Italia allarme rosso censura di Internet 31 Gennaio 2006
E’ cominciata come una storia di calcio, adesso sta diventando uno dei maggiori rischi censura che il Web italiano abbia affrontato negli ultimi anni. Ne parla Punto Informatico, ma la polemica è arrivata sui blog, ripresa da Beppe, scandagliata dalla comunity di Cortiana.
In due parole, quello che è successo è che per la prima volta in Italia la Guardia di Finanza ha adottato il metodo radicale di oscurare Ip stranieri. Ha ottenuto che i provider italiani vi bloccassero l’accesso agli utenti. Gli ip in questione sono di due emittenti cinesi e riguardano il calcio; ci si chiede però dove si possa arrivare, di questo passo, visto che il blcco degli Ip a monte è uno strumento usatissimo nei Paesi totalitari per limitare Internet ed evitare che gli utenti vadano nei siti considerati pericolosi per il regime.
Certo, si dirà, siamo un Paese democratico; da noi ci sono strumenti e garanzie che potrebbero evitare che il sistema delle balacklist degeneri e sia usato in modo improprio, lesivo delle libertà individuali. E’ vero, ma non è detto che queste garanzie siano sufficienti: ad oggi basta la denuncia di qualcuno, contro un sito straniero, e la volontà della magistratura perché quell’ip sia oscurato agli italiani fino alla conclusione delle indagini. Davvero vogliamo affidare tutto questo potere a un magistrato che, per quanto segua le regole di un paese democratico, potrebbe comunque, spinto da errori, ignoranza di Internet o da interessi di parte, firmare il documento per l’oscuramento del sito? Si consideri che se un sito italiano pubblica qualcosa di diffamante, e non è una testata giornalistica, rischia il sequestro, ossia l’oscuramento, in caso di denuncia di chi si sente diffamato. Ma che succede se la vittima, poniamo un politico importante, si sente diffamato su quanto scritto su un blog o magari anche una testata giornalistica stranieri? Gli utenti italiani potrebbero essere tenuti lontani con la forza da quel sito, che entrerebbe in una blacklist finché le indagini non sono concluse? Il rischio è troppo grande e viene dal fatto che i siti Internet non hanno ancora quelle tutele, contro questi rischi denuncia, che hanno le testate giornalistiche italiane. E’ un altro caso in cui il codice italiano è arretrato rispetto allo sviluppo della tecnologia, che facilita la diffusione di informazioni su canali diversi dalla testata giornalistica e permette agli utenti di accedere in un attimo a contenuti stranieri.
Servono quindi leggi. Norme che limitino questo potere di censura dall’alto di un sito, di un Ip e che descrivano l’ambito in cui possano essere applicate. Le invochiamo, perché si evitino derive totalitarie. Qui la tentazione di molti è grande a bloccare siti come rotten.com (contro cui già negli anni scorsi c’è stata un’interrograzione parlamentare). Rischiamo una Internet meno libera, dove sono i magistrati a decidere che cosa possiamo vedere. Ci stanno cambiando Internet sotto il sedere, svegliamoci!
Anche Di Pietro è dei nostri. O forse no? 30 Gennaio 2006
In periodo pre elettorale è un fiorire di blog. Ora è il turno di Di Pietro (via mante). Si accettano scommesse: tra quattro mesi quanti di questi blog saranno ancora in piedi? Tanto per essere prevenuti, facciamo una considerazione: secondo voi sarebbe serio e corretto, nei confronti degli elettori/utenti aprire un blog solo per la campagna elettorale (della seria “proviamo anche questa”) e chiuderlo subito dopo? O diradare tantissimo i post? Non lo so. Però d’istinto mi sento di dire che certo sarebbe un modo miope di usare la rete, usa e getta, come vetrina alternativa e a basso costo.
Calcio gratis, parla l’esperto
Ho intervistato Andrea Monti, presidente di Alcei, per repubblica.it.
Credo che ci aiuti a capire meglio i contorni della vicenda.
Ho l’impressione che si metta male per i due gestori dei siti; però porbabilmente se la caveranno con una multa.
Se il giornalismo vuole le nozze con i fichi secchi 29 Gennaio 2006
Storie come questa: mi ricordano un dettaglio cui spesso non si pensa: gli editori verso i nuovi entrati praticano paghe da fame. Addirittura qui si parla di “una rivista nazionale” che cerca un corrispondente da New York e premette che lo sottopagherà e che sarà questo tale a doversi procurare il visto da giornalista (contraddizione: ma lo sa quella rivista che per avere il visto da giornalista bisogna avere uno straccio di contratto?). Il giornalista dovrebbe coprire la sezione Economia, mica fagioli.
La bontà dell’informazione non va d’accordo con le paghe da fame, ricordiamocelo quando ci lamentiamo delle gaffe della stampa nazionale. Che è fatta per buona parte da giornalisti pubblicisti freelancer (con le dovute eccezioni: Repubblica cartacea è quasi tutta fatta in casa).
Report ci sta pure facendo un’inchiesta.
Berlusconi contro Luttazzi: vince Luttazzi
La sentenza è riportata integralmente dal Barbiere della Sera: SI PUO’ PARLARE DEI PROCESSI DI BERLUSCONI IN TV SENZA DOVER PAGARE I DANNI? SI’
La sentenza è un ultimo barlume di speranza a favore della libertà di comunicazione contro le arroganze di un super capitalista.
Calcio gratis, la pacchia è finita 28 Gennaio 2006
Multinazionali über alles. Ci hanno messo un po’ ma se ne sono accorti di Coolstreaming.
Al Mondo non piace citare Repubblica.it
Oggi un pezzo sul Mondo racconta di “un’iniziativa dei media” che ha portato a migliaia di e-mail di protesta di chi non è coperto da Adsl. Iniziativa dei media. Pudore a citare un concorrente, Repubblica.it, che ha curato l’inchiesta (fatta tra l’altro da un vero esperto, linuxaro e machista, Daniele Vulpi). Una delle cose belle dell’informazione su Internet è che non ci sono (ancora?) queste meschinerie da piccolo orto da tutelare. L’informazione è bella quando è libera e condivisa. Dopo tutto, lo scopo dovrebbe essere diffonderla, non tenerla per sé come una conquista privata. Estremizzando il concetto: un tempo, in occidente, la stampa la si imbavagliava con i fucili. Adesso, con l’etica del capitalismo, fatta di interessi di bottega e di schiavitù alla pubblicità (mi pare che lo dicesse anche Furio Colombo, fondatore dell’Unità).
Due scoop di Punto Informatico 27 Gennaio 2006
Non so quanti se ne sono accorti (gli addetti al settore sì), ma Punto Informatico ha fatto due scoop in questi giorni.
Il primo è il mio (la modestia non è il mio forte): ho anticipato i contenuti di una delibera del primo febbraio sulla number portability mobile. E’ uscito giovedì. Venerdì sul Sole24Ore se ne parla. Anticipare il Sole24Ore è sempre un piacere:))
Il secondo è di un baldo giovane, Tommaso Lombardi, su PI di oggi. Ha scoperto che il motore cinese di Google c’è ma la censura non è (ancora?) attiva. Peccato che nel pezzo non viene spiegato, ma Tommaso ha usato un programma che riesce a simulare la connessione a Google di un IP cinese, quindi il test è inattaccabile..dimostra che un utetne cinese, almeno fino a ieri, poteva usare Google per accedere a siti scomodi.
Se l’Ansa inciampa su Bill Gates
L’Ansa, in buona compagnia con slashdot, ha diffuso l’ennesima notizia falsa di tecnologia. Ne parla benissimo Zeus News; anche loro ci erano cascati ma poi hanno corretto l’articolo: si legge in giro che Bill Gates ha rilasciato il sorgente di Windows, ma così non è. La storia vera è anche su Punto. Frettolosità, ignoranza tecnologica, tipici guai di molto giornalismo italiano portano a notizie false. Non solo imprecise. False. E spero di non essere solo uno dei pochi che lo considerano un male non secondario dell’informazione il diffondere con una certa frequenza notizie false.
Motivi di impedimento

Ieri non ho postato per due motivi. Che ve ne frega? Un attimo.
Primo, ho preso questo nuovo cellulare e quindi dovevo giocherellarci un po’
. Considerati i soliti articoli giornalieri da fare e la palestra (Aikido), il tempo è volato. Il vecchio cellulare, un LG; dopo un anno e mezzo di super attività era diventato inservibile (il microfono era andato) complice anche una botta di troppo. Come mi confermano da Tre, è uno dei difetti dell’LG: ha il microfono fragile alle botte. Ora spenderò un pacco di soldi per qualche accessorio, com’è giusto nella catena riproduttiva del consumismo…
Accessori da smanettone, per intenderci: una RS-MMC da 1 GB, per iniziare. Visto che il Nokia 6680 è un computer voglio trattarlo come tale:). E’ un modello che include il GPS, in un bundle che Tre mette a 179 euro (a fronte dell’impegno a spendere almeno 20 euro al mese), insomma, erano due anni che volevo un gps nel cellulare, perché soon stanco di perdermi
Questo in realtà non mi avrebbe impedito di postare, se non fosse per un secondo stranissimo fenomeno di mamma Windows. Capita che, dopo un riavvio, la mia scheda di rete cambi nome e, quando accade, non posso accedere a questo sito. Risulta irraggiungibile. Già: funzionano tutti (a quanto pare, eccetto il mio sito, che risulta irraggiugibile. Sull’altro computer in rete locale qui e che prende l’Adsl dallo stesso router Wi-Fi il sito funziona; l’errore funziona solo sul mio computer! Ho controllato i DNS, disattivato il firewall… Il sinto è pingabile, ma è proprio l’http che non va. Mistero. Se c’è un super esperto con una risposta, ben venga.
Per la cronaca ho risolto il problema temporaneamente, riavviando il computer. Ma io odio riavviare:)
Segni del nostro tempo 25 Gennaio 2006
Un amico americano mi invia una cosuccia che può strappare un sorriso. La condivido con voi.
YOU KNOW YOU ARE LIVING IN 2006 when…
1. You accidentally enter your password on the microwave.
2. You haven’t played solitaire with real cards in years.
3. You have a list of 15 phone numbers to reach your family of 3.
4. You e-mail the person who works at the desk next to you.
5. Your reason for not staying in touch with friends and family is that they don’t have e-mail addresses.
6. You pull up in your own driveway and use your cell phone to see if anyone is home to help you carry in the groceries.
7. Every commercial on television has a web site at the bottom of the screen.
8. Leaving the house without your cell phone, which you didn’t have the first 20 or 30 (or 60) years of your life, is now a cause for panic and you turn around to go and get it.
10. You get up in the morning and go on line before getting your
coffee.
11. You start tilting your head sideways to smile. : )
12. You’re reading this and nodding and laughing.
13. Even worse, you know exactly to whom you are going to forward this message.
14. You are too busy to notice there was no #9 on this list.
15. You actually scrolled back up to check that there wasn’t a #9 on this list
Enel regala risparmio
Luca mi segnala che Enel fino al 31 dicembre gennaio (errata corrige) regala lampade ad alto risparmio energetico a chiunque vada in un punto Enel a richiederle.
Il primo pensiero che viene è: qual è lo scopo ultimo di questa campagna? Già, perché, per come la vedo io, la generosità disinteressata, se esiste, può essere sposata da individui, mai da aziende. Allora perché Enel lo fa, sebbene in teoria vada contro i suoi interessi che noi spendiamo di meno in luce? Potrebbe essere una ragione di immagine, anche visto che è un’azienda quotata (si sa che c’è un Dow Jones Sustainibilty Index che premia il capitalismo etico e attira investimenti dedicati). O forse, chissà, di questi tempi tirare la cinghia è opportuno, per tutti.
Ipse è morta
Ritirata la licenza. Un caso esemplare delle cose “all’italiana”: è stata ritirata la licenza solo dopo che per tre anni si è cercato di salvare il salvabile e senza che Ipse avesse piantato un sola antenna Umts. Ma c’è un limite anche a questo vezzo italiano di non riuscire a rispettare le regole e gli impegni.
E poi mica è finita qui: bisogna ancora decidere che fare delle ferquenze di Ipse. Ci dovrà pensare Agcom, come se non avesse tante altre cose da gestire, in questo momento decisivo epr il mercato Adsl e dell’unbundling.
Google News è ufficiale, ma non in Italia 24 Gennaio 2006
Vittorio rileva che Google News è uscito dalla beta e prevede l’inizio dello sfruttamento commerciale (pubblicitario, ma non solo) del servizio. Noto però che in Italia Google News è ancora in beta. Siamo proprio un Paese in beta perenne:)
Luttazzi spiega perché ha chiuso il blog, su Repubblica.it
Luttazzi intervistato da Repubblica.it spiega perché ha chiuso il blog.
Ne esce anche una meditazione sui blog:
“La forma blog tende a creare un fenomeno massa più leader - dice con il consueto ritmo travolgente di parole -, tende a dare potere a chi gestisce la vicenda e a condizionare i contenuti e il modo in cui questi vengono ricevuti.
E poi
“Se la tv è un narcotico, il blog può essere un ipnotico potentissimo, siamo rinchiusi nelle nostre casette e non facciamo nulla. Conviene spegnere e uscire e incidere nel reale. E’ molto meglio”.
I falsi amici del mulino bianco, l’etica di Berlusconi
E’ una di quelle pubblicità che mi fanno girare i coglioni. E mi conferma la bassezza culturale italiana. Mulino Bianco, voce in background con piglio pedagogico si esibisce in massime sulla vita. Si arriva al punto in cui un bambino a scuola, passa il compito al compagno e gli strizza l’occhio. Voce pedagogica: “l’importanza dei veri amici”. E’ la furbizia, la raccomandazione e le scorciatoie sociali che diventano valore positivo morale. Passare un compito è da veri amici? In linea di massima no, soprattutto tra bambini, il cui bene sarebbe imparare a farcela con le proprie forze.
Ma si sa, questa furbizia sociale, storica in Italia, è stata persino rafforzata dall’exemplum berlusconiano. Andate a leggere sul sito di Forza Italia una ragione di vanto di Berlusconi: Gli unici veri hobbies sono lo studio e il lavoro. E infatti, come smentirlo? Se da studente di ginnasio, nell’ora di italiano, scriveva non uno ma tre temi, e poi passava gli altri due ai compagni meno dotati…
Ho attivato i trackback
Grazie a Sergio per avermi spiegato come si fa ad aggiungere il tag. Il mio template non li prevedeva (anche se eraano attivi di default sulla piattaforma).
Come funziona la nuova offerta no Telecom Tele2 23 Gennaio 2006
Sono stato sollecitato a spiegare come funziona la nuova offerta di Tele2. Ok, son due; l’utente non sceglie a quale aderire, poiché una è per chi è coperto da unbunlding Tele2 (una rete che copre il 30 per cento della ppolazione) e l’altra è per chi non è coperto, tutti gli altri insomma.
In entrambi i casi si risparmia sul canone Telecom. Nel primo caso però si passa a Tele2 come operatore unico, quindi non potremo più chiamare con infostrada, non avremo più la garanzia che il nostro numero possa essere portato, non potremo avere l’Adsl di altri operatori se non in modalità “senza voce”. Solo l’Adsl di Tele2 ci potrà arrivare su doppino normale del telefono.
Nel secondo caso si resta con Telecom, ma solo si ha Tele2 in preselezione (di default le chiaamte saranno fatte con Tele2). Quindi non si è in unbundling, con tutte le conseguenze del caso: il nostro numero resta con Telecom, possiamo avere qualunque Adsl… E abbiamo rimborso del canone Telecom. Il tutto per almeno 12 mesi (durata contratto Tele2). Alla scadenza dei 12 mesi, Tele2 potrebbe decidere di annullare l’offerta oppure di coprire anche la nostra zona con l’unbundling. In questo secondo caso, Tele2 ci permetterà di risparmiare il canone Telecom solo tramite unbundling.
Parlo su radio 2024 22 Gennaio 2006
Domani (lunedì) dalle 23 a mezzanotte parteciperò alla trasmissione radiofonica 2024 su Radio24. Parlerò di questo.
Comunicazione orizzontale entra in Università
Docenti che parlano e fanno didattica tramite i blog. Mi vengono in mente due riflessioni. La prima, che i blog sono riusciti a introdurre novità persino in un mondo anchlosato come quello delle università italiane. La seconda, che il tutto può avvenire solo nelle università e tra i professori dove il terreno è fertile alla comunicazione; i baroni che amano ergere muri tra loro e gli studenti rifuggeranno queste novitàcome la peste. ma, per contrasto con il resto che cambia, l’inadeguatezza dei loro metodi risalterà sempre più sulla parete bianca del contemporaneo.
Migrazione e morte
Storie come questa, di chi è venuta qui ricercando un sogno e ha trovato la morte, mi fanno sempre commuovere.
Ipse, salta l’accordo 21 Gennaio 2006
La stampa è stata troppo ottimista, ahimé. L’accordo Ipse è saltato. Ora la palla torna al Ministero, che potrebbe riprendersi le licenze, aprendo un contenzioso con la società. Ho idea che saremo vecchi quando vedremo la fine della telenovela.
Sai quello di cui scrivi? Astruserie giornalistiche
Massimo risolleva la questione dei giornalisti che parlano di hi-tech senza esserne utenti.
Mi riporta alla mente una discussione fatta sul blog di Vittorio, secondo cui non è necessario essere estperti di Internet per poterne parlare e che bisogna lasciare spazio anche agli outsider, che potrebbero comunque regalarci riflessioni interessanti.
Adesso credo di avere raccolto le idee su questo annoso problema e vorrei esprimerle in modo sistematico, sperando di contribuire al dibattito.
Zeus News, rabbia e orgoglio copyzero
Divertente battibecco tra Zeus News e la rivista Giudizio Universale. In realtà è più che altro un attacco di Zeus News a Giudizio Universale per difendere Copy Zero a sua volta attaccata da Giudizio Universale. Dietro le frecciate, ci sono due universi opposti e inconciliabili. Due modi diversi di vedere Internet e il diritto d’autore.
Istruttivo.
Scoperto il padre del miagolio di Skype 20 Gennaio 2006
Vittorio confessa: sono stato io a ideare il miagolia con cui Skype censurerebbe le chiamate in Cina (cosa non vera). Grande trasparenza, cui volendo poteva sottrarsi…ed eccellente fantasia:)
Adsl e dial-up flat: vince Telecom 19 Gennaio 2006
Vi invito a leggere il mio nuovo pezzo su Punto Informatico: descrivo e commento alcune novità appena uscite dall’Autorità. A quanto ne risulta ne parleremo soltanto noi e il Sole24Ore, domani…ma credo che solo noi lo faremo con tutti questi dettagli.
Il tutto serve a capire che piega sta prendendo Internet in Italia.
Questo peer to peer da ammazzare
Su Key4Biz di oggi c’è un articolo che mostra un’insolita certezza sulla fine del peer to peer e si fa carico anche di discutibili sillogismi favorevoli all’industria musicale.
Alcuni esempi: Gi esperti assicurano che per il 2006, numerosi servizi di filesharing si convertiranno al rispetto delle norme sul diritto d’autore, bloccando i file piratati che circolano sulle loro reti. Mah, in realtà i servizi che vanno forte adesso, emule e bittorrent, non hanno server centrali che possano fare da filtro, “bloccando i file piratatI”.
Ancora: In ogni caso, con questa campagna per la legalità intrapresa dalle case discografiche sono state avviate azioni contro circa 20.000 utenti dediti allo scambio di file, risultato: il numero dei servizi di musica online è passato da 50 a 335 in soli due anni.
Sillogismo ideologico: quelle 20 mila cause contro persone che scambiavano file (spesso senza guadagno) avrebbero favorito il boom dei servizi di musica online legali.
Io la vedo come quelli di EFF : la lotta delle major contro il peer to peer a forza di cause è un’ignobile uso della forza, spalleggiata dai parlamenti (si veda la legge Urbani).
