Frequenze, il ritorno della politica

di alex il 17 maggio 2013

Il tavolo delle frequenze radiomobili torna bollente, dopo la parentesi del governo Monti. Sarà una  delle partite più complesse, per il nuovo esecutivo, e dal suo esito dipende buona parte del destino  dell’innovazione mobile italiana.

Continueremo a fare eccezione in Europa, con un far west delle  frequenze? O finalmente abbracceremo uno scenario in cui queste preziose risorse, che sono bene  comune, sono utilizzate in modo efficiente, senza sprechi né rendite di posizione? Il bivio è tutto qui.  E sono due i fattori in gioco, adesso.

Da una parte, l’Europa. Preme perché tutti i Paesi membri armonizzino lo spettro (evitando le grosse  differenze di assegnazione ora presenti e il generale disordine delle frequenze). La Commissione probabilmente pubblicherà a giugno un documento che spingerà in tal senso. L’obiettivo è accelerare il passaggio di frequenze 700 MHz dalle tivù a internet mobile, già dal 2015, come già avvenuto con gli 800 MHz ora utilizzati per l’Lte (4G). L’Europa ha poi un’attenzione particolare per l’Italia: ricordiamo pende ancora la procedura d’infrazione avviata per l’eccessiva chiusura del nostro mercato televisivo. La soluzione è un’asta futura che assegnerà frequenze a nuove emittenti.

La nuova Agcom (Autorità garante delle comunicazioni), di cui sono cambiati i vertici a luglio, ha ideato un regolamento d’asta che finalmente- dopo tanto tira e molla- dovrebbe placare le (giuste) preoccupazioni dell’Europa. Ma la partita non è ancora chiusa.

Anche perché c’è il secondo fattore da considerare. Un nuovo governo, dove il ruolo del Pdl è ben più importante rispetto a quello precedente. Non è un caso che il partito di Berlusconi abbia lottato per mettere le mani sulle deleghe per le comunicazioni: si prepara ad affrontare al meglio una nuova stagione di rivoluzioni per lo spettro. Da qui al 2015 succederà di tutto: è già stabilito che agli operatori mobili andranno i canali 57-60, cioè 30 MHz, delle frequenze 700 MHz; in più bisogna trovare spazio per la radio digitale, avviare un primo serio coordinamento internazionale sulle frequenze e partecipare ai tavoli che decidono, in Europa, l’evoluzione tecnologica dell’Lte.

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