La difficile vita del giornalista scientifico

di alex il 14 maggio 2012

Bellissimo post sulle regole base che bisognerebbe seguire per il giornalismo scientifico. Credo piacerebbe anche a De Biase.

Ma come migliorare la qualità del giornalismo scientifico, del giornalismo cioè che s’intreccia con i temi della scienza (tecnologia, medicina…)?

Io vedo diversi ostacoli all’orizzonte. Alcuni sistemici e altri particolari.

1)Sistemico: viviamo in un’epoca in cui riflessione, razionalità, spirito critico sono fuori moda. Meglio soffiare sulle passioni, con molte generalizzazioni. Molti giornalisti che si occuapno di scienza/tecnologia riescono a emergere in questo modo, sfruttando il malaugurato spirito dei tempi.

2)Particolare: in Italia sono poche le grandi testate (stampa/tv) che adottano uno spirito critico autentico sui temi complessi della scienza/tecnologia. Alcune trasmissioni non potrebbero affatto esistere se fossero fatte con autentico spirito critico (si ritroverebbero con poche cose da dire, non ci sono così tante magagne da trovare). Si preferisce andare avanti a tesi: chiare, distinte. Ma tesi troppo nette su macro questioni sono spesso molto approssimative. In generale è più gradevole leggere un articolo a tesi, ma è meno formativo. Sta ai capi redattori e ai direttori indicare il giusto equilibrio. D’altra parte il pubblico dovrebbe maturare per pretendere più accuratezza e autenticità.

3)Particolare: la crisi della carta stampata causa un taglio dei costi. Ne derivano meno risorse per articoli di qualità. Che richiedono tempo e quindi denaro.

Le soluzioni ipotizzate sono numerose, passano da nuovi modelli di business e un’informazione più consapevole, ma sono anche tutte ancora da confermare.

 

 

Articoli correlati:
  1. Quando il nuovo giornalismo fa peggio del vecchio
  2. Babbo Natale e i bambini: sì o no

Lascia un commento

{ 1 trackback }

Articolo precedente:

Articolo successivo: