di alex il 2 febbraio 2012
L’E-book è il futuro, che ci piaccia o no, per una miriade di ragioni, di cui le più importanti sono economiche ed ecologiche. Così Franzen esprime solo il proprio disagio psicologico di fronte alla possibilità che un testo possa cambiare più di frequente- immagino intenda così- di quanto già non cambi con il già noto meccanismo delle varie edizioni cartacee.
Per la manualistica è certo un bene. Per la letteratura, dipenderà solo dalla forma mentis degli scrittori: se vorranno fare ulteriori versioni limate dei propri testi. Sarà interessante vedere che capiterà. Spero solo che questo non porti a opere abbozzate per uscire subito perché “tanto posso limarle dopo”, un po’ come avviene con i bug dei videogame. Ma ancora una volta non sarebbe colpa degli e-book.
Poi vedo una critica piuttosto diffusa, anche tra i tecnologi: “non possiamo essere certi che il nostro e-book tra dieci anni sarà ancora leggibile”. Ok, il problema si pone se ci sarà una guerra termonucleare e scompare l’elettricità. Mica i formati o i supporti muoiono dall’oggi al domani: siamo matti? I floppy disk sono scomparsi negli anni e abbiamo avuto tutto il tempo di trasportare i loro contenuti su hard disk. L’e-pub non sarà usato più tra dieci anni- per ipotesi? Il nostro libro comprato in e-pub nel frattempo sarà bello e convertito in un altro formato.Non facciamo gli Umberto Eco della situazione, suvvia…
Le questioni sono altre. Amazon è e sarà probabilmente anche in futuro il campione assoluto del mercato e-book. Possiamo essere sicuri che questo non porterà squilibri nel mercato editoriale, quando gli e-book avranno un peso maggiore? Finora Amazon ha mantenuto una filosofia di apertura, nei confronti di editori e di formati, ma possiamo farci affidamento? Ogni accentramento di potere, a certi livelli, è rischioso. In particolare quando si tratta del futuro della cultura.
di alex il 23 gennaio 2012
A marzo, massimo aprile, debutterà l’agenda digitale italiana. E’ quanto si legge nella bozza del pacchetto Semplificazioni: il governo adotterà entro 60 giorni alcune misure per l’innovazione in Italia. Dirompente mi sembra una misura, in particolare: le comunicazioni e le trasmissioni tra i Comuni di atti e di documenti saranno fatte “esclusivamente in modalità telematica”. Molte altre cose sono piuttosto generiche.
Dal canto nostro, concordiamo con Confidustria su un punto: adottiamo subito misure nemmeno rivoluzionarie e a costo zero, come per esempio imporre a privati e aziende di non far pagare, al pubblico, i canali digitali più di quelli analogici per le stesse pratiche e servizi. I bollettini postali costano di più via internet, perché? Dovrebbe essere il contrario. E qui ci metto anche cose banalissime ma devastanti come i cinema che fanno pagare un sovrapprezzo per la prenotazione via internet.
di alex il 20 gennaio 2012
Ottima inchiesta sul fenomeno illegale delle dimissioni in bianco (se siete tra quei qualunquisti che credono inutili i giornali, leggete questo).
“Con un’unica penna ho firmato la mia assunzione e le mie dimissioni, la speranza e la condanna, sapevo che era un ricatto, sapevo che era illegale, ma avevo due figlie piccole, un mutuo, e il bisogno, disperato, di uno stipendio. Era il 2003: cinque anni dopo, quando mi sono opposto a turni di lavoro disumani, il mio principale dopo mesi di mobbing ha tirato fuori la lettera e ci ha messo la data. Sono stato cacciato, ma in realtà risultavo “dimesso”. E dunque senza possibilità di oppormi, di avere né disoccupazione né altro… Ho impiegato anni per riprendermi, il mio matrimonio è fallito, ho rischiato di perdere la casa. E oggi ancora ne porto i segni”.
E’ la conferma che accettare un’ingiustizia come compromesso ti fa perdere sia il compromesso sia quello per cui avevi accettato il compromesso. Perché le persone non possono essere calpestate senza consegeunze; nemmeno se sono loro stesse ad “accettarlo”: ogni stortura della libertà si rivela contronatura ed esplode in qualche modo.
Le dimissioni in bianco sembrano l’ultima forma di espropriazione di diritti, paradosso della trasformazione in “nuda vita” in un Paese che pure tutela al massimo i lavoratori (assunti). E ricordiamoci che senza diritti sociali anche i diritti politici vanno a ramengo.
Ma la via d’uscitoa è che non è equilibrio stabile la soppressione della nostra libertà. Forse perché, esistenzialisticamente, siamo ontologicamente liberi. E per quanto vogliamo annullarci, per quanto anche a noi a volte la libertà pesa e sarebbe più comodo per tutti non averla, siamo condannati a prendercela sulle spalle.
di alex il 18 gennaio 2012
L’uscita del peraltro ottimo Speak now for Work (corso d’inglese) questa volta è stato accompagnato da un gran numero di post sponsorizzati su vari blog.
A memoria, è la prima volta che un’uscita è pubblicizzata in questo modo così massicciamente. Ne avevo alcune avvisaglie, visto che quest’estate ho ricevuto parecchie richieste di fare post sponsorizzati.
Ora, è senz’altro una buona notizia per la maturazione del mercato. E nei post compare, correttamente, la scritta “post sponsorizzato” alla fine.
Solo un appunto: se cerco Speak now for work ho forse voglia anche di trovare un parere indipendente, ma di fatto sono sommerso dalla pubblicità; e se quei post sono abbastanza lunghi, nello scrolling a video mi appare la scritta “sponsorizzato” solo alla fine. Metterlo in altro, magari nel titolo, è chiedere troppo, eh?
di alex il 13 gennaio 2012
E li vende a Sisvel. Mossa che qualcuno potrebbe intendere come un disimpegno dal settore mobile (quasi nella direzione di un rumor di questi giorni, di un giornalista russo, secondo cui Nokia starebbe per cedere il settore smartphone a Microsoft).
Probabilmente, però, Nokia intende fare solo cassa vendendo i brevetti (di cui conserverà il diritto d’uso, cioè la licenza). Un po’ come quando gli operatori vendono la rete e poi ne pagano l’affitto per continuare a utilizzarla. Al momento Nokia ha bisogno di tutta la liquidità possibile per superare ‘a nuttata.