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Tiscali ucciderà l’IPTv il primo gennaio 29 Dicembre 2008

Grande fallimento per un progetto in pompa magna, che come tanti esperti in cuor loro sapevano, aveva poche chance di decollare.
La notizia circolava da settimane negli ambienti, ma ora è ufficiale: Tiscali l’ha data il 26 dicembre ai propri utenti, via mail.

I problemi di un’eventuale offerta Google 22 Dicembre 2008

Ho parlato con altri esperti ancora e quindi torno sulla questione

Se Google negozia con un operatore un canale di accesso con qos, per i propri contenuti, fa una cosa molto pericolosa. Gli utenti di quell’operatore vedranno meglio i contenuti di Google rispetto a quelli degli altri. Gli altri fornitori di contenuti saranno discriminati.

Il tutto perché questo avviene in una situazione di mancanza di regole, il che si chiama pre emption di mercato. Aspettiamo le regole comunitarie.
E’ ben diverso da quello che si può già fare con Akamai, perché le content delivery network (come Akamai) offrono i propri servizi a tutti, in un sistema concorrenziale aperto e sono replicabili (la rete nazionale no). E anche perché con Akamai hai caching a livello di trasporto internazionale, con un canale dedicato invece hai qos end to end (fino all’utente finale). Anche la semplice co-location presso un operatore non ti garantisce la qos end to end di un canale dedicato.

La discussione se violi o no la network neutrality è di lana caprina, a noi interessa sapere se questo viola o no la corretta competizione tra fornitori di contenuti e operatori.
E nel caso di canale dedicato la risposta è sì a entrambe le cose, in mancanza di regole.

PR perseguitanti 20 Dicembre 2008

Sta facendo discutere anche qui da noi un post uscito su Techcrunch. Conferma che le PR hanno lo stesso Dna anche in America (ma chi ne dubitava). Si contano sulle dita le PR che sanno quello che il giornalista vuole e quindi riescono ad attirare l’attenzione senza perseguitarlo con telefonate inutili.
Mi conforta quanto leggo sul blog di un esperto, un post intitolato “Quello che le agenzie di PR fanno e dovrebbero davvero smettere di fare.(Fool PR Blues)”

L’immagine che emerge da quelle poche righe è invece quella di un branco di “passacarte” che dedica la maggior parte del proprio tempo a massacrare di recall i giornalisti. I quali, quando ricevono “contenuti”, magari anche contenuti interessanti e ben predisposti, non hanno assolutamente bisogno di essere richiamati. Pubblicano. Ripeto, pubblicano.

Gli ultimi tre articoli (ho detto articoli e non poche righe di news) che sono stati pubblicati per un cliente hanno richiesto due o tre email ciascuno e nessun recall. E non sto scherzando.

Ora, si sa che le PR delle grandi aziende sanno di poter ottenere attenzione senza recall. Ma a maggior ragione quelle delle piccole dovrebbero imparare a scrivere i comunicati pensandoli rivolti al giornalista e non al proprio cliente (ormai mi accorgo che comincia a leggerli da metà, tanto la notizia è quasi sempre da lì, quando si è fortunati e c’è). E se il cliente non capisce, fateglielo capire. E se non ci riuscite, non ci rompete le scatole, almeno.

Major: smetteremo di perseguitare gli utenti 19 Dicembre 2008

Basta con le cause contro il peer to peer. L’annuncio è epocale, riguarda per ora solo le major USA (Riaa), e comunque ha l’altra faccia della medaglia nel fatto che invece di denunciare gli utenti tenteranno di farli smettere tramite i provider (fino al distacco della connessione, come si voleva fare in Francia).

Il che apre scenari meno gravi sul piano personale ma più gravi su quello collettivo, rispetto alle denunce: il distacco della connessione può essere violazione di un diritto civile.

Comunque in Italia da sempre le etichette non fanno denunce a pioggia, colpiscono solo server e grandi uploader (non downloader semplici).

Google: bisogna fare attenzione 18 Dicembre 2008

Nei giorni scorsi ho continuato a meditare sulla vicenda, a sentire esperti. Ho reso alla fine un po’ più definita la mia opinione. L’assunto del Wall street journal e l’intuizione di Repubblica sono di fondo corrette. Sarebbe da ingenuo pensare che quanto sta avvenendo sia assolutamente scevro da qualsiasi pericolo per la rete o perlomeno sulla sua politica ed economia.
Certo, non me la sento ancora di lanciare l’allarme e nessuno può sapere che andrà in quel modo, visto che ancora non si sa che cosa intende fare Google, con esattezza. Ma ci sono diversi segnali che vanno in una stessa direzione.

Quella che vede i fornitori di contenuti/servizi, come Google, stringere rapporti sempre più stretti con gli operatori, con edge caching o altro, per migliorare la propria offerta. Lo fanno già, dite, con Akamai, con Level3 o altri? Sì, ma già sarebbe degna notizia che il fatto emerge al grande pubblico, mentre finora era solo noto agli addetti ai lavori. Ma sfugge un passaggio: non è banale che Google decida di trattare direttamente con gli operatori (invece di farlo solo con Akamai, un intermediario), cioè coloro che hanno le leve del potere sulla rete. E’ segno forse che intende fare sempre più caching in futuro. Avvicinandosi agli operatori, Google può aumentare anche le sue leve di potere sulla rete. E’ vero che anche ora chi ha più soldi va più veloce… ma il trend prosegue e accelera, la differenza tra big e non big tende ad accentuarsi man mano che i rapporti dei primi con gli operatori si rafforzano. La barriera all’ingresso per i nuovi entranti c’è già ora, ma tende a crescere oltre a una soglia tale da minacciare gli attuali equilibri della rete, la sua ormai solo ideale “apertura”.

