Il dilemma di una nuova governance del digitale

di alex il 3 novembre 2013

La governance del digitale ha bisogno di un’agenda condivisa tra tutte le parti. E l’Agenda ha bisogno di questa governance. Altrimenti il progresso verso una nuova società dell’informazione e della conoscenza è impossibile. Traspare questa evidenza da una settimana record di notizie, che riguardano le regole e la politica del digitale.

Il premier Enrico Letta ha confermato che la Presidenza del Consiglio si prende ora direttamente l’Agenda digitale. I capi di Stato del Consiglio europeo hanno sostenuto (in via preliminare) la proposta della Commissione europea per un mercato unico delle telecomunicazioni. Negli stessi giorni si è tenuto a Bali l’Internet Governance Forum 2013: sta emergendo con maggiore forza la necessità di rendere più globali e più condivise le funzioni di governance della rete.

 

Dietro queste evoluzioni, c’è una consapevolezza che si radica: il digitale permea tutti i settori della società e della politica. Richiede quindi una governance più forte e più giusta: centralizzata quanto più possibile e al tempo stesso condivisa tra le parti che condividono questo percorso.

«Questo è il primo Governo italiano a mettere in capo alla Presidenza del consiglio i temi del digitale, prima suddivisi tra diversi ministeri», spiega a Nova24 Stefano Parisi, presidente di Confindustria digitale. «Letta ha detto infatti che l’Agenda digitale è una riforma dello Stato», aggiunge. L’ha ribadito Francesco Caio, designato dal premier come il commissario all’Agenda presso la Presidenza: «È un progetto di profondissima riforma strutturale per dare più servizi ai cittadini, far fare un salto di competitività a tutto il Paese».

E poiché le riforme strutturali richiedono ondi, Letta ha anche annunciato che destinerà il 10 per cento della nuova programmazione UE 2014-2025 (35 miliardi) alle infrastrutture digitali. «Investimenti e governance centrale sono tasselli fondamentali per recuperare il ritardo dell’Italia sull’innovazione. Tuttavia servono anche politiche per modernizzare la cultura di cittadini e imprese», ha detto, a un recente convegno di Business International, Roberto Moriondo, responsabile dei rapporti con le Regioni per l’Agenzia per l’Italia digitale, organo chiave per l’attuazione dell’Agenda.

 

I dati della Commissione europea lo confermano. I principali ritardi dell’Italia riguardano l’utilizzo di internet, dell’e-commerce e dell’e-government da parte di cittadini e Pmi.

 

Lo stesso Letta questa settimana ha riconosciuto che il principale problema è il divario digitale culturale e che la soluzione è nella Scuola. Ha ricordato che il Governo ha appena stanziato 15 milioni di euro per il Wi-Fi in classe. «Ma solo una netta minoranza di classi ha internet e i 15 milioni di euro citati da Letta sono del tutto insufficienti», dice Paolo Ferri, docente dell’università Bicocca di Milano e tra i massimi esperti di Scuola digitale. L’Italia sconta il problema di aver solo adesso cominciato a lavorare sul trittico governance, fondi e cultura digitale.

 

Ma, con le dovute proporzioni, è un problema anche europeo. L’ha detto più volte il commissario all’Agenda digitale Neelie Kroes. L’Europa ha perso terreno rispetto a Usa e Paesi dell’Asia-Pacifico sull’innovazione. Una svolta, secondo la Commissione, può arrivare dalla nascita di un mercato unico delle telecomunicazioni. Regole uniformi, per raggiungere migliori economie di scala. Insomma, serve una governance più forte e centrale, appunto. La proposta ha ricevuto venerdì il supporto politico dal Consiglio UE, che però la dovrebbe approvare formalmente solo nei prossimi mesi. In realtà in questo periodo è stata contrastata da più parti. Vista da alcuni attori come un colpo di mano della Commissione; come una riforma non condivisa da tutte le parti coinvolte (per esempio per la svolta che vorrebbe imporre nei rapporti tra operatori e over the top, sulla neutralità della rete).

 

Ma a livello di organizzazioni mondiali per internet, fa strada un’idea diversa. «Non solo è necessario rivedere la governance per adeguarla alla profonda evoluzione che sta subendo internet; ma bisogna anche rendere questa governance più condivisa», dice Stefano Trumpy, presidente di Internet Society e membro del Cnr. I leader delle organizzazioni responsabili per il coordinamento delle infrastrutture tecniche di Internet stanno spingendo per l’internazionalizzazione multi-stakeholder di Icann, Iana, Itu. Tra le prevedibili resistenze di chi deve cedere potere verso un rapporto di forze più equilibrato. Che rappresenti meglio il valore universale che ha ormai assunto il digitale: in Italia, in Europa e nel mondo.

 

(uscito sul Sole24Ore

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