ che son io che sbaglio a concepire gli articoli come dei saggi o come dei trattati, perche’ i giornalisti, dice lui, dovrebbero lavorare solo con una logica di “best effort”….

Best effort una sega.

E’ perche’ il vostro “best effort” troppo spesso fa schifo, che state perdendo lettori, caro Vittorio, non per i blog. E, come dice Caravita, voi professionisti a tempo indeterminato finirete tutti prepensionati, e, dico io, noi free lancer andremo a suonare l’organetto in metropolitana, ma sara’ anche perche’, nel 2006, ancora non avete imparato come NON scrivere cazzate in materia Internet. E quindi chissa’ quante palle scrivete sugli argomenti che non conosco.

Ciao, Fabio.

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Dario aprile 8, 2006 alle 18:56
ripley aprile 9, 2006 alle 18:59

qualcuno ha uno screenshot del bombing del piccolo uomo?
non riesco a trovarlo.mi serve per un corso su internet.thankZ :)

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camicius aprile 18, 2006 alle 14:19

per Ripley:
se tu provi failure hai un doppio esempio di googlebonbing, oppure con un termine che ho inventato adesso una googlewar: i contendenti sono George Bush e Michael Moore! La lotta si fa a colpi di link: per adesso è in vantaggio (o svantaggio…) Bush, ma non si sa per quanto!!!

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