E questo anche senza pensar male. Ma chi ci assicura che gli operatori non siano influenzati a trattare meglio i propri migliori clienti, discriminando gli altri, anche solo con un edge caching di parte o con traffic shaping? Ci sono modi sottili e subdoli per farlo, magari anche solo con la scusa della qos. Se non vogliamo credere alle favolette: qui c’è di mezzo soldi, potere sulla comunicazione. In questi casi, si è persino disposti a rischiare, a violare le regole. Ma nel caso della network neutrality non ci sono regole precise ed è difficilissimo, se non impossibile, verificare gli operatori non stiano facendo porcherie. Chi ci dice che possiamo stare tranquilli? Solo perché ce lo dice Google, che ci dice che è buono? Ah sì, ma Bruto è un uomo d’onore.

UPDATE
Vedo che anche Isenberg comincia ad avere qualche dubbio.

UPDATE2
I dubbi continuano a crescere e investono anche esperti e professori vari. Credo che sarebbe equo smettere di vomitarci addosso accuse di essere disinformatori e almeno concederci il beneficio del dubbio per un dibattito sano. Grazie.

Google e la neutralità della rete 16 Dicembre 2008

Giornali e blogosfera internazionale sono in fermento dopo la notizia del WSJ, qui ripresa e interpretata da Repubblica. La tesi è che Google sta ripudiando la neutralità della rete perché, tramite un sistema di caching posto presso gli operatori, vuole velocizzare il proprio servizio.

Molti blog americani e italiani hanno criticato questa tesi.

Per dare un ordine al dibattito, come insegnavano i socratici, bisogna per prima cosa definire l’oggetto, perché mi sa che stiamo parlando di cose diverse.

La neutralità della rete, in senso assoluto, non esiste: pratiche inevitabili di qos dei provider e il semplice fatto che chi ha più soldi ha server migliori impediscono di avere una internet neutrale dove tutti i soggetti/siti/server su internet siano davvero parificati dal punto di vista della velocità di fruizione dei loro contenuti da parte del loro pubblico.

Il progetto di Google senza dubbio altera la net neutrality così intesa e fin qui nessuna sorpresa. Aggiungo però un tassello, che giustifica che se ne parli e che Repubblica getti il sasso nello stagno. Perché solo parlandone si può combattere il rischio di una deriva, che il caching porta con sé potenzialmente spostando troppo il potere nelle mani dei big come Google. Liquidare il tutto come una bufala è troppo frettoloso
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Rete Telecom, rivoluzione o bidone? 15 Dicembre 2008

Agcom ha pubblicato gli impegni Telecom, che disegnano il nuovo quadro di regole per l’accesso alla rete fissa nazionale. Sono ore di fuoco, i concorrenti, Vodafone e Fastweb in testa, denunciano gli impegni come un affare solo tra Agcom e Telecom e parlano di prossima rimonopolizzazione della rete. Dicono che è solo un passo avanti, ma niente di rivoluzionario; una semplice riproposizione di obblighi già in capo a Telecom e mai assolti. Di contro, Agcom e Telecom ne parlano come una rivoluzione, che pone l’Italia all’avanguardia in Europa per regole sulla rete.

Due posizioni opposte, insomma, e come spesso accade, in questi casi, la verità forse è nel mezzo. Gli impegni su Open Access non sono quella rivoluzione che si sperava, è vero; non ci sarà una seprazione della rete da Telecom, ma norme più stringenti per impedire che i concorrenti siano discriminati. Rilevante, inoltre, che Telecom s’impegni a dare accesso anche alla rete di nuova generazione (anche se solo agli asset passivi, non alla parte attiva): in questo l’Italia anticipa tutti gli altri Paesi.

Arrivare per primi non vuole dire però arrivare bene. Adesso bisognerà vedere se e come gli impegni saranno applicati a dovere. Il dibattito prosegue nei prossimi mesi…

“Pubblicità occulta” e l’Antitrust multa il Mondo (Rcs) 12 Dicembre 2008

Leggo nell’ultimo bollettino Antitrust, di una multa a Vodafone e il Mondo (edito da Rcs) per “pubblicità occulta”. Era insomma una finta rubrica di risposte ai lettori. Rispondevano sempre esperti Vodafone che consigliavano i loro prodotti come soluzione ai quesiti.

Questa multa resterà un unicum? Altrimenti significherebbe un terremoto per le riviste specializzate, che campano spesso di publi-redazionali, pubblicità a tutti gli effetti e differenziati dagli articoli a volte solo per qualche dicitura sibillina o qualche accorgimento grafico (invece di scrivere “informazione pubblicitaria”).
Basta un po’ di logica per smontare la tesi che la pubblicità non era occulta. Se l’editore e l’operatore non volevano renderla occulta, quindi confondibile con gli articoli, perché non hanno scritto a chiare lettere “informazione pubblicitaria”, evitando così la multa?

Telecom spegne o rivede Alice Sat 4 Dicembre 2008

L’offerta al momento non è acquistabile. facile intuire perché: ormai quel suo satellite monodirezionale è obsoleto, non è vera banda larga, ed è troppo costosa, al confronto con le nuove offerte satellitari basate su piattaforam Tooway o Astra2Connect.

Segnalo Open Sky, Sitmar, Digitaria.

Forse Telecom sta meditando un rilancio dell’offerta satellitare, soprattutto dopo l’annuncio dell’accordo Fastweb-Eutelsat per Tooway.