Che sia poi efficace ho anche i miei dubbi: riporto qui quello che mi ha detto un’analista di Forrester Research, sul numero di Nova24 appena uscito: «Sì, ma è una strategia che può funzionare, forse, solo nel breve termine», dice Rebecca Jennings, analista senior presso Forrester Research, uno dei principali osservatori di ricerca. «Come effetto delle denunce- continua-, qualche utente smetterà di fare peer to peer, altri ne saranno scoraggiati. Ma molti altri continueranno a farlo, perché è un fenomeno destinato a crescere, man mano che si diffonde la banda larga». Infatti: a dicembre 2005, erano 9,5 milioni gli utenti connessi, in contemporanea, a reti peer to peer nel mondo. Erano invece 5,6 milioni a dicembre 2003, secondo i dati comunicati da Big Champagne, osservatorio che, anche per conto delle major, monitora il fenomeno. Non solo: «le major così facendo stanno già diventano più impopolari e quindi rischiano di perdere altri potenziali acquirenti». La soluzione, secondo Forrester Research (ma anche per la maggior parte degli analisti) sarebbe quindi di «perseguitare solo i pirati che fanno affari con il peer to peer» e in contemporanea «promuovere il business dei download legali online».
Qui migliaia di euro da dare in contanti
Perdonerete una nota personale, ogni tanto, ma ho bisogno di capire.
Per acquistare una camera da letto, qui nella mia città (Taranto) il pagamento è in contanti, alla consegna. Non accettano assegni. D’accordo che hic sunt leones e la fiducia tra le fiere non è concessa, ma vi sembra normale essere costretti a portare in mano quasi 4 mila euro? In realtà quello che mi interessa sapere, grazie al superno potere dei blog, è: anche in altre città succede lo stesso? Anche al mitizzato Nord?
Tele2, Adsl flat a 16,90 euro
Questi di Tele2 hanno una mania: se un operatore lancia un’offerta o anche soltanto un’opzione strana a costi inferiori, loro devono ribattere con un prezzo ancora più basso.
Insomma, ci sono mali peggiori, veh.
Adesso hanno lanciato una 640/256 a 16,90 euro al mese (solo per chi si abbona ai servizi voce di Tele2, che non hanno canone). Solo per fare dispetto a Wind, che qualche giorno fa ha lanciato un’Adsl + Infostrada a 16,95 euro al mese (ma attenzione, per i piani infostrada ci sono almeno altri due euro al mese da pagare- però se si è coperti da unbundling di Wind si può dare addio al canone di Telecom).
Certo, l’Adsl 640/256 di Tele2 la consiglierei solo a chi vuole un collegamento always on senza alcuna pretesa di velocità al di sopra della pura sopravvivenza in rete.
Lo Skype in Cina miagola? 18 Gennaio 2006
Sul blog di Massimo ci si interroga, con un’accesa polemica di commenti, su come sia nata la bufala dei miagolii di Skype in Cina e se davvero di bufala si tratti.
Su molti giornali si è detto che in Cina Skype censurasse (con un miagolio) alcune parole non solo nella chat maa nche nel VoIP, nelle telefonate insomma. Mi risulta impossibile: biosgnerebbe fare passare le telefonate da un server centrale che riconosca le parole (con un sistema text to speech) e confronti i risultati ocn un testo. Si potrebbe anche imporre questo programma di controllo sui computer dei cinesi, che installano Skype (magari in package con Skype stesso), ma sarebbe un invito agli hacker a eliminare il filtro, se lo si installa solo a livello locale. In entrambi i casi, il check in real time delle parole parlate sarebbe impossibile da fare per un servizio telefonico che presuppone una certa sincronia nella conversazione (diverso sarebbe se si trattasse di messaggi vocali asincronici, del tipo push to talk).
In effetti, il pezzo del Business Week che ha fatto partire il tutto parla di censura solo sull’instant messaging.
A me interessa scoprire solo una cosa, per curiosità personale: come è nata questa bufola del miagolio? Paolo, ci pensi tu? Chi meglio di te:)